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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • A.S. VELASCA, L’ARTE DEL CALCIO

    Il calcio è cultura, come negli ultimi anni hanno insegnato alcuni addetti ai lavori (in modo a volte ispirato, a volte supponente).

    I fondatori e dirigenti dell’A.S. Velasca – una giovane società dilettantistica milanese che milita nel campionato CSI – hanno alzato la posta in gioco. Arte e pallone, infatti, sono le componenti inscindibili di un progetto che si esprime con stile, energia e coerenza. I calciatori del club corrono, sudano e lottano come qualsiasi altro amatore, ridendo o piangendo al novantesimo minuto. Intorno a loro, però, gravita un ambizioso microcosmo concettuale e visuale.

    Dallo sponsor della maglia alla fascia di capitano, dal tabellone per le sostituzioni alle locandine degli incontri, passando per il relativo bollettino mensile.

    La cura per i dettagli è amorevole. Siamo andati a conoscere meglio il Velasca nella propria sede, incontrando il presidente Wolfgang Natlacen e il vicepresidente Loris Mandelli (nostro interlocutore).

    10Quando e come è nato il Velasca?

    Il club è nato su bozza nell’ottobre del 2014, anche se erano già diversi anni che pensavo a un progetto simile.
    La svolta decisiva è arrivata dopo una chiacchierata con Wolfgang. L’idea di fondere il calcio con l’arte ha entusiasmato subito anche gli altri tre soci fondatori, Marco De Girolamo (direttore sportivo), Karim Khideur (consigliere) e Clément Tournus (amministratore), che hanno sposato la causa con grande passione.
    Reclutato lo staff tecnico per la stagione d’esordio, la difficoltà maggiore è stata il completamento della rosa.

    1“… la Torre Velasca di Milano, troppo ‘strana’ per essere nel centro storico della città, ma affascinante e difficilmente imitabile, un pugno in un occhio del tifoso, bella da far schifo”, recita il vostro manifesto.

    Eravamo alla ricerca di un simbolo moderno della nostra città al quale poterci paragonare e ci è subito venuta in mente.

    Il Daily Telegraph l’ha recentemente inserita nella lista dei palazzi più brutti del mondo, mentre il critico d’arte Philippe Daverio la definisce un capolavoro assoluto.

    È una contraddizione verticale: non credo che esista niente di più simile a noi.
    La Torre Velasca non è altro che l’interpretazione moderna della Torre Filarete del Castello Sforzesco – il simbolo di questa metropoli che cambia – ed è stata costruita sulle rovine di una Milano distrutta e pensata contro i canoni dell’architettura internazionale di quel periodo. Il Velasca sta nascendo proprio ora che Milan e Inter stanno ‘crollando’. In fin dei conti anche noi siamo strani, affascinanti, controcorrente e difficilmente imitabili, proprio come lei.

    Duomo, Castello Sforzesco, Biscione, Croce di San Giorgio: inutile poi sottolineare che i simboli di Milano – dentro e fuori dal calcio – sono strettamente legati al lontano passato.

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    Il Velasca si contraddistingue per un certo taglio cosmopolita: in Italia un’idea del genere poteva nascere solamente a Milano?

    Di certo siamo stati influenzati da due città come Milano e Parigi, che ti fanno dimenticare in alcune circostanze dei confini e delle bandiere. Non credo sia un retaggio del passato; anzi, ritengo che sia un discorso molto più attuale in questo periodo storico.
    Nelle scuole gli studenti stranieri continuano ad aumentare, a conferma che a Milano il mash-up culturale resta una costante e una forza. Ci piace ricordare che abbiamo quattro continenti in rosa.

    9Avete dichiarato la volontà di offrire a Milano una “nuova vera alternativa per i tifosi”: che cosa non vogliono o non possono dare Inter, Milan e le altre squadre cittadine in questo senso?

    Una buona metà dei nostri simpatizzanti capisce poco o nulla di calcio e viene a vedere le nostre partite per il contesto: questa è l’alternativa di cui parliamo. Negli ultimi anni Inter e Milan (e non solo loro) si sono velatamente avvicinate all’arte, ma lo hanno fatto senza anima: si limitano ad attaccare un quadro in una stanza e rivendere la cosa ai tifosi come ‘mostra’. Non credo che il problema sia il portafoglio, indonesiano o cinese che sia; il problema è la scarsa genuinità delle operazioni. E chi parla è un ex abbonato rossonero che, ormai, si diverte più a vedere una partita di periferia che ad andare a San Siro.

    5Qual è la vostra concezione di “calcio genuino” e come si potrebbe coniugare col successo sportivo, eventualmente?

    In Italia l’idea di base in ogni settore prevede che, una volta arrivato a un certo livello, sei costretto a sporcarti, a macchiarti l’identità. Non sono così ingenuo da dire che il paese possa cambiare, ma credo che almeno nel mondo dello sport si possa ancora fare altro.
    Ci sono tante realtà professionistiche costituite da persone davvero preparate e appassionate, che meriterebbero maggior risalto. Non saremo i primi e neanche gli ultimi; ciò che manca è la visibilità nei campionati minori ed è ciò su cui stiamo lavorando nel nostro piccolo.

    6Dirigenti, allenatori, calciatori e tifosi si appellano spesso a imprecisati valori morali ed etici, nel calcio che conta. Quali sono i valori dello sport più sacri per il Velasca?

