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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • CARLOS QUEIROZ, UN MAESTRO IN IRAN

    Carlos Manuel Brito Leal Queiroz: è un portoghese, il nuovo re di Persia.

    E si è confermato anche in questo 2016, sicuramente da incorniciare per il Team Melli, come viene chiamata in patria la nazionale di calcio dell’Iran: su 10 partite ufficiali, gli asiatici hanno ottenuto 8 vittorie e 2 pareggi, proseguendo la striscia positiva dell’anno precedente, e rimanendo imbattuti dal 31 marzo 2015 (amichevole persa 3-1 contro la Svezia di Zlatan Ibrahimović).

    Due i principali comandamenti della gestione Queiroz. Disciplina e spirito di gruppo, riscontrabili sia durante le partite sia fuori dai campi da calcio.

    Nato in Mozambico (all’epoca colonia del Portogallo), Carlos Queiroz aveva già un curriculum di tutto rispetto quando ha preso le redini dell’Iran, nel 2011. Le sue capacità di scopritore di talenti e di uomo capace di fare gruppo le aveva dimostrate fin dall’inizio della sua carriera, guidando l’Under 20 lusitana alla vittoria di due mondiali di categoria nel 1989 e nel 1991: per intenderci, era la generazione dei vari Paulo Sousa, Fernando Couto, Luis Figo, Rui Costa, che avrebbe formato subito dopo la nazionale maggiore guidata dallo stesso CT.

    Nel 2011 l’Iran, era reduce dall’eliminazione ai quarti di finale in Coppa d’Asia ad opera della Corea del Sud (1-0 ai supplementari) e dalla mancata qualificazione al mondiale sudafricano. Al di fuori dell’ambito sportivo, il paese mediorientale era nel pieno di una crisi economica a causa delle sanzioni delle Nazioni Unite.

    Continui rifiuti alle richieste di cooperazione tra federcalcio (amichevoli, ritiri), difficoltà nell’ottenimento del visto per i giocatori e lo staff, mancanza di fondi e difficoltà nel reperimento di sponsor a causa delle restrizioni bancarie internazionali. Nessun tecnico occidentale avrebbe desiderato lavorare in quelle condizioni

    Queiroz era stato l’ascoltatissimo allenatore di campo del Manchester United di Alex Ferguson e aveva avuto una chance nel Real Madrid. Eppure ha accettato la sfida, ottenendo risultati se non miracolosi, almeno oltre ogni aspettativa. Per comprendere bene il suo lavoro è necessario focalizzarsi su tre scelte che sono risultate vincenti.

    Primo, la ricerca di giocatori iraniani nati o cresciuti al di fuori dell’Iran; secondo, il mancato coinvolgimento con gli affari della federcalcio e della lega calcio iraniane; terzo, un continuo rinnovamento della selezione, che non ammette l’esistenza di “senatori” che finiscono per orientare lo spogliatoio.

    Osserviamo nei dettagli la sua gestione.
    Prima dell’arrivo di Queiroz, la selezione iraniana era formata esclusivamente da iraniani nati in patria, che militavano nel campionato nazionale o all’estero. Il primo giocatore del Team Melli nato e cresciuto all’estero fu il tedesco-iraniano Fereydoon Zandi, che venne convocato dal CT Branko Ivankovic per i Mondiali di Germania 2006, e successivamente disputò la Coppa d’Asia 2007.
    La prima mossa di Queiroz è stata recuperare quei calciatori convocabili, secondo le norme FIFA, in Iran. Spesso non sapevano parlare persiano o non avevano mai visitato il paese: ad esempio il portiere tedesco Daniel Davari e il difensore Steven Mehrdad Beitashour, impiegati nelle qualificazioni a Brasile 2014, convocati senza però giocare, e successivamente dimenticati. In altri casi, si trattava di giocatori nati in Iran e trasferitisi in Europa da bambini, come Ashkan Dejagah e Reza Ghoochannejhad, due assi portanti della squadra: entrambi sono diventati punti fermi della nazionale e idoli dei tifosi.


