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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • CENGIZ ÜNDER, IL RAGAZZO DI NOME OCEANO

    İyi birey, iyi vatandaş, iyi futbolcu.

    Buona persona, buon cittadino, buon calciatore” è lo slogan stampato sulla statua di Sait Bey, il “Signor Sait”, scultura di un uomo che calcia un pallone, visibile a chiunque esca dalla stazione di Alsancak a Smirne. Attraversando la strada lo avrà letto centinaia di volte Cengiz Ünder, centrocampista offensivo della Roma, autore del suo primo gol in Serie A, decisivo nella vittoria dei giallorossi con il Verona. In estate era stato il secondo turco a raggiungere la Serie A, dopo il rossonero Hakan Çalhanoğlu, cittadino della Mezzaluna cresciuto in Germania. Una differenza non da poco con Ünder, che è invece il primo prodotto di un’originale scuola di talenti dell’Asia Minore. La storia di Cengiz Ünder inizia sull’Egeo, da un progetto che dal suo passaggio alla Roma (una cifra tra 13 e 15 milioni al Başakşehir) incassa una somma attorno ai 4 milioni di premi. Si tratta dell’Altınordu, club che si era tenuto una consistente percentuale su un’eventuale rivendita del gioiello classe ’97. Quella cifra verrà completamente reinvestita nel vivaio, seguendo le idee di Sait Bey.

    Buona persona, buon cittadino, buon calciatore“, lo ripete come un mantra Seyit Mehmet Özkan, attuale presidente dell’Altınordu, società che fa della formazione di talenti locali la sua missione. È del 2015 la notizia del gemellaggio con l’Athletic Club di Bilbao, avvenuto in occasione dell’Izmir U12 Cup del 2015, prestigiosa kermesse giovanile organizzata proprio dai rosso-blu di Smirne.

    La filosofia è quella di Sait Bey, l’uomo che nel 1934 scelse di prendere il cognome dalla squadra in cui giocava. Lo avrebbe fatto per 27 anni da calciatore, e poi fino alla morte da allenatore/dirigente, lasciando in eredità le sue idee. Nonostante la lontananza dalle categorie più alte del calcio turco, il club ha continuato a seguire la strada tracciata dal mentore Sait Altınordu. Negli ultimi vent’anni questo sforzo si è tradotto in investimenti nello scouting, effettuato soprattutto nell’area dell’Egeo, un’attività che ha lentamente portato il club in seconda divisione senza spendere soldi nel calderone del calciomercato. Il resto lo ha fatto la costruzione di strutture di allenamento all’avanguardia, attraendo pian piano i migliori maestri dell’Asia Minore. Cengiz Ünder è questo, il fiore all’occhiello del sistema Altınordu, oltre che un ragazzo tranquillo dal nome ingombrante.

    Cengiz infatti deriva dal turco antico: il suo significato originale è “Oceano”. Oggi significa “Imbattibile”. Si pronuncia “Genghís”, il nome del più celebre condottiero Khan che partì dalla Mongolia per conquistare il mondo occidentale.

    La carriera di Ünder, che vanta già presenze altisonanti (ha esordito in Nazionale maggiore da poco, andando subito in gol) è però stata costruita passo dopo passo, senza eccessi. Cengiz è partito dai campi di Buca, periferia est di Smirne, gli stessi terreni da gioco calcati da un ex romanista, Salih Uçan.

    [Il primo campo su cui ha giocato Cengiz Ünder, a Buca, quartiere nella periferia est di Smirne.]

    A differenza del #48 di Marmaris il giovane Cengiz, molto meno avvezzo a giocate talentuose e ricami da trequartista, conquista subito gli osservatori “rivali” dell’Altınordu grazie alla sua disciplina. Costante e ordinato, rientra in difesa a coprire quando è necessario per la squadra. Così, già in giovane età, Cengiz lascia Buca per essere formato nelle strutture più avanzate di Smirne, quelle rosso-blu. È la scelta giusta, e non sarà la prima per Ünder, che dopo l’esordio in seconda divisione passa al Başakşehir per 700mila euro. Ci sarà anche quella percentuale, ricordata in precedenza, su un’eventuale cessione.

