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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • CRUIJFF AL FEYENOORD

    di Alec Cordolcini

    Ajax, Barcellona, Cruijff: l’ABC del calcio.

    Quante volte abbiamo sentito questa frase, specialmente negli ultimi giorni? Oggi ci piace ricordare Cruijff in un modo diverso, scegliendo una storia laterale, di quelle citate marginalmente e alle quali solitamente non si dedicano più di un paio di righe: Cruijff al Feyenoord, nella sua ultima annata da calciatore professionista.
    Stagione 1983-84, lo straordinario – e inatteso – epilogo di una carriera ancor più straordinaria.

    È come se Arafat diventasse presidente di Israele.

    Un trentasettenne ed elegante Cruijff con la maglia del Feyenoord

    Un trentasettenne ed elegante Cruijff con la maglia del Feyenoord (©Hollandse Hoogte/Hans Heus)

    Questo il commento di un tifoso del Feyenoord quando, nell’estate del 1983, fu ufficializzato il trasferimento di Cruijff dall’Ajax al Feyenoord. Una rivalità storica e ferocissima tra i due club, tanto che anni dopo ci sarebbe anche scappato il morto. Politica a parte, era come se Cruijff avesse scelto di chiudere al Real Madrid dopo i suoi trascorsi blaugrana.

    Ho preferito il Feyenoord al PSV Eindhoven – disse l’olandese all’epoca – perché Rotterdam è più vicina di Eindhoven, e la posso raggiungere comodamente da casa mia senza dovermi trasferire.

    Ma sotto c’era anche altro.

    Ad Amsterdam, a dispetto di un ambiente in adorazione, tendendo bene l’orecchio si poteva udire il rumore dei nemici.

    Il suo ritorno all’Ajax, nel dicembre 1981 dopo la fase “alimentare” della propria carriera (NASL, Segunda Division spagnola), era coinciso con due titoli e un’impennata nei ricavi, dal momento che dal giorno del suo rientro ogni esibizione dell’Ajax aveva fatto registrare il tutto esaurito, indipendentemente dalla caratura dell’avversario o dall’importanza del match.

    Crujff in dribbling durante una gara di Eredivisie contro l'AZ '67 (©ANP)

    Crujff in dribbling durante una gara di Eredivisie contro l’AZ ’67 (©ANP)

    Il 5 dicembre 1982, contro l’Helmond, ci fu il famoso rigore a due tra Cruijff e Jesper Olsen, tanto per regalare un po’ di pepe a partite dall’esito già scontato ancora prima del fischio di inizio.

    Ma per qualcuno lo spettacolo avrebbe anche potuto terminare lì.
    Grazie Johan, ci stai facendo divertire, però adesso passiamo oltre, perché sei troppo vecchio e troppo spesso infortunato.

    Questo fu il succo del discorso che Tom Harmsen, presidente dell’Ajax, pronunciò davanti a Cruijff e ai suoi procuratori durante i lunghi ed estenuanti incontri per definire il rinnovo del suo contratto. Ecco quindi il Feyenoord. Perché è vero che Rotterdam sia più vicina ad Amsterdam rispetto ad Eindhoven, ma lo stimolo di indossare la maglia del peggior nemico dell’Ajax e provare a condurlo verso un titolo che mancava da nove anni non aveva prezzo.

    Quando al De Kuip Cruijff toccava palla, mia madre si voltava dall’altra parte.

    Cruijff in rete in un incontro di campionato. Avversario il DS '79, ultimo in Eredivisie 1983/84.

    Cruijff in rete in un incontro di campionato. Avversario il DS ’79, ultimo in Eredivisie 1983/84.

    David Kleijwegt, noto autore televisivo olandese, ricorda come non furono solo i tifosi dell’Ajax a rimanere spiazzati dalla scelta di Johan.

    Abitavamo a 200 metri dal De Kuip, mia madre non si perdeva una partita del Feyenoord da anni. Pensavo che quell’estate avrebbe rinunciato a fare l’abbonamento. Ma nemmeno la presenza di “quel tipo di Amsterdam” riuscì a tenerla lontana dalla squadra.

    Gente orgogliosa, dalla scorza dura. Quello di Rotterdam è il porto più grande d’Europa, e tra i club cittadini è il Feyenoord quello ad avere le radici nella parte sud del territorio, tra le condotte ad alto voltaggio delle officine, i docks e i gabbiani sulle banchine.

    Geen woorden maar daden: Fatti, non parole.
    Un motto che è una filosofia di vita, anche nel calcio.

    Da quelle parti, Dirk Kuijt sarà sempre più amato di Arjen Robben o Wesley Sneijder. Ma anche di Johan Cruijff, nonostante nella stagione ’83-’84 abbia condotto la squadra alla doppietta campionato-coppa.
    L’ultima, finora, della sua storia.

    1 Febbraio 1984, Ajax-Feyenoord. Johan Cruijff contro il suo passato.

    1 Febbraio 1984, Ajax-Feyenoord, Coppa d’Olanda. Johan Cruijff contro il suo passato (©ANP)

    Rispettato sì, amato ni. Ma per Cruijff questo bastava, il suo vero obiettivo si chiamava Ajax.

