Testata giornalistica online

Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • CARDIFF 2017, LA CHAMPIONS LEAGUE A CASA DEL RUGBY

    Fair weather supporters” – tifosi solo quando tutto va bene. Hugh, la mia guida all’interno del Principality Stadium di Cardiff, mi accoglie chiamando così i tifosi di calcio in Galles.

    Qualche anno fa era difficile avere 10,000 spettatori a una partita di calcio – non era un bel colpo d’occhio,” spiega. Si guarda intorno, scrutando le tribune e i 74.500 seggiolini vuoti.

    Ora probabilmente sarebbe tutto esaurito.”

    [La vista dalla tribuna est del Principality Stadium]

    Una predizione che troverà certamente il suo compimento il 3 giugno, quando il Principality ospiterà la finale di Champions League.

    Il mondo dello sport sta cambiando in Galles. Dopo la cavalcata della nazionale agli Europei e la crescita di giocatori del calibro di Bale, Ramsey e Joe Allen il calcio si è preso la ribalta – così come le menti dei tifosi e i discorsi nei pub.

    Hugh è un uomo pratico sulla sessantina, parla in modo sbrigativo, da sopra la spalla. Indossa un cappello col logo della Welsh Rugby Union (WRU, Federazione Gallese di Rugby). Sarebbe facile prenderlo per un tifoso di rugby infastidito, quasi minacciato dalla crescita del calcio. Però i fatti gli danno ragione: la storia sportiva di questo Paese e di questo stadio parlano la lingua del rugby, e il calcio non è che una comparsa.

    [I corridoi che portano agli spogliatoi dello stadio ricordano l’importanza del rugby per il Paese]

    La gente di Cardiff è fiera del Principality Stadium, lo menziona addirittura come uno dei luoghi da non perdere durante una visita in città. Non a torto, forse, perché c’è chi sostiene sia stata una delle costruzioni tecnicamente più difficili del periodo a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo.
    Progettato e costruito tra il 1997 e il 1999, lo stadio è un capolavoro di architettura sportiva e tecnologia: vanta un primato di sostenibilità e un tetto all’avanguardia, richiudibile in 20 minuti – il più grande d’Europa (il secondo al mondo dopo l’AT&T Stadium dei Dallas Cowboys della NFL) e il secondo a essere costruito con questa caratteristica dopo l’Amsterdam ArenA dell’Ajax.

    [Il tetto del Principality Stadium visto dalle poltroncine più alte del terzo anello. Di solito il tetto viene chiuso per ospitare concerti o gare motociclistiche. Per questa funzione, il manto erboso è costruito su un sistema di paletti rimovibili]

    La complessità dello stadio deriva dal fatto che si trova in pieno centro e a ridosso del fiume Taf, dove lo spazio per costruire era piuttosto limitato. Gli architetti dovettero poi fare i conti con il Cardiff Rugby Football Club, la squadra di rugby della città il cui stadio, il Cardiff Arms Park, sorge pochi metri a nord del vecchio National Stadium, demolito e sostituito proprio dal più avveniristico Principality.

    [Per ovviare al poco spazio a disposizione, il terzo anello dello stadio è stato costruito con una pendenza del 44%, il massimo consentito dalla legge]

    In fase di costruzione, il Cardiff RFC si rifiutò di abbandonare il proprio stadio per permettere la realizzazione di quello nuovo adiacente, chiedendo perfino che le gru non pendessero sopra il suo campo – per questi motivi, il completamento del progetto risultò molto difficile, e la tribuna nord del National Stadium non potè mai essere abbattuta e ricostruita.

    [Il “Cardiff fault”: il Principality Stadium non è formato da anelli perfetti. La tribuna nord del vecchio National Stadium non fu mai abbattuta, e rimane quella originale del 1962]

    In due decenni, l’impianto è già al secondo cambio di nome: originariamente chiamato Millennium Stadium, dal 2015 ha preso il nome Principality Stadium per un contratto di sponsorizzazione da parte dell’impresa edilizia omonima. Per la finale di Cardiff 2017 verrà chiamato National Stadium of Wales: le regole UEFA non permettono di avere uno sponsor nel nome dello stadio per la finale.

