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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • ALTA TENSIONE

    Il calcio, ancora una volta, aveva anticipato tutto.

    Diyarbakır, sud-est della Turchia, 18 maggio 2015: la tranquillità apparente di una partita di pallone viene interrotta così, di colpo. Mancano pochi minuti alla fine del match, i padroni di casa dell’amato storico Diyarbakırspor (o meglio, della squadra che ne ha preso il posto con lo stesso nome) sperano di centrare la promozione in terza divisione. Non è poco, per un club che prima di crollare e di fallire se la giocava con le grandi della Turchia. Il tifo è ancora quello, aspro e al limite della violenza, sempre caldissimo: i rosso-verdi sono ad un passo dalla gloria e vedono la fine dell’umiliante quarta divisione. Così, per un contatto che oggi possiamo tranquillamente definire inesistente, l’arbitro decide di assegnare un calcio di rigore agli ospiti. Il Denizli BB, fino a quel momento in difficoltà, al 90′ ha l’occasione della vita e la coglie, trasformando il penalty. Passano una decina di secondi, e il campo si trasforma in un inferno.
    Una massa indistinta rosso-verde si riversa in campo, lanciando seggiolini, pietre e qualsiasi oggetto a portata di mano. L’obiettivo è chiaro: l’arbitro turco ‘reo’ di aver favorito i rivali turchi.

    Diyarbakirspor vs Denizli BB

    I disordini scoppiati dopo il rigore “fantasma” in Diyarbakirspor- Denizli BB.

    Sì, c’è decisamente qualcosa di diverso da una ‘normale’ protesta per un calcio di rigore. È evidente fin da subito che il calcio sia un pretesto per sfogare un sentimento di rabbia già presente. Diyarbakır è il cuore del Kurdistan turco, zona dotata di una fortissima identità linguistica e di una tradizione difficile da scalfire. Un secolo, l’ultimo, trascorso tra tensioni e spaccature: Diyarbakır – o meglio Amed, come la chiamano i locali – è l’epicentro di tutto questo, la culla di una cultura tanto unica ed affascinante quanto discriminata e combattuta. Una battaglia che, fino a qualche mese fa, si combatteva solo a colpi di parole. Per davvero: l’altra squadra della città, il Diyarbakır BB, ha voluto cambiare nome seguendo l’opinione dei propri tifosi. “Noi chiamiamo la nostra squadra Amedspor“, un coro eloquente che è stato rigettato dalla Federazione turca. Niente Amedspor, almeno per la scorsa stagione. Ma questa storia avrà un altro finale, che scopriremo tra poco.

    Perché quello che è successo a fine maggio nasconde i sintomi dei fatti di cronaca più recenti. È sempre così, in Turchia: calcio e politica si intrecciano, toccandosi e danneggiandosi a vicenda.

    E la rivolta del Diyarbakırspor non poteva che alimentare un senso di malcontento diffuso, in quelle zone del sud-est turco. Isolate, forse arretrate, rimaste così lontane dai progetti faraonici e moderni di Istanbul, Bursa, Ankara e Smirne: quelle promesse mai mantenute sulla creazione di uno stato locale, utopia mai dimenticata dalla gente del posto.

    Il Diyarbakırspor non si sente turco e lancia la proposta-shock: lasciare la Federazione turca e creare una lega curda, con capitale appunto Diyarbakır. Cioè Amed.

    A quel punto interviene l’Amedspor/Diyarbakır BB, l’altro club presente in città e già da tempo in terza divisione, che ammicca ai ‘cugini’ cittadini ma accoglie freddamente la proposta. Qui il calcio prende una via diversa dalla compattezza delle bandiere rosso-giallo-verdi in campo politico: i soldi dei diritti tv che arrivano da Ankara la fanno da padrone, almeno per ora, e l’idea della lega curda resta nel cassetto. Inoltre la Federazione approva finalmente il nome Amedspor Diyarbakır, un’apertura che dà fiducia al club iscritto alla terza divisione. La squadra si isola dagli avvenimenti più recenti e dalla proposta dei cugini del Diyarbakırspor, iniziando subito bene il campionato. 3 punti ottenuti nella prima partita, l’obiettivo è la promozione in seconda divisione.

    Amedspor Diyarbakir

    Amedspor Diyarbakır, adesso si può finalmente dire anche per la federazione turca.

