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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • CIPRO: ABBATTERE IL MURO CON UN PALLONE

    Chissà quanti pensieri passano per la testa di una persona in 41 anni.

    Pentadaktylos simaia -750x347(Le montagne Pentadaktylos, simbolo dei turco-ciprioti.)

    Sull’isola di Cipro ne è trascorso di tempo, da quella traumatica divisione che ancora scandisce le vite di chi vive a Nicosia, dove la buffer-zone permette di far comunicare due parti della stessa faccia. Due identità forti, contrapposte, troppo spesso divise tra ciò che è greco e ciò che è turco.

    Come la mela narrata da Omero, che secondo la mitologia causò curiosamente proprio una delle prime guerre del Mar Egeo, Cipro è stata una delle questioni irrisolte del ventesimo secolo.
    Contesa, divisa, spezzata in due.

    Cyprus - buffer zone - football(Una delle porte della buffer-zone. Messaggi in inglese, greco e turco: accesso vietato)

    Il calcio non ha fatto eccezione. Dal momento in cui l’isola è stata divisa non c’è stato modo di istituire un campionato nazionale, qualcosa che avrebbe forse contribuito a diffondere l’idea che, in fondo, Cipro è una cosa sola. Per la UEFA e per la FIFA la questione è stata risolta con un compromesso a vantaggio del campionato del sud; non poteva essere altrimenti, seguendo le decisioni dell’ONU. L’embargo internazionale nei confronti della parte filo-turca dell’isola di Afrodite è stato applicato in tutti i campi, dalla politica al calcio.

    Cipro Nord è stata cancellata dalle mappe di tutto il mondo, come se non esistesse. Eppure lì il pallone, come le vite di tutti i giorni, ha continuato a scorrere.

     (I giocatori dello Yenicami AK durante i festeggiamenti per la vittoria del titolo 2013-14 (© CTFA))

    Non tutti lo sanno, ma un campionato di Cipro del Nord esiste eccome: dominato dal club Yenicami AK la scorsa stagione, caratterizzato da forti identità. Tanto per ribadirlo, ben sei società della massima divisione avevano ‘Turk‘ all’interno del proprio nome. Non potrebbe essere altrimenti, quando si dipende completamente da Ankara. Il livello non è ovviamente paragonabile a quello della parte sud dell’isola, che ha la possibilità di misurarsi nelle competizioni UEFA ogni anno. Così lo scarto non ha fatto che aumentare nel corso degli anni: inevitabilmente il calcio sud-cipriota ha raccolto i benefici della rivoluzione dei diritti tv. Il simbolo di questa metamorfosi è l’APOEL Nicosia, arrivato ai quarti di finale di Champions League contro il Real Madrid.

    Kakà, Karim Benzema e Cristiano Ronaldo a Cipro. Ovviamente, sud.

    Era il 2011, e l’APOEL costruiva il suo piccolo miracolo. Il Lione eliminato agli ottavi, anche se ai calci di rigore, aveva finalmente portato l’isola di Afrodite sulle mappe del grande calcio. Con quelle maglie giallo-blu che, a pensarci bene, spiegano tutto: il blu della Grecia, quello diventato leggendario sulla pelle di Dellas, Charisteas e Karagounis nel 2004; il giallo di Bisanzio, ovvero ciò che c’era della Turchia prima dell’avvento delle etnie di religione musulmana. I tifosi preferiscono comunque vestirsi di arancione, in onore dei PAN.SY.FI, il gruppo ultrà più famoso della città, a cui il club ha riservato il numero 79; identità forte, ha fatto sì che l’APOEL diventasse un punto di riferimento. E in effetti l’obiettivo del club, fondato nel 1926, era portare Cipro all’interno della nazione greca. L’identità dell’APOEL è quella dei greco-ciprioti, uomini che si sono sentiti invasi non soltanto dalle armate turche, ma da qualcosa di più profondo; da quel vuoto incolmabile di chi ha perso la propria casa, le proprie tradizioni e la libertà.

    Italyan, rum casusu çikti.

    Si è scoperto che l’italiano era una spia greco-cipriota“.

