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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • TAÇA RÍO 2017, FINALE TRA BOTAFOGO E VASCO DA GAMA

    Domenica prossima O Glorioso Botafogo e O Gigante da Colina Vasco da Gama torneranno a calcare il palcoscenico della finale della Taça Rio, un trofeo che viene assegnato al vincitore del secondo turno del Campionato Carioca.

    In semifinale O Time da Virada ha eliminato il Flamengo nel Clássico dos Milhões (il Derby dei Milioni) soprannome dovuto alle numerose tifoserie che possiedono entrambi i club, mentre il Botafogo ha sconfitto il Fluminense per 3-1 (il gol del Flu è stato realizzato da Richarlison, 7 gol in 9 partite nel 2017, uno dei giocatori più positivi del deludente Brasile U20 che ha partecipato al Sudamericano in Ecuador lo scorso gennaio) nel derby più antico del Paese, denominato Clássico Vovô.

    In finale c’è un solo precedente tra Botafogo (laureatosi campione sette volte) e Vasco da Gama (la squadra più titolata in questo trofeo, con nove successi), che risale al 2012. Quella partita, vinta 3-1 dal Fogão, fu decisa da calciatori conosciuti anche nel Vecchio Continente: i gol del Botafogo portano la firma del Loco Abreu, un giramondo che è passato anche per la Grecia e Israele, e Maicosuel, il cui errore dal dischetto nel ritorno dei preliminari di Champions League contro lo Sporting Braga nel 2012 è costato all’Udinese la qualificazione alla fase a gironi della competizione; l’unica rete del Vasco, invece, porta il nome di Carlos Alberto, campione d’Europa e del Mondo con il Porto di José Mourinho nel 2004.

    Al di là degli uomini presenti in campo in quell’incontro, disputato allo Stadio “Engenhão”, situato a Engenho de Dentro, un quartiere abitato dalla classe media della zona nord di Rio de Janeiro, questo clássico carioca è passato alla storia per la consueta atmosfera di pace che ha unito le tifoserie di entrambe le società. Niente di strano, bensì un rapporto di amicizia che dura dagli Anni Venti del secolo scorso, quando un dirigente del Botafogo, club del ricco quartiere omonimo, mise da parte la sua nobile provenienza e aiutò il Vasco a essere reintegrato nella massima divisione carioca dell’epoca dopo che era stato estromesso per aver schierato giocatori di colore e analfabeti.

    Il Vasco da Gama è sempre stato simbolo di rivoluzione calcistica (e non solo) in Brasile.

    Se il calcio contribuì alla formazione dell’identità del popolo brasiliano sicuramente il Vasco fu un elemento fondamentale in quel processo, fu la squadra che, con la sua filosofia e le sue attività, provò a trasformare il fútbol, allora ancora sport elitario, in un gioco più democratico. E l’aiuto di quel dirigente botafoguense fu una manna dal cielo e l’inizio (forse) dell’unica rivalità della Città Meravigliosa che non è mai sfociata in atti di violenza.

    Perciò è assolutamente normale trovare tifosi di entrambi i club supportare insieme il rivale di turno del nemico comune Flamengo. Oppure vedere la torcida, durante quello che è stato rinominato o Clássico da Amizade (il Derby dell’Amicizia), tifare la propria squadra mischiati nelle tribune. Ed è tantomeno strano che le due società abbiano trovato prontamente una soluzione relativa allo stadio in cui si giocherà la finale della Taça Rio, l’Engenhão menzionato sopra, che nel 2015 è stato intitolato al leggendario terzino sinistro Nílton Santos.

    A marzo, prima del match valevole per la seconda giornata della Taça Rio, un tifoso vascaino dichiarò:

    La differenza tra il derby con il Botafogo e gli altri derby di Rio de Janeiro è il rapporto di rispetto e amicizia tra le tifoserie. Per quelle famiglie a cui piace andare allo stadio ma che hanno paura, questa è la partita perfetta per andare. Io non ho mai visto incidenti, le tifoserie vanno allo stadio insieme.”

    Uniti anche dagli stessi colori sociali, Botafogo e Vasco da Gama, in un continente e un paese fortemente colpiti dalla violenza che circonda il calcio, lanciano un importante messaggio di convivenza, di sana competizione sportiva, sognando un mondo in cui il fútbol possa essere vissuto solo come uno spettacolo.

    Foto ©goal.com

    Alex Alija Čizmić

    Alex Alija Čizmić

    El Jefecito. Mezzo italiano, mezzo bosniaco, ma da sempre innamorato dell'Argentina. Ama tutte le lingue di questa terra, ne frequenta abbastanza e sogna un mondo in cui tutti venerino la fratellanza e la multiculturalità. Forse, MondoFutbol è il posto giusto.

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