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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • ALLA SCOPERTA DELL’IRAN

    Lo Stadio Azadi di Tehran venne inaugurato nel 1974 quando la capitale dell’Iran ospitò i Giochi Asiatici: all’epoca aveva una capienza di 120.000 spettatori e si chiamava Aryamehr (Luce degli Ariani) per richiamare l’impero achemenide. Dopo la rivoluzione del 1979 ha assunto il suo nome attuale, che in farsi significa “libertà”, e negli ultimi dieci anni ha subìto una riduzione dei posti a sedere a circa 80.000.

    Ma al di là del numero delle sedute, la capienza dello stadio viene puntualmente sfidata dai numerosi tifosi in almeno due situazioni: quando si gioca il Shahravard, cioè il derby di Tehran tra Persepolis ed Esteghlal, durante il campionato di calcio iraniano; e quando gioca in casa il Team Melli, cioè la Nazionale di calcio dell’Iran.

    Non a torto quando l’Iran gioca in casa, l’Azadi è considerato come uno degli stadi più intimidatori dell’Asia a causa dei cori e dei canti della tifoseria per tutta la durata degli incontri: che si vinca o che si perda, gli ospiti non vedono l’ora che arrivi il fischio finale per prendere il primo aereo e tornare a casa. È stato così per l’Australia nel 1997, quando finì 1-1 all’andata dello spareggio per Francia ’98; ed è andata ugualmente anche per l’Eire nel 2001, che si qualificò al mondiale nippo-coreano pur perdendo 1-0 il ritorno dei playoff.
    Storicamente l’Iran è una delle nazionali più forti del proprio continente, avendo vinto tre volte consecutive la Coppa d’Asia (1968, 1972, 1976) e partecipato a quattro edizioni della Coppa del Mondo (1978, 1998, 2006, 2014). Lo sport iraniano ha dovuto fare i conti con le terribili conseguenze della guerra tra Iran e Iraq, che ha causato morte e distruzione per otto anni: basti pensare che Tehran era inizialmente la candidata ufficiale, oltre a Los Angeles, a ospitare le Olimpiadi del 1984. Già nel 1978 il portiere Nasser Hejazi non potè trasferirsi al Manchester United poiché dalla Federcalcio iraniana nessuno aveva potuto inviare il transfer in Inghilterra: era scoppiata la rivoluzione.

    Gli anni Novanta hanno portato ad una ripresa e un rapido sviluppo del campionato di calcio iraniano, che si è riflettuto con i progressi del Team Melli.

    Sono gli anni in cui emergono Ali Daei, Karim Bagheri, Khodadad Azizi, che andranno a giocare in Bundesliga per poi disputare il mondiale francese, in cui l’Iran otterrà la sua prima vittoria (2-1 contro gli Stati Uniti). Spianeranno la strada in Germania a Mehdi Mahdavikia (otto anni nell’Amburgo, tuttora amato dalla tifoseria), Vahid Hashemian, Ali Karimi detto il “Maradona d’Asia” per i suoi dribbling; in Italia invece ricordiamo Rahman Rezaei, difensore con il vizio del goal che ha vestito le maglie di Perugia, Messina e Livorno.
    Proprio Ali Daei rimane il giocatore più famoso del Team Melli, con 109 reti in 149 gare rimane tutt’oggi il recordman di tutti i tempi di reti in una nazionale: non bisogna dimenticare le quattro reti rifilate alla Corea del Sud nei quarti di finale di Coppa d’Asia 1996 (match terminato 6-2 per gli iraniani). Inoltre è stato il primo giocatore asiatico a partecipare alla UEFA Champions League (con il Bayern): con la maglia dell’Hertha Berlino segnò due reti al Chelsea e una al Milan nella stagione 1999/2000.

    dscn3670Con l’arrivo di Carlos Queiroz sulla panchina persiana, si sta assistendo ad una maggiore disciplina non solo nel gioco ma anche fuori dal campo: come si è visto nel mondiale brasiliano, l’Iran non si affida tanto a dei leader quanto allo spirito di squadra, dove tutti sono importanti ma nessuno ha il posto assicurato. Tranne uno, e naturalmente si tratta del capitano Andranik “Ando” Teymourian: mediano classe 1974, dopo l’esordio al mondiale 2006 è diventato l’idolo di 80 milioni di iraniani e ha giocato in Inghilterra (Bolton, Fulham, Barnsley); attualmente milita in patria nel Machinsazi Tabriz risultando il calciatore più pagato del campionato.

    Ando appartiene all’etnia armena, che rappresenta la comunità cristiana più numerosa del paese: è il primo capitano cristiano dell’Iran, e lo scorso 6 settembre contro la Cina ha raggiunto le 100 presenze in nazionale.

    dscn3657È un Iran molto interessante, con diversi giovani talenti che tra non molto potremmo vedere in Serie A: l’ala Alireza Jahanbakhsh (annata 1993) milita in Eredivisie nell’AZ Alkmaar; la punta ventunenne Sardar Azmoun, detto il “Messi dell’Iran”, e Saeid Ezatollahi (classe 1996, ex giovanili Atletico Madrid), entrambi giocano nel Rostov che ha sfiorato il titolo lo scorso anno in Russia, e che ha eliminato l’Ajax nei preliminari di Champions.

    Foto in copertina e nell’articolo © Bruno Bottaro – MondoFutbol.com

    Saman Javadi

    Saman Javadi

    Blogger italo-iraniano, tifoso di Juventus ed Esteghlal Tehran. Ama l'Iran e l'Italia dalla Storia alla cucina, e ne parla entrambe le lingue.

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