    Sebbene Queiroz abbia diverse volte annunciato di abbandonare il Team Melli – e almeno quattro volte le lettere di dimissioni sono state effettivamente presentate – e sia entrato in pesanti polemiche con la federcalcio iraniana, ha sempre evitato ogni coinvolgimento in ciò che non riguardava strettamente il proprio ruolo di commissario tecnico. A differenza dei suoi predecessori (iraniani e non), che si prestavano spesso alle apparizioni nella TV iraniana o si legavano a personaggi influenti del football nazionale, stabilendo così legami con i vertici della lega calcio. Per questo motivo, alcuni allenatori iraniani non hanno nascosto la scarsa simpatia nei suoi confronti, lanciandosi in attacchi diretti sui media, accusandolo di non lavorare o di non tenere alla causa della nazionale. Talvolta si è trattato di attacchi provenienti da allenatori che ambiscono al suo posto, in altri casi invece erano risentimenti di personalità abituate ad essere consultate dai precedenti allenatori stranieri. Periodicamente, infatti, partono le filippiche dell’ex CT iraniano Mohammad Mayeli-Kohan

    Dov’è Queiroz? Perché si fa vedere in Iran solo in vista delle partite?”

    La risposta, semplice anzichenò, è che in realtà, spesso e volentieri, il tecnico portoghese aveva organizzato ritiri e amichevoli (non senza fatica), puntualmente annullate per mancanza di fondi o forfait all’ultimo minuto delle altre nazionali. Queste grosse difficoltà sono state ricordate da Queiroz nel corso del ritiro di due settimane dell’Iran in Italia nell’agosto 2016 – passato inosservato ai più – e per questo motivo il tecnico portoghese ha ringraziato l’Italia per aver messo a disposizione il centro tecnico di Coverciano (uno dei più avanzati nel mondo del calcio) e aver organizzato le amichevoli con una selezione giovanile dell’Italia e con la SPAL (dove ha incontrato anche MondoFutbol).

    carlos_queiroz_mfCon Queiroz, è aumentata anche la professionalità del giocatore iraniano che arriva in nazionale. Chi sgarra si mette fuori da solo, coi suoi comportamenti. Il rispetto per il gruppo, viene prima di tutto.

    Ne sanno qualcosa il portiere Mehdi Rahmati e il difensore Hadi Aghili, esclusi dall’Iran dal 2013 dopo aver lasciato il ritiro alla notizia che non avrebbero giocato da titolari in un match. I media locali e anche alcuni dirigenti federali hanno provato a mediare, ma il CT è stato irremovibile. L’impressione è che Queiroz abbia capito che, in Iran, era netta la differenza tra i “senatori” e gli altri componenti della nazionale, e così abbia provveduto personalmente a intervenire a gamba tesa. Se nel cammino brasiliano l’unica certezza era l’allora capitano Javad Nekounam, nella strada per Russia 2018 pare che nessuno possa definirsi titolare. Prima delle partite con Papua Nuova Guinea e Siria, infatti, sono stati lasciati a casa il capitano Andranik Teymourian e il portiere Alireza Haghighi.
    Il primo precedentemente era partito dalla panchina al rientro da un infortunio, il secondo è diventato riserva dopo essere rimasto svincolato da qualche mese. Scelte che forse verranno comprese appieno solo in seguito, ma che rendono bene l’idea del Queiroz-pensiero.

    FBL-WC2014-FRIENDLY-IRI-BLRIl merito dei progressi dell’Iran negli ultimi 5 anni è certamente ascrivibile al tecnico portoghese, che ha avuto anche la bravura di aver costruito uno staff che lavora tanto e, soprattutto, lavora insieme: ognuno ha compiti precisi.

