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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • BAYER LEVERKUSEN, LA “BANDA” DELL’INGEGNERE

    di Roberto Barmbilla (@BobbyBrambo)

    Ripetersi. E magari fare meglio del 2014-2015. In Germania e in Europa. Il Bayer Leverkusen che il 15 agosto ospiterà l’Hoffenheim nella prima giornata di Bundesliga e che il 18 giocherà l’andata dei play off di Champions League contro Lazio, ha davanti una grande sfida, quella di confermare che la strada intrapresa dalla dirigenza dei Vizekusen è quella giusta. Con tanti giovani, un veterano-totem come Kießling e un allenatore, Roger Schmidt, che nel 2014-2015 all’esordio in Bundesliga ha sorpreso tutti per risultati e qualità del gioco.

    Schmidt, lo sconosciuto che ha conquistato Salisburgo

    Se nella primavera del 2007 avessero detto a Roger Schmidt, che qualche anno dopo avrebbe sfidato il Bayern Monaco e il Borussia Dortmund in Bundesliga e affrontato le coppe Europee vi avrebbe guardato un po’ interdetto o al massimo avrebbe riso in maniera sardonica.

    Perchè più o meno otto anni fa l’attuale allenatore del Leverkusen era un ex calciatore, con zero presenze in massima serie, che allenava il Delbrücker SC, una squadra dilettantistica del Nordrhein-Westfalen, dove aveva chiuso la sua carriera da calciatore.

    E per guadagnarsi da vivere faceva l’ingegnere automobilistico alla Benteler, una storica casa che aveva uno stabilimento a Paderborn, dove viveva. Un lavoro che Schmidt avrebbe abbandonato per firmare prima un contratto con il Sportclub Preußen 06 e.V. Münster, club di quarta seria e poi con il Paderborn che milita in Zweite Bundesliga con cui raggiunge il quinto posto a due punti dai play off per la promozione.

    Poi la chiamata-che-cambia-una-vita.

    Arriva dall’Austria ed è quella del Red Bull Salisburgo, società erede del Casino Salisburgo che nel 1994 era stato finalista perdente di Coppa UEFA con l’Inter. A volerlo è un altro tedesco Ralf Rangnick, ex allenatore dello Schalke 04 dal 2012 direttore sportivo dei Tori. Il “matrimonio” tra Schmidt, neodiplomato nel super corso della DFB (insieme tra gli al guru dell’Augsburg Weinzierl) però rischia di naufragare subito, perchè al secondo turno di qualificazione il Red Bull Salisburgo viene eliminata dai lussemburghesi del F91 Differdange, in un ko che molti paragonano a livello di vergogna (calcistica) a quello subito dalla Nazionale contro le Far Oer nel 1990. Nemmeno in patria a Schmidt e ai suoi va meglio, secondi in campionato out nelle semifinali di Coppa d’Austria.

    In altre parole: un mezzo fallimento.

    Quello che però fa ben sperare è il gioco che i salisburghesi esprimono: divertente, offensivo (91 gol in 36 partite) e votato al pressing. Uno spartito suonato da interpreti per lo più giovani (il difensore Hinteregger e l’ala Kampl o l’attaccante senegalese Manè) o da gente, come il bomber spagnolo Jonathan Soriano, pescato nelle retrovie e convinta dalla solidità economica e dalle prospettive del progetto Red Bull.

    Le premesse del 2012-2013 si concretizzano in pieno la stagione successiva.

    Schmidt, dimostratosi un ottimo insegnante di calcio e un oculato gestore di una rosa ampia caratteristica insolita per una squadra austriaca, esce sì dai preliminari di Champions (fuori con i turchi del Fenerbahce), ma fa man bassa in Austria: doppietta Coppa e campionato, con la Tipico Bundesliga stravinta con 18 punti di vantaggio sul Rapid Vienna e 110 gol fatti contro 35 subiti.

