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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • L’AUSTRALIA ALLA CONFEDERATIONS CUP 2017

    In tre anni si può fare molto e disfare altrettanto.

    Nonostante l’attenzione si sia concentrata sull’atteggiamento degli avversari per il minuto di silenzio per le vittime degli attentati di Londra, l’Australia si deve porre delle domande. Il 3-2 dell’8 giugno ad Adelaide sull’Arabia Saudita – una vittoria poco convincente – lascia degli interrogativi, che però non sembrano avere una risposta immediata.
    Quando Ange Postecoglou arrivò sulla panchina dell’Australia nell’ottobre 2013, gli obiettivi dichiarati erano tre: forgiare una nuova generazione, disputare un Mondiale discreto (senza sogni di ottavi: il girone comprendeva Spagna, Olanda e Cile) e soprattutto prepararsi in vista della Coppa d’Asia del 2015, da disputare in casa.
    A modo suo, Postecoglou ha centrato tutti e tre gli obiettivi: l’età-media della nazionale si è abbassata, con nuovi protagonisti; pur collezionando zero punti, l’Australia ha fatto una figura discreta in Brasile (specie contro l’Olanda) e soprattutto gli Aussies si sono laureati campioni d’Asia per la prima volta, battendo la Corea del Sud in uno Stadium Australia pieno all’inverosimile (76.385 spettatori).

    A due anni e mezzo da quella vittoria, però, sono sorti altri dubbi. Ad esempio sull’attuale generazione di giocatori.
    Quella precedente – la Golden Generation del calcio australiano – ha raggiunto gli ottavi del Mondiale 2006 con Guus Hiddink e aveva delle super-stelle in squadra, come Harry Kewell e Mark Viduka. Assieme a loro, mestieranti dalla grossa caratura (Mark Schwarzer, Brett Emerton, Lucas Neill e Mark Bresciano). Oggi il discorso è diverso: il livello medio è più alto, ma una vera e propria star – riconoscibile anche in Europa – non esiste. O meglio, c’è, ma la carta d’identità di Tim Cahill recita 37 anni e già nel 2006 l’ex centrocampista dell’Everton recitava un ruolo importante nella squadra.

    Oggi l’Australia ha diversi buoni giocatori – Matthew Ryan, Aaron Mooy e Mathew Leckie su tutti –, ma nessuna stella. E con il livello asiatico in crescita, è un problema.

    A questo, si accompagnano le incertezze sul futuro e sulla competitività dell’A-League. Intendiamoci, questa lega è nata nel 2004 ed è cresciuta per attrattiva, proposte di gioco e innovazioni (l’A-League è stata la prima lega a provare la VAR). Le medie-spettatori si sono alzate anche nel 2016-17, così come gli abbonati ai club, ma il processo è lento e graduale, forse meno veloce di quanto il movimento vorrebbe (tanto da aver accantonato, almeno per ora, l’espansione dell’A-League).

    Ciò in parte influisce anche sui risultati continentali. All’alba dell’era Postecoglou, il Western Sydney Wanderers aveva alzato la Champions League asiatica del 2014, eliminando il Guangzhou Evergrande in 180’ e sconfiggendo l’Al-Hilal in finale.
    Oggi, le performance dei club australiani nella competizione continentale fanno riflettere: nell’edizione 2017, Brisbane Roar, Adelaide United e Western Syndey Wanderers sono state tutte eliminate nella fase a gironi (4 vittorie in 18 gare).

    A questo, si aggiunge anche il problema della percezione della nazionale in tutto il paese: proprio quanto accaduto ad Adelaide è un esempio.

    Trentamila spettatori presenti per una gara cruciale, nonostante l’Adelaide Oval potesse contenerne quasi il doppio. Il tutto mentre a Melbourne in 95 mila si ritrovavano per Brasile-Argentina, tanto da far domandare a qualcuno se ci siano rimedi per questa situazione.
    I recenti risultati sembrano quasi l’ultima domanda, ma sono certamente la preoccupazione più immediata. Nessuno metterebbe gli Aussies tra i partecipanti certi al prossimo Mondiale di Russia. L’Australia si prepara ad affrontare la Confederations Cup – inserita in un girone con Germania, Cile e Camerun – a 12 anni dall’ultima volta, quand’era ancora nell’OFC e la Golden Generation era nel pieno della maturità. E quando, forse, le cose sembravano più semplici.

    Foto ©LaPresse

    Gabriele Anello

    Gabriele Anello

    Di passaporto italiano e cuore giapponese, spera in un posto al Mondiale per l'Oceania. Collaboratore di SampNews24 e caporedattore calcio di Crampi Sportivi, gestisce anche i blog Golden Goal: The Blog e #ilpiùgrandespettacolodentroilweekend.

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