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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • DALBERT, UNA GEMMA DA SGREZZARE

    Vivo è il nostro nome scolpito nelle rocce di granito senza eguali.

    Le prime parole dell’inno di Barra Mansa sono solenni, veicolate dalla storia e da una posizione geografica di tutto rispetto. Protetta dalle vette della Serra do Mar e solcata dalle placide acque del Rio Paraíba do Sul, questo punto preciso dello Stato di Rio de Janeiro è stato a lungo sulle mappe dei flussi migratori brasiliani in epoca coloniale. Qui, nel sud-ovest del Paese, a lungo stanziarono cercatori d’oro, minatori, mezzadri e commercianti di caffè; e qui, secoli dopo, in molti hanno provato a setacciare il terriccio locale alla ricerca di gemme calcistiche da far luccicare altrove. Una di queste porta il nome di Dalbert Henrique Chagas Estevão.

    Originario del barrio Paraíso de Baixo, passa l’infanzia fra indigenza e calcio, spesso e volentieri costretto a mettere in dubbio il secondo per limitare la prima e le apprensioni di nonna Dona Sebastiana, con cui divide i giorni.
    In questo scenario a far la differenza ci pensano le motivazioni personali: Dalbert, seppur a fatica, concilia il lavoro con lo sport, evitando le tentazioni della strada. Palestra di primo mattino, su e giù da un camion per caricare e scaricare la merce per un fruttivendolo ambulante o preparando la malta di cemento come aiuto muratore e poi al campo, relegando lo studio negli ultimi scorci della giornata.
    Con il club del comune natio disputa i campionati carioca giovanili e, sebbene un paio di tentativi di rialzare le sorti economiche familiari vadano a vuoto (a nulla portano le esperienze con Volta Redonda, Audax Rio e Fluminense), trova sempre consolazione nell’affetto degli amici e nella cioccolata, motivo per cui ancora oggi qualcuno lo chiama Kinder Ovo. Il primo a correggerne i vizi e a fiutarne le potenzialità è Émerson Martins Figueiredo, che, dopo averlo ammirato in prima squadra (20 presenze nella Série B statale) sul finire del 2012, lo segnala al Flamengo.

    Credo nel talento del ragazzo.

    La successiva stagione con la Sub-20 dei Rubro-Negro, dà ragione all’ex difensore di Paços de Ferreira e Flu: discreto cammino in campionato (fuori ai quarti contro il Palmeiras) e la possibilità di allenarsi con atleti già affermarti come Vágner Love o Liédson.

    Guarda caso anche Dalbert, diventato laterale sinistro per l’amore viscerale verso il Roberto Carlos calciatore, incontra il Portogallo lungo il proprio percorso professionale. E non è certo un colpo di fulmine. All’Académico de Viseu, il club di seconda divisione che lo ha portato in Europa, trascorre cinque mesi infernali, di cui due da clandestino, causa intoppi burocratici dopo la scadenza del suo visto turistico.

    La saudade, il freddo della Beira Alta (“una volta mi hanno rubato i vestiti invernali che avevo messo ad asciugare”), un paio di mensilità non pagate e qualche noia muscolare completano un quadro per nulla idilliaco.

    L’affetto dei suoi e la fede in Dio lo aiutano a tener duro, curando minuziosamente i muscoli, sostenuti da una preparazione atletica più idonea al calcio del Vecchio Continente, e l’alimentazione, con tanti saluti anche all’amato riso e fagioli di casa. I risultati non si fanno attendere perché nella stagione 2014/15 viene eletto miglior laterale sinistro della Ledman Liga Pro, la B lusitana, attirando su di sé l’interesse di varie squadre, incluse società della Premier League.
    Per non fare il passo più lungo della gamba, il brasiliano decide di procedere con calma. Alcuni aspetti sono ancora da limare (14 gialli in 34 incontri denotano ancora una cattiva gestione delle risorse, soprattutto atletiche, che sono comunque enormi) e sceglie il Vitória Guimarães di Sérgio Conceição.

    Inizialmente, però, viene aggregato alla squadra B diretta da Vítor Campelos: sulle spalle il numero 93, come il suo anno di nascita, e una significativa capacità di calarsi in una realtà diversa, con dei nuovi compagni, fra cui il nuovo acquisto della Fiorentina Bruno Gaspar, che proprio con Dalbert si alterna nelle scorribande offensive per vie laterali. La chiamata tanto sperata giunge in brevissimo tempo, nel settembre del 2015.

    Più che una chiamata, un’investitura vera e propria.

    Ad attenderlo non un match come gli altri: lo scontro con il Braga, il dérbi minhoto, sentito da quelle parti quasi quanto un Benfica-Sporting Lisbona. Il Vitória, nell’esordio di Conceição (pochi giorni prima il predecessore Armando Evangelista aveva rassegnato le dimissioni), ne esce sconfitto. Ma non Dalbert, fra i migliori in campo, pur alle prese con l’intraprendente Alan, che a Udine ricordano nella serata dello sciagiurato cucchiaio di Maicosuel nella Champions League 2012/13.
    L’opzione del resto è propizia, visti i dubbi lasciati nelle precedenti giornate dai colleghi Luís Rocha e Breno, provati senza risposte positive nel 4-2-3-1 vimaranense. E Dalbert non se la fa sfuggire fino al termine della stagione quando, con la salvezza in tasca, il tecnico ex Inter e Lazio gli concede tutta la proprietà della banda sinistra, con un 3-5-2 che dapprima spaventa il Benfica e stende il Moreirense e infine, contro l’Arouca, mette a registro il primo assist (ad onor di cronaca molto sporco) del 22enne nella Liga NOS.

    Il Nizza e la Ligue I sono storia recente. Nel campionato francese esordisce il 14 agosto 2016 contro lo Stade Rennais, con il ricordo dell’attacco terroristico che aveva scosso la città della Costa Azzurra ancora vivo. Per questo motivo la moglie aveva preferito non trasferirsi, dopo averlo seguito nel pre-ritiro in Svizzera. Ma ormai non c’è più spazio per la nostalgia.
    Dalbert vede avvicinarsi il sogno, eredità paterna, di diventare un calciatore di primo livello. E nell’uno a zero nel battesimo francese (gol di Malang Sarr), c’è tutto il riassunto del suo modo di vedere il football, esaltato dal gioco rapido di Lucien Favre.

    Esplosività muscolare, sovrapposizioni, buona tecnica, facilità di calcio e discrete letture difensive, il tutto adattabile a vari moduli.

    Nella Milano interista non vedono l’ora di dare una sgasata alla campagna acquisti nerazzurra con la stessa rapidità del barramanense, introdotto nella nuova realtà da un altro connazionale. Dante, compagno di camera e in campo, gli ha dato qualche dritta sul campionato francese, e lo stesso potrebbe fare Miranda, Cicerone ideale per la Serie A.
    A Luciano Spalletti basterebbe solo averlo fra le mani per provare a smussarne gli spigoli e scolpire il suo nome in quel cuore di squadra che si è preposto di creare.

    Foto di copertina e con la maglia del Nizza ©Getty
    Foto distinta ©
    Federação Gaúcha de Futebol
    Foto presentazione ©Vitória Sport Clube

    Aniello Luciano

    Aniello Luciano

    L'uomo in più di MondoFutbol. Pronto a intercettare l'ultimo streaming e a segnalare il prossimo craque. Ha già mostrato il suo talento sul blog Interista Sempre e su Transfermarkt. Trova pure il tempo per fare scouting tra i circuiti musicali indipendenti.

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