    Museo Temporaneo alla memoria del genocidio a Famagosta (©MondoFutbol -Rosanna Falferi)

    (Museo Temporaneo alla memoria del genocidio a Famagosta ©MondoFutbol – Rosanna Falferi)

    La frase, portata sotto i riflettori dal secondo album di Elio e le Storie Tese, nasconde l’ennesima pagina di tensione della storia dell’isola di Afrodite. 1991, il fotografo italiano Massimo Rana viene arrestato per alcuni scatti ritenuti ‘sospetti’.
    C’è davvero poco da ridere: i testi irridenti e sardonici di Stefano Belisari non hanno proprio nulla a che fare con l’atmosfera cipriota, che tra gli anni ’70 e i ’90 sembrava un enigma irrisolto, una divisione sanguinosa che ha portato diverse famiglie ad abbandonare la propria casa.
    Tracce di quella ferita restano nell’APOEL, simbolo dei molti greco-ciprioti che non vogliono dimenticare gli orrori vissuti negli anni della separazione. C’è anche chi l’unione di Cipro non la vuole, in segno di rispetto verso le ferite del passato.
    Sull’isola di Afrodite politica e calcio si sono mischiati fin dall’inizio, quando fu fondata la ‘squadra di calcio e atletica dei greci di Nicosia‘: letteralmente, APOEL.

    Ma i tempi cambiano, gli anni passano, e la maggior parte dei ciprioti vuole remare dalla stessa parte.

    Nord e Sud sono inevitabilmente sempre più uniti, con le numerose iniziative in comune prese da accordi nati tra la parte greca e quella turca dell’isola. Dal formaggio halloumi/hellim al recupero di alcune splendide località turistiche del nord, esistono tantissimi motivi per ricostruire una comunità spaccata 41 anni fa.

    #TearDownTheWall, scrivono su Twitter le nuove generazioni.

    Un primo segnale, forse d’ispirazione agli attuali leader, lo ha dato il calcio il 7 novembre 2013. Un gesto rivoluzionario: la Federazione calcistica di Cipro Nord chiede di entrare a far parte di quella di Cipro (Sud).

    Una riunificazione a tutti gli effetti: non ancora possibile, per diversi motivi. Ma pur sempre un primo timido passo.

    Turkish Cyprus football - 750x347(S‘intravede uno spiraglio, oltre il muro. Una porta da calcio ©AP Photo – Petros Karadjias)

    I problemi da risolvere sono tanti, a partire dal livello quasi amatoriale del campionato del Nord e quello già inserito nel business europeo a Sud. Ma è evidente la volontà, da parte di entrambe le parti, di arrivare ad un accordo: il sasso più pesante è stato lanciato. Così, il 30 marzo 2015 la Federazione greco-cipriota (CFA) annuncia di aver ricevuto una richiesta ufficiale, pervenuta dai turco-ciprioti della CTFA: il tutto viene inoltrato a FIFAUEFA. Le idee continuano a diffondersi tra Nord e Sud, le comunicazioni si fanno più fitte fino a portare alle elezioni del 2015 nella parte turca.
    Viene eletto Mustafa Akıncı, che ha un punto fermo nel suo programma politico.

    Riunire l’isola.

     (Stretta di mano fra presidenti: Hasan Sertoğlu della CTFA e Costakis Koutsokoumnis della CFA)

    Almeno sette incontri pubblici con il leader greco-cipriota Anastasiades sono una testimonianza vitale, un segnale verso un futuro sotto la stessa bandiera. L’ONU osserva e approva la recente svolta, mentre nel mondo del calcio l’idea della riunificazione ha anticipato le decisioni politiche. Il muro è preso a pallonate, in tutti i sensi. Se dovesse cadere, l’isola di Afrodite si ritroverebbe più ricca: due identità diverse sotto la stessa bandiera, in Europa. La convinzione di essere tutti ciprioti c’è già, ormai non è più un’utopia pensare di poter ripartire insieme. Con lo stesso pallone, pronto a rotolare sui prati verdi di Nicosia, Limassol, Mehmetçik ed Esentepe, realizzando il sogno di una generazione intera.

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

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