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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • IL MEGLIO DEL CAMPIONATO SUDAMERICANO UNDER-20 2017

    È di fronte al mall più chic di Quito, il mitico stadio Olimpico Atahualpa. Che di chic, non ha veramente nulla. Una entrata colonnata fuori, il segno dei tempi, dentro. Angoli sbeccati, pavimento consumato, qualche filo di troppo scoperto. Subito a destra, l’entrata della sala stampa, l’unica area nuova di un impianto che avrebbe dovuto subire un ammodernamento secondo il piano dell’ultimo sindaco della capitale ecuadoriana: la sua non elezione ha bloccato tutto, e l’Atahualpa è rimasto un impianto storico, con tutti i segni della vecchiaia.

    Certo, la mistica restituisce emozione, e quando si entra, dopo una rampa di scale infinita, non esattamente agevole specie per chi, quorum ego, non ha l’abitudine alla frequentazione degli oltre 2800 metri di Quito, l’anima si smuove ricordando le battaglie viste via streaming, da casa, in questo stadio.

    Dopo il calvario delle scale, e prima di accomodarsi nella spoglia tribuna stampa, si passa davanti ad alcuni box. Uno è animatissimo, fin dal primissimo giorno. Lì dentro si incontrano gli scout di tante prestigiose squadre europee (tantissime le inglesi), rappresentanti di agenzie di calciatori di tutto il mondo e personaggi difficili da inquadrare in un qualche ruolo ma che stanno un po’ a metà tra club e giocatori. Le tribune dello stadio, pressoché vuote. Il campionato sudamericano Under 20 non è stato per nulla pubblicizzato e noi di MondoFutbol, che abbiamo seguito l’Hexagonal Final che si giocava appunto esclusivamente a Quito dal vivo (unica testata italiana presente), non abbiamo notato nemmeno un singolo cartello che lo promuoveva. Buona parte dei tassisti e in generale quasi tutti i quiteños incontrati non ne sapevano nulla o avevano giusto sentito dire qualcosa sui media, decisamente occupati dalle elezioni presidenziali che si sono svolte il 19 febbraio, le prime, dopo dieci anni, che porteranno al Palazzo di Carondolet, sede del governo ecuadoriano, un nuovo presidente dopo Rafael Correa.

    ATAHUALPAAssenze in alcune aree della tribuna, ma tante tante presenze, in campo, sopra un terreno di gioco unico, uno dei più miracolosi del Subcontinente: ha retto a tre gare quotidiane, moltiplicate per cinque giorni, senza soffrire più di tanto veri e propri diluvi apocalittici.

    Il futuro del calcio sudamericano, tanto che il nome che si appiccica a Campeonato Sudamericano Sub-20 è “Juventud de America”.

    Al netto di qualche infortunio, nelle sei squadre che hanno partecipato al torneino finale, abbiamo decriptato l’oroscopo calcistico di un continente, e ci è parso davvero fruttuoso. Abbiamo deciso di comporre tre squadre, segnalando i migliori, consci che ogni Top 11 farà discutere, anche perché già noi, nel costruirlo, l’abbiamo smontato e rimontato più volte. Ecco le nostre scelte.

    mf1

    Il portiere del Venezuela non ha sbagliato nulla (peraltro è un ’98), così come ha dimostrato grande attenzione, oltre che fisico e discreta tecnica, il suo compagno di reparto Velásquez, già prenotato dai Pozzo. Romero non è forse il miglior difensore del torneo, ma era giusto inserire un argentino anche nel primo XI, visto come la piccola Albiceleste si è risollevata nelle ultime gare, giocandole con grande senso di attaccamento e voglia, nonostante fosse quasi eliminata (e infatti si è meritata la qualificazione). Romero si è dimostrato sempre un giocatore intelligente, e dal rendimento continuo per tutto il torneo finale.

    Perfetti anche i due centrali di centrocampo poi campioni del torneo con l’Uruguay, Bentancur e Benavídez.

    Hanno giocato in coppia oppure a tre in mezzo, dandosi copertura in fase difensiva e non mancando mai di accompagnare l’azione: la vera grande forza di una generazione magnifica che rinnoverà, dando prestigioso lustro, all’intramontabile mito charrúa.
    La sostanza uruguagia (e ci mettiamo pure il terzino destro Rodríguez, buon uso del sinistro, e capacità di rientrare verso il campo) ha prodotto una base che ha fornito la possibilità di mettere il luce l’estro a giocatori come De La Cruz (il fratellino di Carlos Sánchez: destro, sinistro, movimenti, tiro da fuori, creatività) e Rodrigo Amaral, sinistro magico su un corpo extralarge, d’accordo, ma che giocate di qualità!
    La qualità che ha prodotto anche il piccolo venezuelano Soteldo (lo abbiamo incontrato anche in allenamento: dura misurarlo sopra i 160 cm. Quale il suo futuro tra i grandi?). Ha giocato un grande Sudamericano Sub-20 l’Ecuador: avessero battuto l’Uruguay nell’ultimissima gara del torneo, avrebbero anche portato a casa il titolo: i tifosi accorsi all’Atahualpa l’ultimo giorno li hanno accompagnati con cori di sostegno, una tristezza però sentire i fischi dopo il 90′: la cultura sportiva degli ecuadoriani deve ancora crescere. Merito di questo exploit, i giocatori sugli esterni: favolosa la catena di sinistra formata da Estupiñán, bel sinistro e presenza continua in sovrapposizione (freddo dal dischetto), e Cabezas.