    Sembra tutto perfetto, ma non lo è per niente.

    L’identità curda è forte come non mai, forse finalmente realtà dopo la riconquista di Kobane poco dopo il confine, in Siria. Un assedio che non ha fatto altro che aumentare l’astio curdo nei confronti di una Turchia rimasta ad osservare, almeno secondo l’opinione dei locali che hanno scacciato l’ISIS. Chi si è visto ‘derubare’ la promozione all’ultimo secondo, così, descrive meglio l’attuale momento del sud-est turco. Il Diyarbakırspor naviga in pessime acque e non potrebbe essere altrimenti. La proposta di una scissione calcistica ha anticipato gli eventi storici. Perché nel frattempo la tensione si è spostata nelle strade, con il PKK che ha ripreso in mano le armi. E spara alla polizia, con una serie di attacchi che da agosto ad oggi ha annullato anni di timide aperture governative per riportare un clima sereno nel sud-est del paese. Non era forse possibile: il ricordo di quando Mustafa Kemal Pasa (detto Atatürk) passò da quelle terre, negando di fatto il sogno di uno stato curdo, è ancora vivo. Il Kurdistan resta una provincia, una mera zona di periferia, da cui la Turchia recupera risorse idro-elettriche.

    I lavori per la realizzazione del mega impianto idroelettrico di Ilisu, nel Kurdistan turco

    I lavori per la realizzazione del mega impianto idroelettrico di Ilisu, nel Kurdistan turco, causa di gravi tensioni.

    Le enormi dighe installate dal governo sono ora uno degli obiettivi principali: i caduti iniziano a non fare più notizia, mentre il calcio passa (giustamente) in secondo piano. Il sud-est turco resta isolato, come lo è sempre stato anche nello sport (mai un trionfo nazionale, nemmeno in coppa).

    Amedspor Diyarbakır e Diyarbakırspor sognano da sempre, come la gente locale. Questo è forse il vero problema, quando poi si scopre la realtà.

    Così diversa, ricca di tensioni, conflitti e identità talvolta incompatibili. Turchi e curdi si affrontano di nuovo proprio nel momento in cui sembrava giunta una svolta epocale. Un segnale forte è arrivato dalle ultime elezioni: la sconfitta parziale di Recep Tayyip Erdogan ed il suo partito AKP, con l’HDP (partito pacifico filo-curdo) che è riuscito ad entrare in parlamento guadagnando parecchi voti anche in zone lontanissime, in Turchia. Un’impresa storica, ben più grande delle presenze in Super Lig registrate dal Diyarbakırspor prima di sprofondare nelle serie inferiori. I discorsi calcistici se ne vanno così, in un clima surreale e reso irrespirabile dal riarmo del PKK.

    Il calcio può avere davvero futuro in una zona simile?

    Le speranze di ricchezza alimentate dalle città di Gaziantep, il club più a sud-est dell’intera Süper Lig, sono rappresentate da un nuovo stadio in costruzione che vuole imitare l’Allianz Arena di Monaco di Baviera.

    Gaziantep Arena

    I lavori per la costruzione della mirabolante Gaziantep Arena.

    Per la città che ha regalato al mondo il gusto del baklava il governo non ha badato a spese. Poi c’è il vuoto, società decadute e dimenticate, oppure mantenute in vita da sinergie con il mondo dell’economia. Come il Batman Petrolspor, per cui è previsto un mega-stadio in linea con i progetti faraonici dell’ovest del paese. Tutto OK, se non fosse che nella città che porta il nome del celebre Supereroe ci sia il petrolio, interesse principale a cui il calcio fa solo da sponsor. Addentrandosi nell’area curda c’è l’esempio del Şanlıurfaspor, che si mantiene in seconda divisione grazie a simili aiuti statali. Il progetto GAP (energia elettrica) finanzia il club.
    Diyarbakir

    Le mura medievali di Amed nella provincia orientale di Diyarbakir, appena inserite (luglio 2015) dall’Unesco nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità.

    Proprio lì, dove nascono il Tigri e l’Eufrate, è nata in qualche modo anche la nostra civiltà.

    Zone meravigliose, in cui si stagliano autentiche gemme come le città di Van e Mardin, dove ora non è possibile sognare un futuro migliore attraverso il calcio. E forse, a pensarci bene, non lo è stato mai.

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

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