    Roger Schmidt - Red Bull Salzburg

    Roger Schmidt e il “Double” con il Red Bull Salzburg

    Quello che però mette in vetrina il Red Bull Salzburg è il cammino in Europa League. Girone vinto e Ajax “scherzato” ai sedicesimi di finale per poi uscire con il Basilea, campione di Svizzera.

    Un’entrata sul palcoscenico europeo passato per il perfezionamento dei meccanismi dell’undici di Schmidt.

    Un sistema di gioco, un 4-2-2-2 che spesso si trasforma in 4-4-2, con alcuni tratti distintivi: l’Angriffpressing, la pressione portata fin nella zona d’attacco, con le due punte Soriano e Alan che vanno per primi a disturbare i due centrali e il Gegenpressing, il “fiato sul collo” dell’avversario dopo aver perso il pallone. In più, oltre all’intensità messa in ogni movimento, la squadra di Schmidt di distingue per l’estrema rapidità in cui va a concludere dopo aver recuperato palla, possibile anche grazie alla qualità degli interpreti (Mane, Soriano, Kampfl, Alan) e all’organizzazione di gioco. Un modo di giocare molto in linea con la nouvelle vague del calcio tedesco inaugurata da Rangnick e percorsa poi da Klopp, che nonostante i difetti (soprattutto a livello di difensivo) sono valsi a Schmidt la stima dei colleghi tra cui Pep Guardiola, “sculacciato” 3-0 in un’amichevole a gennaio 2014.

    “Non avevo mai visto una squadra giocare con tale intensità” sarà il commento dello spagnolo nel post partita.

    Un calcio innovativo che fa entrare l’allenatore di Kierspe anche nell’orbita dei grandi club di Bundesliga. A trovare l’accordo con Schmidt è a maggio 2014 il Bayer Leverkusen, alla ricerca di un tecnico per iniziare un nuovo corso, dopo l’esonero di Sami Hyypia e l’incarico a interim a Sascha Lewandowski.

    Leverkusen: talento più organizzazione uguale quarto posto

    Uberzeugung, convincimento.

    Roger Schmidt, quando parla del suo modo di intendere il calcio, mette sempre o quasi al centro, l’importanza di convincere i suoi giocatori che quello che lui sta proponendo è la soluzione migliore per la squadra. Così aveva fatto a Salisburgo e così fa a Leverkusen. Con una rosa che ha perso un tassello importante Emre Can passato al Liverpool ma che si è rinforzata con una serie Under 23. In difesa Jedvaj e Papadoupoulos presi in prestito rispettivamente da Roma e Schalke04, a centrocampo Karim Bellarabi e Hakan Çalhanoğlu e in attacco lo svizzero Drnic. Oltre al terzino brasiliano Wendell. Una serie di innesti che si vanno ad aggiungere a un gruppo tutt’altro che da buttare via: un buon portiere come il tedesco di origine russa Bernd Leno, i mediani Castro e capitan Lars Bender, i trequartisti Son e Brandt, quest’ultimo classe 1996, e la punta Stefan Kießling, uno che dentro l’area almeno in Bundesliga segna con precisione chirurgica. A mettere insieme i pezzi ci pensa Schmidt. Che ha anche la fortuna di avere una rosa, che comprende anche l’azzurro Giulio Donati, adatta al tipo di gioco che intende proporre e un ambiente, a partire dal direttore sportivo Rudi Völler che crede fermamente in lui.

    A Leverkusen, a capire che si divertiranno, ci impiegano nove secondi.

    Quelli che Bellarabi impiega per infilare alla Signal Iduna Park la porta del Borussia Dortmund alla prima giornata di Bundesliga.

    Sotto il profilo dei concetti il gioco che Schmidt propone con le Aspirine è con poche variazioni quello di Salisburgo.

    Un 4-2-3-1 dai ritmi vertiginosi, con pressing, Gegenpressing e conclusione rapida dell’azione (in media 7 secondi tra recupero e conclusione) dopo aver rubato palla.