    Ho sempre considerato un gruppo come una piccola famiglia, sia sul lavoro che nella vita privata e nello sport; non ho mai sopportato chi abbandona una nave che affonda o chi, col passare del tempo, inizia a pensare più a se stesso che al bene comune. Da calciatore ho imparato sulla mia pelle il valore più importante in uno sport di squadra.
    Una frase fatta, retorica, ma che non perderà mai il suo significato:

    il nome scritto davanti alla maglia è più importante di quello scritto dietro.

    3L’allenatore e i calciatori del Velasca condividono le premesse artistiche del progetto? Un bomber da trenta gol a stagione, ma analfabeta e rozzo, può vestire la maglia del club?

    Se conosci un bomber da trenta gol, anche analfabeta, presentacelo! Un aneddoto: a poche ore dall’inizio di una delle nostre prime partite, mi chiama il nostro portiere dell’epoca – Sebastiano – per dire che forse non riusciva a venire poiché in stato di fermo alla stazione dei carabinieri di Lambrate (a causa di un graffito su un muro della zona).

    Non avevamo scelta: l’unica soluzione era andare in commissariato a recuperarlo.
    Così ho chiamato il presidente per risolvere la situazione in caserma; al fischio d’inizio il portiere era regolarmente tra i pali…

    C’è posto per tutti, appassionati di arte e non. Siamo una squadra di calcio normalissima e la componente artistica ci ruota intorno senza invadere troppo il campo. A molti nostri tifosi non interessa il calcio e a molti nostri tesserati non interessa l’arte, ma gli uni apprendono dagli altri. A inizio stagione qualche tifoso non era a conoscenza del fuorigioco, così come molti giocatori non erano a conoscenza di Keith Haring.

    7Chi sono i tifosi del Velasca?

    La nostra fetta di pubblico è davvero ampia. Italia e Francia sono le due nazioni più vicine, ma abbiamo molti sostenitori su internet anche dal Nord Africa e dall’Europa dell’Est; credo sia dovuto a un servizio televisivo della FIFA ritrasmesso in 150 paesi, qualche mese fa.

    Il rapporto più stretto l’abbiamo con chi viene a trovarci al campo: parenti, amici, conoscenti, fornitori, chi frequenta abitualmente la struttura o semplici passanti. Capita spesso a fine partita di andare a mangiare tutti insieme: tifosi, giocatori e staff, una sorta di terzo tempo allargato.

    Il capitolo artistico apre uno scenario nuovo: un appassionato di arte che prende una maglia del Velasca non è paragonabile al tifoso della Juventus che compra la maglia di Giorgio Chiellini allo stadio.
    Noi siamo per la tiratura limitata, per l’esclusività di un oggetto che oggi puoi trovare e domani non più…
    Al Velasca la maglia non è più un qualsiasi indumento sportivo, ma un’autentica opera d’arte da collezionare.

    4Un’impresa edile o una panetteria potrebbero aspirare a comparire sulla maglia del Velasca?

    Se la panetteria produce michette artistiche, possiamo pensarci… Noi in realtà portiamo avanti la nostra idea di sponsor artistico. Il nostro primo (e storico) sponsor è stato un artista francese, Regis Sénèque, che ha deciso di rendere uniche le nostre maglie della stagione 2015-16 con il suo mattone forato. È stato un bellissimo esperimento e continueremo sulla nostra strada a lungo con altri nomi.

    8L’undici artistico ideale del Velasca.

    In porta Regis Sénèque: un ‘muro’, è il caso di dirlo. Giocherei poi con un obsoleto libero davanti al portiere, Banksy: uno difficile da trovare, ma nel caso lui ti trova sempre. Nei difensori centrali ci vuole esperienza: Vincent Van Gogh e Pablo Picasso. Servono terzini intercambiabili, che vadano avanti e indietro: Peter Fischli & David Weiss. Davanti alla difesa Kenro Izu: la sua visione fotografica non gli fa perdere mai il controllo dell’azione.
    Al suo fianco uno che vive la strada e non si tira indietro, se c’è da mettere la gamba: Invader. E, perché no, il nostro nuovo e per ora segreto sponsor artistico, uno che illumina il gioco… Nel calcio moderno non c’è quasi più posto per la boa in attacco, infine: largo allora alla fantasia con due ‘falsos nueves’ come Vasilij Kandinskij e Jackson Pollock.

    asv-3Il Mixtape del Velasca per preparare al meglio un incontro di campionato.

    Roberto Vecchioni – Luci A San Siro.

    Giorgio Gaber – La Ballata Del Cerutti.

    David Bowie – Heroes.

    883 – La Dura Legge Del Gol.

    Pink Floyd – Fearless.

    Foto, inclusa quelle di copertina, ©Andrea Avanzini per MondoFutbol.com

    Angelo Mora

    Angelo Mora

    Una vita professionale a spacciare rock and roll, una vita intera a rincorrere il pallone. Ha intervistato Joe Strummer, gli AC/DC, Lemmy dei Motörhead e tante altre rockstar, ma ha tremato solamente di fronte a Marco Tardelli. Non distingue una salida lavolpiana da una transizione negativa, però si ritiene un grande intenditore di calcio. Proprio come te.

    C’è un commento.

    • Alex Alija Čizmić
      Alex Alija Čizmić
      8 giugno 2016, 14:32

      Speriamo che questa nuova proposta, che rappresenta una macchiolina in un mare di idee che prima o poi si “sporcano”, possa emergere.

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