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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • EASTERN SPORTS CLUB, IL FIORE DI HONG KONG

    Quando Bobby Moore – simbolo del calcio inglese e capitano dei Boys of ’66 – arrivò a Hong Kong nel 1981 per allenare l’Eastern AA, probabilmente si aspettava poco o nulla. Eppure, dall’altra parte della barricata, l’intero movimento calcistico ha conservato un grande ricordo di quella breve avventura.
    Basta sentire le parole di Kwok Ka-ming, all’epoca manager della nazionale di Hong Kong:

    Lo ricordo in campo con la tuta, a parlare con i giocatori. Magari si metteva il completo per la partita, ma era sempre in tuta durante l’allenamento. È stato molto rispettato ed era una persona amichevole, molto socievole. Ha fatto così tanto per il calcio: è stato un buon ambasciatore.”

    Quella squadra si è trasformata negli ultimi trent’anni: oggi l’Eastern Sports Club è il primo club del campionato di Hong Kong a giocare la fase a gironi della Champions League asiatica. E non si tratta dell’unico traguardo da festeggiare.

    L’Eastern è nato nel 1932, sotto la denominazione di Eastern Athletic Association. Tempi diversi per Hong Kong: all’epoca quel piccolo spazio sul Mar Cinese Meridionale era una colonia inglese. L’influenza britannica si è fatta poi sentire nella storia di Hong Kong, nonostante la Cina – vicino ingombrante – sia sempre stata attenta alle sue vicende. E questo vale anche per il calcio, introdotto nel Settecento.
    Il calcio è protagonista, ma nazionale e club hanno avuto due percorsi diversi. Se la prima ha ospitato l’esordio assoluto della Coppa d’Asia e ha firmato una delle più grandi tragedie del calcio cinese (il 2-1 subito nel 1985 o il “5.19 incident”), i club non hanno mai fatto troppa strada a livello continentale: escludendo l’incredibile avventura e la finale raggiunta dal South China alla Asian Cup Winners’ Cup – una Coppa delle Coppe in salsa asiatica – nell’edizione 1993-94, c’è poco da segnalare.

    Nonostante la Hong Kong Football Association abbia anticipato l’evoluzione del calcio in Asia (è nata nel 1914 ed è una dei membri fondatori dell’AFC), neanche la tradizione inglese è servita per esplodere. Nella storia della Champions League asiatica, Hong Kong vanta una partecipazione ai play-off nell’edizione inaugurale: nel 2002-03, il South China batte con un 3-2 complessivo l’Home United FC di Singapore, poi crolla contro i giapponesi dello Shimizu S-Pulse (8-1 tra andata e ritorno).

    Qualcosa cambia veramente a metà anni 2000.

    Hong Kong è tornato sotto la giurisdizione cinese nel luglio ’97, quando la Gran Bretagna cessa la sua influenza dopo 156 anni di colonialismo. La crisi finanziaria sviluppatasi in Asia e l’influenza aviaria, tra anni ’90 e 2000, sembrano mettere il paese in ginocchio. Invece, l’essere punto centrale per la finanza, nonché una delle nazioni più densamente popolate al mondo, l’hanno comunque messa al centro della mappa mondiale.

    HongKong1

    A cambiare il destino del calcio a Hong Kong, invece, ci ha pensato un progetto. Project Phoenix è nato nel dicembre 2009 ed è partito nel 2011. Un piano triennale ambizioso, portato avanti con l’aiuto del governo locale, che l’ha notevolmente finanziato per migliorare non solo il lato sportivo, ma soprattutto quello governativo del calcio di Hong Kong. A supervisionare il tutto Mark Sutcliffe, amministratore delegato della federazione dal 2012.

    Seppur costoso dal punto di vista economico (ai 6,5 milioni di euro iniziali se ne sono aggiunti altri 15 nel giugno 2015) e molto dibattuto dal governo locale, Project Phoenix sta ottenendo dei risultati. Le strutture stanno migliorando, ma soprattutto è nata una nuova lega: la Hong Kong Premier League, forgiata nel 2014 ed erede della Hong Kong First Division. Non è stato facile, perché all’inizio l’impennata dei costi aveva spaventato qualche club; tuttavia, con l’aiuto del governo locale, la stagione 2014-15 è stata la prima edizione di questo nuovo formato.
    Con il sistema delle licenze, dei premi e delle misure contro la corruzione, il campionato si è allargato a 11 squadre dalle 9 iniziali. Non è un caso che l’Asian Football Confederation abbia premiato la federazione di Hong Kong come “membro dell’anno” del 2015 per questo progetto. E non è un risultato così scontato per il 167° paese al mondo per superficie, nell’ambito però di uno sviluppo intrapreso coraggiosamente dal Sud-Est asiatico.

    hong kong fans

    Tutto questo va di pari passo con il miglioramento della nazionale. In un’intervista a FIFATV, Sutcliffe ha confermato di puntare alla top 100. La strada intrapresa è quella giusta a giudicare dai risultati degli ultimi due-tre anni. Sulla strada per il Mondiale 2018, Hong Kong è finito in un girone con due cenerentole (Maldive e Bhutan) e altrettante favorite: oltre al Qatar, c’era la Cina. La stessa Cina con cui i rapporti sono difficili, come testimoniano le proteste – o “Rivoluzione degli ombrelli” – andate avanti dal settembre al dicembre 2014 in merito alle riforme elettorali sulle prossime elezioni del 2017, che avrebbero dato una chiave restrittiva alla scelta del leader di Hong Kong.