    A migliorare rispetto all’avventura austriaca è la qualità dei giocatori in campo, con il mix di classe, velocità e imprevedibilità del trio di trequartisti Bellarabi-Çalhanoğlu-Son (tutti, soprattutto il secondo, dotati di un gran tiro) e l’abilità in area e nel creare gli spazi di Kießling, oltre all’abilità in mezzo al campo di Castro e Bender. Un modo di giocare che porta il Leverkusen al terzo posto della classifica di Bundesliga alla fine del girone d’andata e alla qualificazione per gli ottavi di Champions. Tanti gol fatti (alla fine del campionato saranno 63, peggio solo di Wolfsburg e Bayern Monaco) ma anche qualche “peccato”. Come l’organizzazione difensiva che in alcune giornate, in corrispondenza dell’assenza e dei cali di tensione dell’”equilibratore” Gonzalo Castro tende a concedere spazi (e gol) agli attacchi avversari. O come il ritmo che nonostante la gioventù della rosa non può essere così alto per una stagione intera su tre fronti. E così a volte il gioco e i risultato si sono concessi qualche flessione. Che comunque non impedisce ai Vizekusen di finire quarti in campionato (sfiorando la terza piazza) e di uscire solo ai rigori contro l’Atletico Madrid in Champions League. Un doppio confronto che all’andata ha svelato quello che è il gioco di Schmidt: divertente ma che a volte raccoglie meno di quanto seminato.

    Il 2015-2016 e l’incrocio contro la Lazio

    La qualificazione per il preliminare di Champions ha portato come primo risultato l’allungamento del contratto di Schmidt fino al 2019. Un attestato di fiducia per il tecnico e il mandato di continuare nel progetto di gioco impostato all’esordio. L’allenatore, un tipo non troppo appariscente con i media, maniacale con i suoi giocatori e deciso nel difendere le sue idee calcistiche, ha condotto la sua campagna acquisti insieme a Völler con i soliti criteri: confermiamo chi ha fatto bene (come il greco Papadopoulos riscattato dallo Schalke 04) e prendiamo chi può servire per il nostro gioco. Come il difensore classe 1996 Jonathan Tah, il 23enne centrale brasiliano André Ramalho, “svezzato” da Schmidt ai tempi del Red Bull Salisburgo, e soprattutto Admir Mehmedi e Christoph Kramer.

    Christoph Kramer

    Christoph Kramer con la maglia della Germania Campione del Mondo 2014

    Il primo, svizzero, viene dal Friburgo e dovrebbe aumentare le soluzioni offensive a disposizione dell’allenatore, il secondo, prodotto del vivaio del Leverkusen, campione del mondo 2014 è reduce da due stagioni in prestito al Mönchengladbach alle dipendenze di quel maestro di calcio che è Lucien Favre. Kramer nel nuovo Bayer ha il compito ingrato di non far rimpiangere, insieme a Lars Bender, Gonzalo Castro, voluto da Tuchel per reggere la mediana dei gialloneri di Dortmund.

    E sarà proprio in mediana e nella difesa avversaria dove la Lazio di Pioli potrà trovare le chiavi per battere l’undici di Schmidt.

    Il Leverkusen, concepito per attaccare fa fatica difendere soprattutto a difesa non schierata, ma rischia di diventare incontenibile se alza i ritmi e riesce a mettere sotto pressione l’avversario, rubando palla e ripartendo in velocità secondo i dettami dell’Ingegner Schmidt.

    Roberto Brambilla

    Roberto Brambilla

    Nato a Sesto San Giovanni, quando era ancora la Stalingrado d'Italia, ha diviso le giornate universitarie tra partite di calcio internazionale e ore di tedesco. A distanza di anni ha scoperto che forse gli sono servite entrambe. Sposato alla Bundesliga, la tradisce più o meno regolarmente con il calcio britannico, prova a "cacciare" storie in giro per il mondo che non parlino solo di pallone. Giornalista professionista e autore per MondoFutbol, ha collaborato con il sito di Sky Sport dal 2012 al 2016 e dal 2015 scrive "Avvenire"

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