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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • BUNDESLIGA 2015-16: CLAUDIO PIZARRO

    di Roberto Brambilla (@BobbyBrambo)

    Ha detto che si diverte ancora e che non pensa al ritiro. E al Werder Brema lo sperano davvero.
    Perchè se Claudio Pizarro gioca così, la palla la vedrà rotolare ancora per molto tempo.
    L’attaccante peruviano, 38 anni a ottobre, nell’ultima giornata di campionato ha messo la sua firma, in triplice copia, sul 4-1 in rimonta dei ragazzi del Weser contro il Bayer Leverkusen.
    Tre reti che sono ossigeno puro per una formazione, quella di Viktor Skrypnyk che lotterà fino all’ultimo, o quasi per non retrocedere e che portano “El Bombardero de los Andes” a quota 10 nella classifica marcatori della Bundesliga.
    Una graduatoria in cui Claudio sta bene.

    Anzi benissimo.

    E non solo in quella stagionale. Con il rendimento del 2015-2016 il centravanti, giocatore in attività con più presenze in Bundesliga, sta scalando la classifica dei migliori bomber di sempre del campionato tedesco.
    Ora con le sue 186 segnature occupa la posizione numero 5, dopo aver recentemente superato Ulf Kirsten, oltre a presidiare con un vantaggio abissale (più di 50 gol) la testa della classifica dei bomber stranieri più prolifici della Bundesliga.


    Reti, tante, che Claudio aveva iniziato a segnare in Europa proprio con la maglia del Werder nel 1999.

    In difesa in quella squadra c’era Viktor Skrypnyk, il suo attuale allenatore e Pizarro, era solo un giovane 21enne acquistato dall‘Alianza Lima, figlio di un alto ufficiale della Marina di Guerra di stanza nella base di Callao, la città dove lo scrittore Mario Vargas Llosa frequentò il collegio militare, un’esperienza raccontata in La ciudad y los perros, il suo romanzo d’esordio.

    Uno, Pizarro, che la porta già la “vedeva”, tanto che 2000-2001 diventerà capocannoniere della Bundesliga, segnando anche gol bellissimi, come quello contro lo Schalke 04, con controllo volante e pallonetto sul portiere, ritenuto da lui, uno delle sue migliori “opere”. In quel biennio nascerà un rapporto intenso, quello con la città e con il club del Weserstadion che non si è mai rotto (Pizarro in una recente intervista a “Marca” definirà Brema uno dei posti in cui sente “a casa”).


    Nemmeno quando Pizarro ha lasciato il Mare del Nord per la Baviera, accasandosi al Bayern e vincendo tutto quello che c’era da vincere, prima tra il 2001 e il 2007 come protagonista, poi dal 2012 al 2015 come riserva di lusso, capace comunque di incidere con pochi minuti sul campo.

    Un giocatore, colonna della Nazionale peruviana, le cui qualità, sia calcistiche che professionali, erano apprezzate da José Mourinho che dopo il primo addio burrascoso con il Bayern (con un’offerta di rinnovo rifiutata e una richiesta di aumento che aveva mandato su tutte le furie Karl-Heinz Rummenigge) l’aveva voluto nell’estate 2007 in Premier League con il Chelsea.


    Un’esperienza fallimentare, soprattutto dopo il licenziamento dello Special One che aveva portato Pizarro prima “in fondo” alla panchina e poi ad andare al suo Werder nel 2008, prima in prestito poi a titolo definitivo, contribuendo alla qualificazione dei suoi alla fase a gironi della Champions League nell’estate 2010.
    E la squadra bianco-verde sarà anche la destinazione, dopo la fine del contratto con il Bayern Monaco a giugno 2015.
    Un ritorno a stagione iniziata (firmerà a settembre da svincolato) e accolto con un po’ di scetticismo, soprattutto lontano da Brema. Più di qualcuno aveva dubbi su un giocatore che soprattutto negli anni di Guardiola, seppur apprezzato dal tecnico, giocava solo pezzi di partita e poco altro. Ogni dubbio sarà spazzato dal peruviano.

    Grande professionalità, buona condizione fisica e tanta qualità, calcistica e caratteriale.

    Per conquistare la squadra in difficoltà ci mette qualche mese, poi ce li avrà tutti in mano, compagni e tifosi.
    Un leader, uno che si allena seriamente e che viene ascoltato i consigli da chi ha meno esperienza di lui.

    Quando Claudio parla, gli altri tacciono. Una frase detta da una persona interna al club ai media tedeschi che spiega la considerazione di cui Pizarro gode nello spogliatoio.

    Dall’ultima giornata del girone d’andata contro l’Eintracht Francoforte non uscirà più dalla formazione titolare.
    E il rendimento sarà da attaccante che lotta per vincere la classifica marcatori. Nove reti nelle ultime otto partite, con il Werder che si aggrappa a lui per rimanere in Bundesliga. Dalle parti del Weser qualcuno comincia a preoccuparsi anche del futuro di Pizarro. Che ha firmato un contratto annuale e che aveva fatto capire che sarebbe rimasto a una sola condizione, la permanenza in massima serie dei biancoverdi.

    Altrimenti sarà ritiro.

    Ora di questa clausola si parla molto di meno e anche appendere le scarpe al chiodo è una possibilità che si sta allontando.

    Mi diverto ancora tantissimo a stare in campo.

    È la frase che ripete a chi gli chiede del suo futuro. E se continuerà così si divertiranno tutti.
    E non solo al “Weserstadion“.

    Roberto Brambilla

    Roberto Brambilla

    Nato a Sesto San Giovanni, quando era ancora la Stalingrado d'Italia, ha diviso le giornate universitarie tra partite di calcio internazionale e ore di tedesco. A distanza di anni ha scoperto che forse gli sono servite entrambe. Sposato alla Bundesliga, la tradisce più o meno regolarmente con il calcio britannico, prova a "cacciare" storie in giro per il mondo che non parlino solo di pallone. Giornalista professionista e autore per MondoFutbol, ha collaborato con il sito di Sky Sport dal 2012 al 2016 e dal 2015 scrive "Avvenire"

    C’è un commento.

    • Bruno Bottaro
      Bruno Bottaro
      8 marzo 2016, 13:48

      Giravano voci di un suo possibile tentativo per il Mondiale del 2018. Io, e il Fútbol, speriamo sia vero 😉

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