    Se le proteste non hanno portato i risultati sperati, Hong Kong si è presa una parziale rivincita nella doppia sfida di qualificazione. Prima la sfida del settembre 2015 a Shenzen, dove i ragazzi guidati dal sudcoreano Kim Pan-gon strappano un prezioso 0-0. Lo stesso risultato ottenuto due mesi più tardi al “Mong Kok Stadium”. Anche diverse naturalizzazioni – dal Camerun al Brasile, passando per Nigeria e Ghana – hanno aiutato lo sviluppo della nazionale di Hong Kong.

    Due preziosi punti, che mettono la Cina in difficoltà, ma che soprattutto spingono Hong Kong al terzo round di qualificazione per la Coppa d’Asia 2019. Sorteggiata con Corea del Nord, Libano e Malesia, tra il marzo 2017 e il marzo 2018 la nazionale si giocherà la grandissima chance di tornare alla fase finale della competizione continentale dopo 41 anni. La stessa squadra che tra il maggio 2015 e il novembre 2016 è passata dal 169° al 140° posto del ranking FIFA.

    Un’impresa che, però, rischia di non essere la più clamorosa.

    Seppur tra alcune difficoltà, la Hong Kong Premier League rappresenta un passo in avanti. Lo testimonia anche la rinnovata visibilità nell’AFC Cup, competizione riservata alle federazioni asiatiche in via di sviluppo, diversa dalla classica AFC Champions League. Negli ultimi anni, le squadre di Hong Kong si sono messe in mostra; unite al rendimento della nazionale, hanno fatto sì che il piccolo paese scavalcasse diverse nazioni nel ranking asiatico che cumula il punteggio dei club e della propria rappresentativa nazionale.
    Nel dicembre 2016, Hong Kong supera il Vietnam e la Malesia nella parte Est dell’AFC Member Association Ranking: così facendo, si garantisce un posto ai play-off e soprattutto uno nella fase a gironi.

    Se il Kitchee è stato sfortunato nei play-off – sconfitto solo ai rigori dai sud-coreani del Jeju United – diversa è la storia dell’Eastern. Un club che forse neanche Bobby Moore avrebbe previsto a questi livelli.

    Dopo aver avuto tanto successo negli anni ’90 con l’Eastern Dynasty, il club sprofonda due volte in terza divisione a causa di difficoltà finanziarie. Nel 2013-14 torna in massima serie e nel 2016 vince la seconda edizione della Hong Kong Premier League.

    Eastern defeating South China 2-1 in the BOCG Hong Kong Premier League Friday at Tseugn Kwan O Sport Ground. 22APR16 SCMP Pictures (HANDOUT from Apple Daily)

    Soprattutto lo fa grazie a Chan Yuen-ting, la prima donna ad allenare una squadra in una prima divisione di una lega professionistica. Una storia arricchita non solo dal double campionato-coppa, ma dal fatto che la ragazza, a soli 28 anni, sia stata nominata dall’AFC coach femminile dell’anno. Ora Chan – che la BBC ha scelto tra 100 donne più significative del 2016 – spera che il calcio di Hong Kong possa crescere ancora, seppur con il dovuto realismo:

    Non sono abituata a tutta quest’attenzione. Penso di poter essere un buon esempio: qui a Hong Kong, tra uomini e donne, non c’è discriminazione. Il club mi ha dato una chance. La Champions League ha le squadre più forti d’Asia, perciò non dobbiamo porre obiettivi irraggiungibili alla nostra partecipazione.”

    In effetti, il realismo di Chan era giustificato: nella prima giornata del gruppo G, l’Eastern è stato  sconfitto 7-0 dai cinesi del Guangzhou Evergrande. Un risultato pesante ma che va contestualizzato, visto che gli esordienti di Hong Kong affrontavano i bi-campioni d’Asia, determinati a rivincere l’alloro continentale. Nello stesso girone ci sono i sud-coreani del Suwon, i giapponesi del Kawasaki Frontale, ed è in queste sfide che l’Eastern potrà probabilmente giocarsi le sue chances di qualificazione.

    Volendo parafrasare Neil Armstrong: “Un piccolo passo per il presente, un grande passo per il futuro”. Chi può escludere che Hong Kong sia negli Emirati a giocarsi la Coppa d’Asia 2019 con Chan in panchina? Forse nessuno.

    Foto di copertina ©Vincent Yu/AP
    Foto di Hong Kong ©HKEJ
    Foto dei tifosi di Hong Kong ©The-afc.com
    Foto Eastern Sports Club ©SCMP Pictures

    Gabriele Anello

    Gabriele Anello

    Di passaporto italiano e cuore giapponese, spera in un posto al Mondiale per l'Oceania. Collaboratore di SampNews24 e caporedattore calcio di Crampi Sportivi, gestisce anche i blog Golden Goal: The Blog e #ilpiùgrandespettacolodentroilweekend.

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