    Il grande ritorno era fissato il 18 settembre 1983 all’Olympisch Stadion.
    In Olanda, la partita dell’anno.

    L’inizio fu tutto per i padroni di casa: quindici minuti e già tre gol avanti (Olsen, van Basten e Boeve), poi toccò agli ospiti darsi da fare, e grazie a Houtman e Duut arrivarono all’intervallo in svantaggio di un solo gol.
    Fu solo un’illusione, perché nella ripresa si scatenò il diluvio con i gol di Molenaar, Ronald Koeman, van Basten, Olsen e ancora van Basten.

    Ajax 8 Feyenoord 2.

    La più grande sconfitta di sempre subita da una delle due squadre nel De Klassieker.

    Nello spogliatoio non volava una mosca – ricorda il Feyenoorder Pierre Vermeulen – ci sentivamo talmente umiliati da non aver neppure il coraggio di guardare il compagno in faccia. Tutti tranne Johan.

    Imperturbabile, Cruijff salì sul bus della squadra e disse:

    Ragazzi, abbiamo perso solo una partita.

    In stagione ci furono altri tre Klassieker, e il Feyenoord non ne perse più. In Coppa d’Olanda pareggiò 2-2 al De Meer e vinse 2-1 ai supplementari al De Kuip, con Cruijff fuori dopo una mezz’ora perché, a 37 anni, il suo fisico non reggeva due partite a settimane.

    Saltava gli allenamenti del lunedì e del martedì – ricorda l’ex compagno di squadra Peter Houtman, – il mercoledì avevamo giorno libero, quindi si riaggregava al gruppo solo al giovedì, e quando non si sentiva molto in forma si metteva in porta. Solo così però fu possibile per lui disputare 33 partite di campionato su 34.

    Il 26 febbraio 1984 l’Ajax scese al De Kuip per l’ultima sfida stagionale e ne prese 4 (a 1). Segnò anche Cruijff con tocco di sinistro da distanza ravvicinata: fu la sua prima e unica rete in carriera all’Ajax, la numero 395 su un totale di 400 nel professionismo. La segnò con il 10 sulle spalle, non con il mitico 14, perché l’anno prima si era ritirato Wim van Hanagem – il miglior calciatore nella storia del Feyenoord – e chi altri avrebbe potuto portare un numero così pesante?

    Crujff in azione durante  Feyenoord-Fortuna Sittard, finale di KNVB Cup

    Crujff in azione durante Feyenoord-Fortuna Sittard, finale di KNVB Cup (©ANP)

    Il Feyenoord di Thijs Libregts, alla prima e unica stagione sulla panchina del club di Rotterdam, vinse il titolo con una giornata di anticipo, e incamerò anche la Coppa d’Olanda battendo in finale il Fortuna Sittard.
    Giocava con un ibrido tra il 4-4-1 e 4-4-2 che prevedeva, davanti al portiere Joop Hiele, una linea difensiva composta da Sjaak Trost, Ivan Nielsen, Michel van de Korput (rientrato in estate dal Torino) e capitan Bennie Wijnstekers, quindi la coppia Andrè StafleuRuud Gullit in mediana e Cruijff numero 10 alle spalle del tridente formato da Andrè Hoekstra, Houtman e Vermeulen, quest’ultimo poi sostituito – causa infortunio – dal prodotto del vivaio Stanley Brard, fortemente voluto da Cruijff per il suo eccellente mancino nonostante non godesse di particolare considerazione presso i tifosi.

    Cruijj si toglie gli scarpini dopo la sua ultima partita con il Feyenoord.

    Cruijff si toglie gli scarpini dopo la sua ultima partita con il Feyenoord (©ANP)

    L’ultimo atto, con la Eredivisie già in ghiaccio, andò in scena il 13 maggio 1984, in casa contro il PEC Zwolle.
    Cruijff ritrovò da avversario quel Johnny Rep che ai tempi d’oro dell’Ajax era solito punire per l’eccessiva impertinenza passandogli la palla leggermente lunga, ma facendolo in modo tale da sembrare che fosse Rep a non riuscire a raggiungerla. Quel pomeriggio giocarono entrambi da fermi: un fuoriclasse poteva permetterselo, un ottimo giocatore no.

    Cruijff portato in trionfo dai compagni di squadra

    Cruijff portato in trionfo dai compagni di squadra (©Hollandse Hoogte)

    Finì 2-1 per il Feyenoord, Cruijff chiuse la propria carriera con una vittoria e un gol. Lo segnò al minuto 14 della ripresa.

    Alec Cordolcini

    Alec Cordolcini

    Autentico riferimento italiano per il calcio olandese (imperdibile in libreria il suo "La Rivoluzione dei Tulipani"), amante del Nord Europa (sogna il sole di mezzanotte di Tromsø), è firma autorevole su La Gazzetta dello Sport, il Guerin Sportivo, Rivista Undici.

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