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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • IL SOGNO DEL BARCELONA: INTERVISTA AL TECNICO GUILLERMO ALMADA

    Esiste un Barcelona che non gioca al Camp Nou e non ha in rosa Lionel Messi e Luis Suárez. La sua casa è a Guayaquil, in Ecuador, sulla riva destra del Guayas. Lì, nella città che si affaccia sull’Oceano Pacifico, disputa le sue partite la squadra più titolata del Paese e, fino al 2008, anche l’unico club tricolor ad aver raggiunto una finale di Copa Libertadores. Di fronte al mito del River Plate, all’outsider Lanús e al colosso Grêmio, il Barcelona di Guayaquil nelle semifinali della Copa Libertadores 2017 sembra essere la cenerentola. Ma solo sulla carta.
    Lo straordinario percorso, dai gironi fino alle fasi finali, racconta di una squadra solida e temibile, il cui destino è ben descritto dall’inno, il solo a essere trasmesso con regolarità prima di ogni sfida del campionato nazionale:

    Che un castigo colpisca chi non lotta per te!

    Il Barcellona ecuadoriano ha eliminato dalla competizione due delle otto brasiliane in gara, Palmeiras e Santos, quest’ultimo imbattuto nell’attuale edizione della Libertadores. In attesa di capire se lo stesso destino toccherà pure al Grêmio, MondoFutbol ha intervistato in esclusiva il tecnico della squadra, l’uruguaiano Guillermo Almada Alves.

    Il cammino fino alle semifinali di Copa Libertadores è stato lungo, ma ce l’avete fatta. Che emozioni sta provando la squadra in questo momento?

    L’emozione che sentiamo tutti è molto grande. Abbiamo dato un po’ la priorità alla Copa Libertadores per restituire prestigio internazionale alla società. Ovviamente sappiamo che l’impresa è molto difficile: il Grêmio è una squadra piuttosto forte, economicamente potente e soprattutto con ottimi giocatori e una rosa ampia. Noi, con la nostra umiltà, non partiamo favoriti, ma in fondo siamo stati la prima squadra a qualificarci alla fase a eliminazione diretta.

    Ci siamo scontrati con squadre molto forti, sulle quali tutti avrebbero scommesso.

    Abbiamo battuto l’Estudiantes de La Plata a Buenos Aires, così come il Botafogo, che abbiamo superato in Brasile, o i campioni in carica dell’Atlético Nacional.

    Voi non solo siete arrivati fin qui, ma avete anche eliminato due delle squadre più importanti, ossia Palmeiras e Santos. Ora vi tocca il Grêmio. Quali sono le impressioni?

    Chiaramente si prova una grande emozione quando si battono squadre sportivamente ed economicamente forti come Palmeiras e Santos. Continuiamo su questa strada con tanta fiducia, sperando di proseguire sulla scia di quanto fatto finora, mostrando sempre una superiorità calcistica evidente contro la maggior parte delle squadre. Siccome ci troviamo in questa posizione, ora vogliamo di più, e affronteremo il Grêmio sapendo che non siamo i favoriti ma con tutta la voglia del mondo di passare il turno. C’è tanta speranza nella gente: lavoriamo per i tifosi e li vogliamo rendere felici.

    Ciò che ha sorpreso molto la stampa è che, quando lei è arrivato al Barcellona, ha dato subito molta importanza all’alimentazione. Ci può spiegare meglio su cosa avete lavorato?

    Noi ci troviamo ad affrontare squadre con grandi obiettivi e possibilità milionarie. Con il mio staff lavoriamo da due anni nel club e, quando siamo arrivati, abbiamo notato che c’erano tante cose da migliorare e diverse lacune. Per questo abbiamo aggiunto al club un nutrizionista, perché l’aspetto dell’alimentazione per noi è molto importante. I nutrizionisti hanno educato anche le famiglie, a cui abbiamo insegnato come alimentare i giocatori. Questo ha reso più rapidi anche i recuperi. Stiamo continuando su questo percorso, controllando anche la percentuale di massa grassa e di muscoli. Grazie a questi metodi c’è stata un’evoluzione e lo stesso è accaduto con gli allenamenti, che hanno portato miglioramenti sia a livello individuale che collettivo. Questo ci ha aiutato tanto anche in altri ambiti, come la formazione della squadra, la capacità fisica e psicologica, aspetti sui quali abbiamo lavorato a lungo, oltre chiaramente alla parte tattica.

    Quindi si potrebbe dire che il suo segreto e quello del suo successo è stato finora anche l’essere tanto severo ed esigente?

    Noi siamo abbastanza esigenti e legati ai dettagli, non ci piace lasciare nulla al caso. I giocatori hanno capito che le nostre richieste non sono casuali.

    Si tratta di dover affrontare partite molto difficili e quello che prepariamo negli allenamenti è ciò che dopo mostriamo in campo.

    Non c’è altro modo per crescere, se non lavorare e pretendere il massimo.

    Ci è voluto un po’ per migliorare questo aspetto, l’adattamento ha richiesto tempo, però i giocatori lo hanno capito e hanno mostrato convinzione. Non si tratta, infatti, di far adeguare i giocatori, bensì di convincerli e ci si può riuscire solo tramite incontri disciplinari e regolamenti interni. È chiaro che la rigidezza di cui ho parlato è parte fondamentale nel processo di crescita.

    Foto copertina e articolo ©LaPresse
    Foto Almada ©Claro Sports

    Sabrina Uccello

    Sabrina Uccello

    Giornalista pubblicista, laureata in Scienze della Comunicazione. Oggi, tra le altre cose, corrispondente in Italia per Radio Centro (Ecuador). Un occhio in Italia e l'altro in Sudamerica. Il calcio e la scrittura le sue passioni e (per fortuna) il suo lavoro.

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