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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • BEHIND LEICESTER CITY

    Maglia del Leicester City allacciata fino al collo, Barry passeggia per il mercato guardandosi intorno. È lui, anticipandoci, a notare la telecamera. Mani dietro la schiena, si avvicina con il sorriso di chi la sa lunga, quasi curioso di sapere che si dice in questi giorni della sua squadra del cuore.

    Pur avendo aspettato 72 anni il trionfo delle sue Foxes, il successo non sembra avergli dato alla testa, infondendogli piuttosto una serenità difficile da scalfire. Persino quando, di fronte alla prospettiva di una stagione in Champions, Barry ammette che è “fantastico, ma onestamente avremo ben poche possibilità”.

    3 - Barry - WaterAvvicinandosi quasi a voler rivelare un segreto, indica la sua maglietta della scorsa stagione: “Questa, l’ho pagata 4£ in un charity shop”, dice. Poi, con una risata, si beffa di chi è in coda dall’altra parte del mercato per assicurarsi le divise della prossima stagione a tutt’altri prezzi.

    L’attenzione del mondo su di noi durerà forse l’anno prossimo, poi si sposterà su qualcun altro.

    Ascoltate a mente fredda, le parole di Barry riecheggerebbero di puro cinismo. Eppure, davanti ai suoi occhi azzurrissimi e l’espressione sorniona, non si può fare a meno di pensare che ciò che a lui interessa veramente sia il successo di una squadra e, andando oltre, di un’intera città.

    Lo dimostra quando qualche minuto dopo intercetta Singh, barba lunga, turbante e maglia celebrativa del Leicester. Lo chiama a sé per una foto insieme, non prima di averlo punzecchiato:

    Gli asiatici hanno quasi sempre supportato Man United o Arsenal, ora sono saliti sul carro del [Leicester] City!

    Poi, a bassa voce, ci rivela:

    Prima ognuno viveva per conto proprio, ma adesso il calcio sta unendo diverse culture.

    2 - Barry & Singh - WaterNell’abbraccio tra Barry, nato e vissuto in città, e Singh, arrivato dal Punjab, è riassunta la storia recente di Leicester, una città che ha fatto del tema sempre caldo dell’immigrazione uno dei suoi più grandi punti di forza.

    Di fatto, fu l’afflusso d’immigrati a salvare Leicester da un declino graduale dell’industria manifatturiera, che si spostò altrove in Europa. Ce lo racconta Sarah Harrison, membro del Leicester City Council, e il suo tono di voce si fa più entusiasta mentre ripercorre le tappe di un percorso che avrebbe cambiato l’identità della città.

    Leicester doveva reinventarsi, e lo fece grazie a questa fantastica storia di immigrazione.

    A trasformare il volto di Leicester furono soprattutto gli asiatici espulsi dall’Uganda nel 1972, quando il famigerato presidente Idi Amin diede loro 90 giorni di tempo per lasciare il Paese e completare così un progetto di pulizia etnica che, secondo Amin, gli era stato suggerito direttamente da Allah.

    Portarono nuove abilità, una diversa etica lavorativa, fu un contributo eccezionale per la nostra società,

    dice Sarah orgogliosamente, aggiungendo che ciò che qualche anno fa faceva ancora storcere il naso, come una proporzione che vede la popolazione bianca di Leicester in minoranza, oggi viene pienamente riconosciuto. Per capirlo, basta camminare sulla lunga Narborough Road, dove tra shop e ristoranti si incontrano più di venti nazionalità diverse.

    Narborough Road - waterDavanti alla serietà di Sarah, in giacca e tailleur, viene persino difficile spostare l’argomento sul calcio. Ma, sorprendentemente, è lei la prima a farlo:

    Lunedì, quando mi hanno scritto del pareggio del Chelsea, sono scoppiata a piangere.

    Lo dice ridendo, ma il suo viso suggerisce che si ricorderà quel preciso istante per tutta la vita. E così, con la conversazione che passa da Ranieri a Pearson, non è una sorpresa che il luogo dove sceglie di accompagnarci sia la prima storica sede del club.