    Il ragazzo di proprietà dell’Atalanta, passato nel corso del torneo da un fiammeggiante capello biondo a un più naturale color nero, ha la capacità di piantare scatti brucianti con continuità, con o senza palla, e davanti alla porta ha finalizzato con grande efficacia (è tra i capocannonieri del torneo con 5 gol).

    mf2Probabilmente l’Undici di maggior talento del torneo, ma con protagonisti che hanno mostrato, allo stadio Atahualpa, molti alti e bassi.

    Quasi tutti partiti alla grande, l’esterno brasiliano acquistato dall’Ajax David Neres, il giovanissimo (’99) attaccante colombiano Hernández (di proprietà del Granada) hanno prodotto le migliori giocate del torneo, in quanto a qualità. Sono calati sensibilmente alla distanza, ma su di loro si può tranquillamente scommettere.
    Così come sulla solidità dei centrocampisti: Herrera, Ascacíbar e Waller hanno fatto un ottimo Sub-20, ognuno con le sue caratteristiche e l’uruguagio è fuori dalla prima top 11 solo perché c’erano troppi colleghi in maglia Celeste. Ascacíbar ha confermato quanto di buono si è detto di lui: è già giocatore. Immense le potenzialità, a tutto campo del venezuelano Herrera, che anche nelle sue peggiori giornate offensive (e lui la palla la sa dare) ha mostrato grande concentrazione in fase di recupero palla, con letture davvero superiori. Qualità anche per il ragazzo del Racing Mansilla: ha segnato, giocato da esterno offensivo e, nell’ultima gara, decisiva, contro il Venezuela, si è messo al sevizio della squadra operando a tutta fascia, prima a sinistra e poi a destra, con rientri profondi.
    Rientri che non sono il forte di Guilherme Arana, l’esterno brasiliano che ha però grande intensità e qualità quando deve inserirsi: tira, segna, crossa.

    Qualità che ha, insieme a forza fisica e eleganza, anche il centrale della Seleçao, Lyanco.

    Molto attento, fisico ma soprattutto cerebrale, riconoscendo i suoi limiti dinamici, è Rogel.

    Non ti pare assomigli a Godín?,

    ha detto un osservatore di una squadra inglese. Credo che miglior complimento non potesse regalargli. E non è buttato proprio lì a caso. Abbiamo messo a destra Arroyo, il colombiano che ha sempre però giocato a sinistra con la sua Sub-20. Ha il fisico, il piede e le conoscenze per giocare pure in mezzo al campo, dove ha infatti evoluto nell’ultima gara contro il Brasile.

    mf3bisUn po’ scommesse (i due portieri colombiani: Arias decisamente moderno, García, che ha giocato l’ultima gara, sicuro nelle uscite e attento tra i pali), un po’ di orizzonti non definiti, in questo top 11.

    I tre centrocampisti sanno fare tutto, ma quanto potranno incidere anche tra i grandi: moltissimo, molto, poco, pochissimo?

    A noi comunque piacciono tutti e tre, esattamente come l’esterno offensivo del Fluminense Richarlison. In campo si è visto molto spesso solo nei primi 30′, ma mostrando un talento fuori dal comune: ne aggiungerà almeno altri 30? Lo abbiamo messo dietro le due punte, Lautaro Martínez e Caicedo.  Giocatori che vedono la porta, ma sapranno essere così incisivi anche tra i grandi?
    Dubbi e certezze si sovrappongono a ogni giocata, il tempo dirà. Su Mathías Olivera, io ho pochi dubbi. Spero si confermi ad alto livello.

    Foto di copertina © Dolores Ochoa / AP

    Carlo Pizzigoni

    Carlo Pizzigoni

    Nato a Pero, periferia milanese. Di solito è in giro a vedere cose, specie di calcio. Coppa d’Africa e Mondiali giovanili, visitati in serie e vissuti sul posto, sono le esperienze professionali che più lo hanno soddisfatto, al netto di #SkyBuffaRacconta (prima Storie Mondiali - diventato poi un libro Sperling&Kupfer -, poi Storie di Campioni) e fino al Mondiale 2014 in Brasile. Collabora con Sky, ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo e per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo. Con Guido Montana ha fondato MondoFutbol.com, con l’obiettivo di farne il punto di riferimento italiano per il calcio internazionale.

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