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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • COPA AMÉRICA 2015: ARGENTINA-CILE, LA FINALE PIÙ BELLA

    di Carlo Pizzigoni (@pizzigo)

    De nuevo tu.

    Stasera, allo stadio Nacional di Santiago, quelle che sono state le migliori generazioni del calcio sudamericano, si trovano di fronte a contendersi il più antico trofeo della storia del calcio.

    Argentina e Cile, giocheranno la finale della Copa América 2015, la finale più attesa e pronosticata, e una delle due tornerà ad alzare un trofeo importante.

    Per la squadra di casa sarebbe la prima Copa América della sua storia, per l’Argentina l’occasione di tornare a vincere qualcosa dopo tanti anni.

    L’ultimo vero alloro dell’Albiceleste è il Mondiale under 20 del 2007.

    E lì, ci fu il primo atto dello scontro generazionale argentincileno: a Toronto incrociarono i tacchetti, il “Kun” Agüero, il “Fideo” Di Maria, il portiere Sergio Romero e Ever Banega da una parte e Arturo Vidal, Alexis Sanchez, Mauricio Isla e Gary Medel dall’altra. Nomi che testimoniano come la generazione dei nati tra gli ’87 e ’88 in Sudamerica è certamente una delle più qualitative degli ultimi lustri. Probabilmente, la semifinale di Toronto di quel Mondiale under 20, fu il peggior match della storia di Vidal, che commise un paio di errori gravi su cui l’Argentina capitalizzò, per poi andare a vincere nettamente per 3-0.

    Oggi, il secondo round.

    Si sono aggiunti altri e prestigiosi interpreti alla tenzone. La maglia numero 10 che in Canada nel 2007 indossava Agüero, poi capocannoniere e miglior giocatore di quel torneo, è finita a Leo Messi. La Pulce del Barça, ormai da considerarsi uno dei migliori giocatori di tutti i tempi, aveva vinto il Mondiale under 20 precedente, quello del 2005, segnando i due rigori della finale contro la Nigeria, uno dei quali procurati da un giovanissimo Kun. Nel progetto-Argentina costruito nel post Mondiale del “Tata” Martino non c’è solo Messi, e anzi l’affascinate scommessa dell’ex tecnico del Barcellona è proprio questa: chi lo ha preceduto sulla panchina albiceleste ha esclusivamente assecondato lo status di Leo, in campo: in maniera palese il “Checho” Batista, più sfumata l’azione di un uomo di dialogo e equilibrio come il “Pachorra” Sabella.

    Martino ha chiesto di più, al suo compaesano rosarino Messi e all’Argentina tutta.

    E nel suo progetto di calcio quasi estremo con una linea medio alta e veloce dietro (fondamentale la coppia Garay-Otamendi), due soli uomini di equilibrio in mezzo al campo (Mascherano e Biglia), è spuntata la classe del “Flaco” Pastore, l’uomo in più di questa squadra. La creatività del centrocampista offensivo del PSG è almeno pareggiata, nel campo opposto, dal “Mago” Valdivia.

    Giocatore di autentico culto in Sudamerica, Valdivia ha avuto uno sporadico e non indimenticabile passaggio anche in Svizzera, al Servette, quando però la squadra ginevrina era già alle prese con problemi economici. Qualche mese, e poi addio alle Alpi, e ritorno sulle Ande, a casa, per poi diventare, dopo lo stop and go in Cile, l’idolo della tifoseria del Palmeiras, in Brasile. Il Mago è l’uomo chiave della squadra di Jorge Sampaoli, tecnico argentino che ha sapientemente fuso la miglior generazione del calcio cileno con i migliori giocatori di una sua creatura, la Universidad de Chile, che ha portato alla conquista della Copa Sudamericana nel 2011. Una delle squadre più eccitante degli ultimi dieci anni, quella, con Marcelo Diaz (solo intravisto al Basilea, recentemente) e Charles Aranguiz in mezzo al campo, e Eduardo Vargas davanti.

    Poi, a dare la pausa necessaria ad un Cile che prima, specie nell’éra Bielsa, andava a una sola, vorticosa velocità, ci pensa Valdivia, uomo di visioni e non solo per l’ultimo passaggio.

    Il rapporto tra i due Paesi è sempre teso dal giorno in cui il Cile di Pinochet concesse le basi alla Gran Bretagna di Margaret Thatcher, durante la guerra per le Malvinas/Falkand, nel 1982. La sconfitta argentina in quel conflitto provocò sostanzialmente anche la caduta dell’infame giunta militare che governava l’Argentina. Ma le Malvinas, rimangono da sempre una ferita aperta del Paese, e sui media di Buenos Aires l’argomento è già stato cavalcato e alcuni tifosi hanno intonato canzoni non propriamente gradevoli per le orecchie dei padroni di casa di questa Copa América.

    Arturo Vidal, dopo l'incidente in auto e l'arresto, questa finale avrebbe potuto (per alcuni in Cile, dovuto) non giocarla mai...

    Arturo Vidal, dopo l’incidente in auto e l’arresto, questa finale di Copa avrebbe potuto (per alcuni in Cile, dovuto) non giocarla mai…

    La rivincita di Vidal, la voglia di alzare finalmente un trofeo per la più grande generazione di sempre del fútbol cileno è però il vero argomento forte di questa sfida. Il calcio, lo sport, di solito va alla fine oltre ogni pretestuosa polemica politica.

    Il fútbol, sopra tutto.

    I migliori esponenti  prestipedatori del Subcontinente sono pronti per il vero spettacolo, quello del campo.

    Fonte: GDP – Lugano

    Carlo Pizzigoni

    Carlo Pizzigoni

    Nato a Pero, periferia milanese. Di solito è in giro a vedere cose, specie di calcio. Coppa d’Africa e Mondiali giovanili, visitati in serie e vissuti sul posto, sono le esperienze professionali che più lo hanno soddisfatto, al netto di #SkyBuffaRacconta (prima Storie Mondiali - diventato poi un libro Sperling&Kupfer -, poi Storie di Campioni) e fino al Mondiale 2014 in Brasile. Collabora con Sky, ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo e per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo. Con Guido Montana ha fondato MondoFutbol.com, con l’obiettivo di farne il punto di riferimento italiano per il calcio internazionale.

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