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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • ALBERT STUIVENBERG, UN EREDE DI VAN GAAL SULLA PANCHINA DEL GENK

    La carriera di allenatore di Albert Stuivenberg è iniziata, a sua insaputa, durante una gita scolastica a Ulvenhout, nel Brabante del Nord. Il nostro, all’epoca 12enne, aveva raggiunto i compagni in serata dopo aver giocato con il Feyenoord il derby di Rotterdam contro i pari categoria dello Sparta. Chi prima arriva meglio alloggia, recita un noto proverbio, e pertanto al giovane Albert toccò il letto che non voleva nessuno, quello più alto in fondo alla camerata.

    Nella notte il tonfo svegliò tutti. Il ragazzo era caduto, battendo il ginocchio sul pavimento. Una botta, niente più. Solo anni dopo, nell’Under-16, i medici scoprirono che gli era saltato un legamento.

    Stuivenberg in campo aveva provato un Vanenburg, ovvero un rapido tocco di palla interno-esterno del piede, e dal ginocchio era partita una prima, lancinante fitta. L’esito fu uno stop di 14 mesi che assomigliava tanto a un addio definitivo.

    Giocai ancora qualche anno,”

    ricorda il diretto interessato,

    ma il mio ginocchio non era più adatto ai ritmi del calcio pro. Haarlem e Telstar furono il massimo che mi concesse.”

    Albert Stuivenberg non ha mai rinunciato al sogno di sfondare nel grande calcio. Semplicemente, lo ha armonizzato alle pieghe degli eventi. Ciò che non poteva più raggiungere da calciatore, avrebbe potuto farlo da allenatore. Una traiettoria iniziata a 21 anni nelle giovanili del Feyenoord e proseguita lungo percorsi non comuni: Emirati Arabi Uniti, Olanda under-17, Manchester United da assistente di Louis van Gaal. Poi, lo scorso dicembre, la prima chance sulla panchina di un club, il Genk, condotto fino ai quarti di finale di Europa League, traguardo mai raggiunto dal club del Limburgo in nessuna competizione europea.

    Se il calcio olandese è in crisi anche a livello di tecnici, specialmente nella sezione nuove proposte, Stuivenberg può rappresentare una delle novità da cui ripartire.

    Non un grande ex-giocatore come Van Bronckhorst, Cocu o Frank de Boer, ma un tecnico formatosi all’interno dei quadri federali, dietro alla scrivania e davanti a una lavagna tattica, studiando e approfondendo. Un tipo alla Van Gaal, con il quale non a caso ha collaborato per anni, prima nella Federcalcio olandese (KNVB), quindi nel già citato biennio in Inghilterra.

    La correttezza impone di evidenziare come quello che si vede oggi a Genk non sia tutta farina del sacco di Stuivenberg, soprattutto in ambito europeo, dove la qualificazione alla fase a eliminazione diretta di Europa League – in un girone non facile comprendente Athletic Bilbao, Sassuolo e Rapid Vienna – è arrivata durante la gestione Maes.

    Tuttavia con l’arrivo dell’olandese la squadra ha cambiato marcia, assumendo un’identità più definita dal punto di vista tattico, come dimostrato dalle sole due sconfitte raccolte in Jupiler Pro League dal cambio di guida tecnica, e dal felice proseguo della campagna europea: 17 i gol realizzati nella fase a gironi, 11 nelle sfide a eliminazione diretta con Astra Giurgiu, Gent e Celta Vigo (partita di andata).

    Ce la siamo giocata contro tutti, sempre,”

    ha dichiarato Stuivenberg dopo il 2-3 in Spagna della scorsa settimana, che lascia i suoi in corsa per le semifinali. In campionato invece non è riuscita l’impresa di rimontare fino al sesto posto per accedere ai play-off scudetto, ma il gap ereditato dalla gestione Maes a dicembre era piuttosto ampio. Senza contare che il mercato di gennaio ha privato la squadra di due pilastri come Ndidi e Bailey, ceduti rispettivamente a Leicester City e Bayer Leverkusen.

    Stuivenberg è un allievo di Van Gaal, dal quale ha ereditato la puntigliosità a livello tattico e organizzativo, nonché la ferma richiesta di disciplina all’interno del gruppo.

    Tatticamente è riconducibile più al Van Gaal degli inizi – fedele al 4-3-3 e ad una proposta calcistica votata all’attacco – che non a quello degli ultimi anni con Olanda e Manchester. In Inghilterra certa stampa alzò un polverone quando scoprì che lo sconosciuto Stuivenberg operava da co-allenatore più che da vice, dirigendo talvolta da solo gli allenamenti e organizzando colloqui individuali con i giocatori.

    Van Gaal è una persona molto diversa da quella che appare in pubblico. Servono competenza e capacità di argomentare le proprie idee; una volta che lui ha capito che la persona davanti a lui possiede tali qualità, lascia molto spazio al confronto.”

    I due si erano incrociati per la prima volta alla KNVB, dove Stuivenberg allenava l’Olanda under-17 con ottimi risultati: semifinali all’Europeo 2008, secondo posto nel 2009, primo nel 2011 e nel 2012.
    Considerata la filosofia societaria focalizzata su giovani e vivaio (“non è vero che non compreremo mai un 28enne” – così il dt Dimitri de Condé – “ma tra un giocatore di 20 e uno di 28 la scelta cadrà sempre il primo”), non avrebbe potuto esserci approdo migliore del Genk per un allenatore abituato a lavorare con i giovani fin dall’età di 21 anni. A 30 Stuivenberg era già a capo del settore giovanile del Feyenoord, quando decise di andare negli Emirati Arabi Uniti per guidare l’under-16 dell’Al Jazira. Un’esperienza fondamentale, che ha modellato il suo approccio.

    Ho imparato ad adattare le mie idee al contesto. Mi ritrovai ragazzi che saltavano gli allenamenti perché a casa arrivava una lavatrice nuova e il padre non avrebbe potuto essere presente al momento della consegna, e un’intera squadra che dieci minuti dopo l’inizio degli esercizi si inginocchiava in campo quando dalla moschea si udiva il muezzin intonare la preghiera. Inizialmente andavo su tutte le furie, poi ho pensato: meglio consumare energie per combattere contro logiche e tradizioni precostituite, o farlo per incanalare e rendere efficaci le mie idee nell’ambiente che mi circonda? È un credo che da quel momento porto sempre con me.”

    Foto di copertina ©VI.nl
    Foto nell’articolo ©LaPresse

    Alec Cordolcini

    Alec Cordolcini

    Autentico riferimento italiano per il calcio olandese (imperdibile in libreria il suo "La Rivoluzione dei Tulipani"), amante del Nord Europa (sogna il sole di mezzanotte di Tromsø), è firma autorevole su La Gazzetta dello Sport, il Guerin Sportivo, Rivista Undici.

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