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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • QUESTO PICCOLO GRANDE EIBAR: UN MIRACOLO CORAGGIOSO

    Piccoli, come storia e popolazione. Quasi impossibile immaginarli non solo contro Real Madrid o Barcellona, ma persino di fronte a Siviglia, Valencia o Atlético Madrid. Eppure la Sociedad Deportiva Eibar dimostra come l’organizzazione e la programmazione possano superare gli ostacoli che ci appaiono impossibili da scavalcare.

    Di ostacoli, in quella cittadina da 27 mila abitanti, ne hanno dovuti superare diversi.

    La diffidenza verso una realtà così minuscola; le immediate difficoltà finanziarie post-promozione dalla Segunda División nel 2014, con il club che rischiò l’immediato ritorno in terza divisione per la mancanza di un capitale sociale da due milioni di euro. Eppure, la campagna Defiende al Eibar è stato un antipasto di ciò che è stato l’ultimo quadriennio: l’Eibar può farcela. Sempre e comunque. L’ha dimostrato in questi anni, in cui ha confermato il suo status in Liga nonostante un budget ridotto e uno stadio da appena 7000 posti, l’Ipurúa.
    Per capire i segreti di questa realtà abbiamo voluto parlarne con chi se n’è occupato da vicino, ovvero Euan McTear, giornalista che lavora per l’edizione inglese di Marca e soprattutto l’uomo che ha scritto Eibar The Brave, un libro che racconta la straordinaria promozione in Liga ottenuta dal club nel 2013-14. “Perché mi sono occupato dell’Eibar? Ho semplicemente pensato che fosse una storia incredibile, una di quelle che sarebbe risultata interessata per i lettori – spiega il britannico -. La parte più importante credo sia quella dei tifosi. Il gruppo principale di supporters è l’Eskozia La Brava e sono presenti sempre, sia in casa che fuori. Ci sono sempre stati per il club, anche quando l’Eibar era in quarta divisione”.

    Già, perché l’Eibar era sprofondato in quarta divisione negli anni ’80 e ancora nel 2013 militava in terza. Eppure la risalita c’è stata, tanto da centrare una doppia promozione tra 2012 e 2014, portando il club per la prima volta in Liga. Non solo, perché oggi l’Eibar gravita in zona europea e ha migliorato ogni anno la sua posizione. Un rendimento sorprendente anche per McTear, che continua a seguire la squadra e ci spiega il perché di questa crescita.

    Non mi aspettavo che il club sarebbe rimasto in Liga così a lungo, ma continuano a migliorare ogni anno che passa.

    “La distribuzione più egualitaria dei diritti televisivi ha sicuramente dato una mano affinché piccoli club come l’Eibar ottenessero una più giusta retribuzione e potessero crescere”. I ricavi televisivi sono stati fondamentali per dare una mano al club (“Rimanere in Liga ha visto l’Eibar incrementare notevolmente i suoi ricavi grazie ai diritti televisivi, mentre le presenze allo stadio si sono alzate di parecchio”), ma non è l’unica chiave di volta per capire i segreti de Los Armeros, gli armieri, come sono soprannominati i baschi per le fiorenti fabbriche di armi che per secoli hanno mosso l’economia della zonaIl segreto sta anche in panchina, perché l’Eibar è stato allenato in Liga da due volti che conoscono bene la piazza. Da una parte Gaizka Garitano, dall’altra José Luis Mendilibar.

    Due volti diversi, ma ugualmente significativi per questa piccola realtà. Garitano oggi allena la squadra B dell’Athletic Club, quella per cui sognava di giocare fin da bambino, ma ha giocato cinque anni per l’Eibar ed è stata la prima squadra che ha allenato in solitaria. Mentre era in campo, proprio Mendilibar l’ha allenato nel 2004-05, visto che l’attuale allenatore dell’Eibar ha avuto una precedente esperienza all’ Ipurúa. Mendilibar, però, è riuscito a consacrarsi anche fuori dai Paesi Baschi, facendo molto bene soprattutto a Valladolid. È sempre McTear a spiegarci le differenze tra questi due baschi, così vicini e così lontani: “Sono personaggi simili, avendo entrambi avuto precedenti con l’Eibar nelle loro carriere. Ma direi che la differenza principale sta nell’esperienza di Mendilibar: Garitano era una sorta di esordiente e ha commesso alcuni errori, mentre Mendilibar è un veterano e ne ha già viste parecchie”.

    E infatti l’Eibar sarebbe dovuto ridiscendere in seconda serie  dopo il primo anno di Liga sotto Garitano, ma la retrocessione d’ufficio dell’Elche ha permesso al club di mantenere il posto in prima divisione.

    La squadra ha diversi giocatori interessanti, ma c’è un tratto che caratterizza particolarmente l’Eibar di Mendilibar: “Il tratto più importante del loro gioco è la forza sulle fasce. Hanno dei terzini che attaccano bene e ali veloci: questo significa che possono sempre arrivare sul fondo e mettere cross dentro l’area. Questa è la loro forza principale”. A questo si aggiunge un’ottima fase difensiva, tanto che nella prima metà della stagione 2017-18 l’Eibar era la seconda squadra con il minor numero di tiri subiti nelle Top 5 leghe europee.

    È la quarta stagione dell’Eibar in Liga ed è ragionevole pensare che ce ne sia una quinta, con o senza Europa. Viene da chiedersi quale possa essere l’obiettivo dell’Eibar a medio-lungo termine: “L’esperienza è importante, ma i soldi ancora di più. Ogni anno che passano in Liga possono ottenere più ricavi e questo significa rinforzarsi ogni estate. C’è una chance che l’Eibar possa guadagnarsi un posto per l’Europa League dell’anno prossimo, ma realisticamente dovranno competere per la media-bassa classifica nelle prossime stagioni”.

    Credits
    Foto copertina, José Luis Mendilibar e Eibar-Real Madrid 
    ©LaPresse
    Foto tifosi Eibar ©Twitter/markelalonso

     

    Gabriele Anello

    Gabriele Anello

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