    Dall’inizio dell’era QueirozDan Gaspar non è solo l’allenatore dei portieri, ma innanzitutto il loro docente, anche perché da vent’anni dirige la Star Goalkeeper Academy in Connecticut, negli Stati Uniti. Oltre che con Queiroz, ha lavorato con Luiz Felipe Scolari e José Antonio Camacho quando erano in Portogallo alla guida dei club o della Seleção; ha seguito diverse rappresentative nazionali degli Stati Uniti prima di andare anche in Giappone e Sudafrica. È soprattutto merito suo se oggi i portieri iraniani sono diventati più affidabili rispetto al passato: Alireza Haghighi e Sosha Makani sono stati ingaggiati in team europei, Alireza Beiranvand non ha subìto alcuna rete nelle prime quattro partite di qualificazione a Russia 2018.

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    L’iraniano-americano Omid Namazi è stato all’inizio il collante tra Queiroz e la realtà persiana, forte della sua conoscenza della cultura locale e della propria esperienza di giocatore e tecnico negli Stati Uniti. Venne chiamato mentre lavorava per il club iraniano Steel Azin, ricoprendo l’incarico di assistente allenatore del Team Melli per tre anni e mezzo, prima di tornare in America per guidare le selezioni giovanili.
    Qualche mese prima di Brasile 2014, il mitologico ex centrocampista Oceano ha raggiunto Queiroz, suo allenatore sia nel Portogallo (di cui era capitano), sia nello Sporting Lisbona. È subentrato al connazionale Antonio Simões, che aveva lasciato l’incarico per motivi familiari, dopo aver accompagnato per tre anni il Team Melli nella qualificazione al mondiale sudamericano. Oceano spesso appare come osservatore dei calciatori iraniani in diversi match del campionato nazionale o esteri, redige relazioni ed è pronto a scovare nuovi talenti, appena annusa la possibilità di qualche parentela originaria dell’ex Persia.

    Un altro elemento importante dello staff tecnico è Markar Aghajanyan, tecnico iraniano di etnia armena: assistente di Queiroz fin dal 2011, ha contribuito a far ambientare il CT portoghese nella realtà iraniana. Da ultimo si è aggiunto anche l’ex bandiera Javad Nekounam.

    Non va nemmeno sottovalutato il fatto che il commissario tecnico abbia portato con sé dall’estero, non senza le solite critiche di parte della stampa locale, anche un fisioterapista, l’argentino Diego Giacchino, che ha in carico i giocatori iraniani dal ritiro pre-Brasile, dove ha preso il posto del brasiliano Bruno Mazziotti. L’aspetto pacato di Carlos Queiroz nasconde il suo temperamento passionale, che è emerso in particolare in tre match. I fan iraniani ricordano divertiti il gesto (eloquente e non esattamente ispirato alla simpatia e all’amicizia) al tecnico sudcoreano Choi Kang-Hee al termine dell’1-0 a Ulsan, epilogo di settimane di provocazioni a mezzo stampa.

    Era invece rabbia quella mostrata dopo la sconfitta in pieno recupero contro l’Argentina (golazo di Messi) per l’arbitraggio del serbo Milorad Mazic, reo di non aver concesso un rigore su Dejagah e di essere stato troppo tollerante verso gli argentini.
    E sempre contro un arbitro, Benjamin Williams, si sfogò dopo la sconfitta ai rigori contro l’Iraq in Coppa d’Asia, nel 2015: il direttore di gara australiano aveva espulso Pouladi poco prima dell’intervallo, così il Team Melli giocò 75 minuti in dieci uomini prima dei tiri dal dischetto. E come si può notare dai video, a trattenere il mister dopo la fine del primo tempo fu il numero 10 iraniano, Karim Ansarifard.

    Carlos Queiroz

    Rigore, carisma, passione.

    Carlos Queiroz ha cambiato la storia del calcio persiano, e probabilmente non abbiamo ancora visto tutto.

    Saman Javadi

    Saman Javadi

    Blogger italo-iraniano, tifoso di Juventus ed Esteghlal Tehran. Ama l'Iran e l'Italia dalla Storia alla cucina, e ne parla entrambe le lingue.

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