    [Lo stemma della Welsh Rugby Union e le maglie della nazionale di rugby in uno degli spogliatoi. Gli spogliatoi dello stadio divennero famosi per una presunta maledizione allo spogliatoio ospiti: nelle prime 12 partite disputate vinse solo chi utilizzava lo spogliatoio dei padroni di casa]

    Tutto all’interno dello stadio, prima che comincino i lavori per la finale, parla la lingua del rugby: video, foto, coppe, placche, campo.

    La stessa storia dello stadio si intreccia alla storia della palla ovale: il Millennium fu costruito per diventare un tempio del rugby – per il Mondiale di Rugby del 1999 – ed è anche di proprietà della Welsh Rugby Union. Qui sono stati giocati tre mondiali di rugby e innumerevoli partite del Sei Nazioni.
    D’altra parte, anche il calcio ha i suoi ricordi in questo stadio. A livello di club, ha ospitato sei finali di FA Cup, giocate qui solo perché Wembley era in ristrutturazione, e un’amichevole Parma-Barcellona nell’estate 2004, in cui Sébastian Frey disse, “è uno stadio stupendo, probabilmente uno dei migliori al mondo.

    [La vista alla fine del percorso che conduce dagli spogliatoi al campo]

    Il Principality ha poi ospitato la nazionale tra il 2001 e il 2011, in un periodo povero di risultati o pubblico – poi il Galles scelse di giocare al più piccolo Cardiff City Stadium per tentare di riempirlo.
    L’ultima partita di rilievo internazionale fu un Corea del Sud-Giappone 2-0 del 10 agosto 2012, finale per il terzo posto del torneo di calcio delle Olimpiadi di Londra, decisa dai gol di Park Chu-young e Koo Ja-cheol.
    La Champions League sbarca in uno stadio in cui il calcio arriva quasi in punta di piedi, giocando fuori casa, nel tempio della palla ovale. Per la gente di Cardiff è un segnale, come se il calcio si stesse impossessando degli spazi prima riservati esclusivamente al rugby.
    Tuttavia gli appassionati di rugby come Hugh, la mia guida, non hanno dubbi – si tratta solo di un prestito temporaneo, poi il calcio tornerà al Cardiff City Stadium – il Ct del Galles Chris Coleman ha già ribadito che la nazionale giocherà lì, non al Principality.
    Hugh vive questo momento come una fastidiosa interruzione nella lunga unione tra rugby e Galles, dovuta alle luci della ribalta e ai “fair weather supporters”. Uscendo mostra una foto.

    [La prima squadra di rugby del Galles, in una partita contro l’Inghilterra del 1881]

    Per quella partita il Galles non aveva nemmeno 15 uomini. Erano in 13 e dovettero chiedere a gente per strada se gli andava di giocare. Poi il rugby si è diffuso nelle valli e nel Sud del Paese, ed è diventato lo sport nazionale.”

    racconta Hugh.

    Fa una pausa, e poi si gira e mentre si incammina verso l’uscita mi dice sbrigativamente, da sopra la spalla: “E lo è ancora.

    Foto di copertina ©Flickr user Ihouharane
    Foto nel testo ©Alessio Perrone

    Alessio Perrone

    Alessio Perrone

    Alessio Perrone è un giornalista italiano che collabora con MondoFutbol da giugno 2016. Ha studiato alla Cardiff School of Journalism e vive in Regno Unito, dove cerca storie e persone dimenticate dai mass media.

    Commenta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Send this to a friend

    NEWSLETTER

    Video, reportage e documenti inediti da tutto il mondo. Calcio internazionale, società e cultura.

    Perché “chi sa solo di calcio, non sa nulla di calcio” (José Mourinho)


  • (visualizza la policy)