    A pochi passi dalla Torre dell’Orologio, che troneggia nel centro di Leicester, si snodano le vie dello shopping, le Lanes. Il Silver Arcade ne è parte integrante, ma nasconde un segreto vecchio di un secolo.

    Seguiamo Sarah al terzo piano di un edificio vittoriano, dove il proprietario di DeliFlavour, Andy Ritchie, ci accoglie nel suo regno. Maglie delle Foxes di stagioni passate, ma soprattutto alcune istantanee in bianco e nero.

    Qui è nato il Fosse Football Club,

    svela Andy. La finestra del DeliFlavour che dà sul centro cittadino è la stessa di cent’anni fa.

    deliflavours - wÈ lì che il gruppo di ragazzi che giocava a Filbert Street si riunì per fondare il primo club della città, quello che poi diventerà il Leicester City. Una passione che unisce tante persone, per cui essere “season ticket holder” rappresenta quasi un titolo da aggiungere al documento di identità.

    I’ve got two season tickets under my ass!

    A dirlo è Vicky, la donna dietro a uno dei tanti banconi della frutta del mercato. Le sue parole, difficili da scordare, sono la testimonianza di come il sentimento delle Foxes sia radicato tra i locali.

    4 - Mercato Leicester - WaterFacendoci largo tra varie bancarelle e un fiume di gente, scorgiamo una persona radiosa e dal fare più energico degli altri.

    Cinquantadue anni, Jacyntha è il perfetto ritratto del cuore cosmopolita di Leicester. Nata in Ghana, si è trasferita in Inghilterra circa dieci anni fa, ma qualche giorno prima era in viaggio ad Amsterdam dove, anche lei, ricorda esattamente la serata al pub in cui ha visto il Chelsea regalare il titolo alle sue Foxes.

    In Africa la donna ha lasciato un figlio, che studia e spera di raggiungerla Oltremanica, dove potrà unirsi a lei e Michael, suo marito da due anni.

    Mi hanno accolto come in una famiglia.

    15 - Jacyntha e Michael (back) -waterJacyntha usa parole semplici ma, complice il suo tono di voce, estremamente potenti per ricordare la sua integrazione nella società inglese. In questi anni, è stata testimone della crescita di una città che fino a poco tempo fa “sembrava una pianta morta”.

    Poi è come se Dio l’avesse annaffiata.

    Seppur perfettamente coerente col personaggio, la devozione di Jacyntha ha radici più profonde, che si legano ad un altro dei segreti che vengono sussurrati tra le vie di Leicester.

    I believe it, it’s spiritual!,

    dice, spalancandoci virtualmente le porte della Cattedrale di Leicester. Come lei, sono tante le persone in città a credere che la vittoria del City trovi il suo motivo proprio qui.

    9 - Riccardo III - water

    La lealtà mi vincola,

    recita la lapide di Riccardo III. Dopo che i suoi resti furono ritrovati sotto un parcheggio nel 2013, il “Re Gobbo” descritto meravigliosamente da William Shakespeare fu interrato nella Cattedrale di Leicester nel marzo 2015.

    Il weekend successivo, il Leicester City di Nigel Pearson avrebbe dato il via a quella che in città chiamano il “great escape”, la corsa verso la salvezza. Sollievo e tante battute accompagnarono una coincidenza che, però, a un anno di distanza comincia a sembrare una vera benedizione.

    Tanto che Barry, a 72 anni, può camminare euforico per il mercato in cerca dei giornalisti che assalgono la città. Normalmente, sarebbero stati loro a informarlo sulla sua squadra del cuore. E invece, di questi tempi, è lui a essere parte di quel miracolo sportivo che tutti, forse inutilmente, cercano di capire.

    10 - Riccardo III - water

    Immagini © Bruno Bottaro e Alessandro Bai – MondoFutbol.com

    Testi di Bruno Bottaro (@br1bottaro) e Alessandro Bai (@AleBai20)

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    C’è un commento.

    • Avatar
      StevSode
      13 Gennaio 2020, 9:40

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