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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • 1957: UNA COPPA PER L’AFRICA

    La CAN compie sessant’anni.

    Riprendendo il modello della Copa América in Sudamerica, nel febbraio del 1957 si giocava la prima Coppa d’Africa per Nazioni, inizialmente intitolata all’ingegnere Abdelaziz Abdallah Salem, primo presidente della nascitura confederazione calcistica del continente (CAF).

    Subito ha un impatto importante: il Sudafrica è escluso dalla competizione.

    I segregazionisti avevano vinto le elezioni nel 1948 e avevano subito iniziato una politica che sfocerà presto nel tristemente noto regime di apartheid. La CAF aveva intimato al governo di Pretoria che non avrebbe accettato una squadra composta solo in base a giudizi politici e razziali: se accettano, c’è pronta una partita contro l’Etiopia nella prima CAN con sole quattro squadre partecipanti.
    La rigidità del Sudafrica, che fece sapere di non volere cambiare opinioni, comporterà l’esclusione della squadra dalla Coppa.
    Una sospensione che durerà quasi quarant’anni. Un segnale forte, il primo probabilmente a questo livello, visto che il Sudafrica all’epoca non era stato estromesso da altre competizioni sportive, Olimpiadi comprese.

    apartheid
    A partecipare alla prima edizione rimasero così solamente tre squadre.

    Un “anno zero” passato comunque alla storia: da quel momento, con cadenza quasi sempre biennale, sono seguite ben ventinove edizioni – trenta se si conta quella che prenderà il via il 14 gennaio in Gabon. C’è subito un grande problema: i delegati assegnano all’Egitto l’onore di ospitare la competizione, ma la crisi di Suez, con il presidente egiziano Nasser che lo nazionalizza levandolo d’imperio a una compagnia anglo-francese, ferma i campionati. Gli stadi di Al-Ahly e Zamalek, le due squadre più popolari del Paese, si trasformano addirittura in ospedali da campo.

    Terminata l’emergenza, il 10 febbraio 1957 a Khartoum – e non più al Cairo – le nazionali di Egitto e Sudan si affrontano finalmente per la gara di apertura che coincide, in realtà, con una semifinale.

    L’altra non si gioca neppure e l’Etiopia, la cui delegazione ha giocato un ruolo cruciale proprio nell’esclusione del Sudafrica, si ritrova così direttamente in finale. Gli spalti dello stadio municipale sono affollati da 30mila sudanesi, ma sono ancora lontani i tempi del folklore, dei balli e dei cori: stanno tutti disposti ordinatamente in fila come una banda militare, la stessa che compare lungo la linea del fallo laterale accompagnata da un generale con fascia e galloni in bella vista. Dopo ventuno minuti Raafat Ateya segna dal dischetto il primo gol – e pure il primo rigore – della Coppa d’Africa portando avanti i pronipoti dei Faraoni. I padroni di casa pareggiano con Boraî Bashir salvo inchinarsi al definitivo sorpasso propiziato dal centravanti Mohamed Diab Al-Attar.

    Quasi una settimana dopo lo stesso Ad-Diba verga il proprio nome sul tabellino della finale: è lui, protagonista anche dell’atto conclusivo nel 1968 seppur in giacchetta nera e con il fischietto in bocca, a infilare in porta i quattro palloni con cui l’Egitto piega l’Etiopia e solleva la Coppa intitolata al presidente della propria Federcalcio.

    4-0, una superiorità netta in qualche modo certificata anche da una successiva amichevole che la prima squadra campione d’Africa giocherà a maggio contro l’Italia B a Pescara, vinta proprio dagli egiziani per 1-0. Quello di Ad-Diba, venuto a mancare lo scorso 30 dicembre all’età di 89 anni, rimane un record fino al 1970: curiosamente, è nello stesso stadio di Khartoum e ancora contro l’Etiopia che l’ivoriano Laurent Pokou lo eguaglia e addirittura lo supera segnandone ben cinque.
    In compenso nessun altro attaccante, neppure Eto’o o Drogba, riuscirà nell’impresa di andare a rete quattro volte in una finalissima.

    equipe-degypte-1957

    Nonostante la partenza in sordina, il torneo è la conferma che lo sport spesso precorre i tempi della politica: di lì a pochi mesi la decolonizzazione s’addentrerà anche nelle foreste dell’Africa Nera, portando alla sovranità nazionale ben 35 stati e allargando poco a poco il numero delle partecipanti.

    Un processo molto più complicato e pieno di ostacoli, spesso arginati con difficoltà. Mentre, infatti, soprattutto l’Asia e il mondo arabo si sbarazzavano degli invasori europei, il Continente Nero cullava ingenuamente il sogno di emanciparsi grazie al pallone: appena quattro federazioni in rappresentanza di altrettanti Paesi indipendenti (Egitto, Etiopia, Sudafrica e Sudan) partecipano ai lavori del travagliato congresso straordinario della FIFA del 1953 a Parigi che, in mezzo alle schermaglie tra europee e sudamericane, autorizza la formazione delle confederazioni continentali e riconosce all’Africa il diritto a esser rappresentata nel suo comitato esecutivo.
    C’è, tuttavia, da vincere la ritrosia dell’Argentina e di alcune nazioni europee, convinte che gli africani esprimano un calcio di livello inferiore e non abbiano i titoli per sedere a quel tavolo. Il Continente Nero trova tuttavia un insospettabile alleato in una vecchia potenza coloniale come l’Inghilterra, riammessa all’interno della FIFA nell’immediato dopoguerra, oltre agli antimperialisti Paesi del blocco sovietico: con 24 voti a favore e 17 contrari l’Africa mette così piede, rappresentata dal succitato Abdelaziz Abdallah Salem, nella stanza dei bottoni.

    Peccato che all’epoca – dettaglio non di poco conto – non esista la benché minima istituzione in grado di radunare le varie federazioni calcistiche e indire competizioni sotto la propria egida.

    La costituzione di una confederazione africana diviene pertanto uno dei punti all’ordine del giorno di un altro congresso della FIFA, quello di Lisbona nel 1956 che boccia temporaneamente il progetto di Pierre Delaunay di un campionato europeo: i quattro delegati se ne escono con l’idea di organizzare anche un torneo riservato alle rappresentative nazionali. Di lì a pochi mesi, sia la Confederazione Africana di Calcio che l’annesso trofeo vedono la luce, quasi come gemelli: l’assemblea costituente della CAF – i più importanti documenti sono purtroppo andati perduti in un incendio scoppiato nell’originario quartier generale in Sudan – è convocata per l’8 febbraio 1957 a Khartoum, la stessa città che un paio di giorni dopo tiene a battesimo la prima Coppa d’Africa delle nazioni di calcio.

    Simone Pierotti

    Simone Pierotti

    Simone Pierotti, classe 1985, collabora dal 2002 con il giornale Il Tirreno ed è tra i fondatori del quotidiano online Versiliatoday. Laureato in Sports Journalism alla Sheffield Hallam University, è appassionato di calcio e Carnevale e trova nel Torneo di Viareggio, su cui ha scritto un libro come co-autore, il perfetto connubio. Ha pubblicato anche un ebook (in inglese) sulla storia della pallanuoto ai Giochi olimpici. Giornalista pubblicista, fumettista ed (ex) pallanotista.

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