    L’Altınordu ci credeva, ed era come se sapesse cosa sarebbe accaduto nei mesi successivi.

    L’impatto a Istanbul di Cengiz è infatti ottimo. Si ritrova immediatamente catapultato nei preliminari di Europa League e il suo esordio ufficiale avviene a Rijeka, sotto gli occhi di MondoFutbol.

    Il primo guizzo del numero 17 si merita subito un paio di righe sul taccuino: da debuttante, scarta un avversario, s’invola verso la porta e stampa il pallone sul portiere. Il ragazzo di Smirne mostra soprattutto, in un momento chiave del match, di avere la lucidità necessaria per aiutare i compagni. Partita dopo partita, una caratteristica emergerà più delle altre.

    Cengiz compie spesso le scelte giuste, un aspetto mai abbastanza sottolineato della sua prima e unica stagione in Süper Lig.

    Mette a segno, da titolare, gol e assist in momenti determinanti, risultando decisivo in entrambi i derby contro il Beşiktaş e tenendo viva la corsa per il titolo. Manda in panchina i più quotati Doka Madureira e Stefano Napoleoni, apprende con umiltà da giocatori esperti come Emmanuel Adebayor ed Emre Belözoğlu, e nel suo ruolo si coordina quasi alla perfezione con Edin Višća, la migliore ala del campionato. Tutto avviene sotto gli occhi di Abdullah Avcı, allenatore che apprezza il lavoro difensivo e che ha costruito una piccola macchina da gioco, senz’altro la più interessante storia turca della stagione 2016/2017.

    Con umiltà Cengiz è arrivato dove molti altri suoi connazionali avevano fallito. Ha dimostrato di saper migliorare le proprie caratteristiche, che lo allontanano da quel Paulo Dybala con cui condivide una curiosa somiglianza nei lineamenti del volto e nella struttura fisica. In comune con il talento di Laguna Larga il ’97 di Smirne possiede un baricentro basso e uno scatto bruciante, ma per il resto finalizzazione (11 gol tra campionato, coppa e partite in Nazionale) e dribbling non sono gli aspetti più rimarchevoli nel repertorio di Cengiz, che gioca molto più lontano dalla porta. E che compensa le doti tecniche, buone ma non straordinarie, con una mentalità differente, quella della scuola Altınordu. A Smirne sorridono, i primi frutti stanno arrivando: da Çağlar Söyüncü (1996, difensore ora al Friburgo) al portiere/ex-centrocampista Berke Özer (2000), passando appunto per Ünder (1997), il futuro è nelle mani dei prodotti dell’accademia. Proprio come avrebbe voluto Sait Bey.

    Lavora bene, è una persona con tante qualità,

    riferisce il suo tecnico Abdullah Avcı, evidenziando l’uomo che si nasconde dietro al calciatore. Ha sicuramente preso nota anche di questo, Ramón Rodríguez Verdejo detto Monchi, direttore sportivo della Roma, quando l’ha cercato. Sapeva, forse, che anche l’impatto con l’ambiente giallorosso e con la Capitale avrebbe avuto bisogno di tempo. Mesi con pochi minuti e tante panchine per il turco, che ha fatto fatica a inserirsi nelle rotazioni di Eusebio Di Francesco. Poi dalla seconda metà di gennaio, quando su di lui si rincorrevano voci di mercato, ecco tre maglie da titolare consecutive e quel gol a Verona, una rete pesante che ha portato tre punti preziosi alla Roma.

    E che rappresenta un nuovo inizio, per il ragazzo di nome Oceano.

    Foto di copertina ©LaPresse
    Foto scattate a Smirne e Rijeka nell’articolo ©Bruno Bottaro – MondoFutbol.com
    Foto di Cengiz Ünder nell’articolo ©Anadolu Ajansi

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

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