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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • EMILIANO RIGONI, UN NUOVO ARGENTINO ALLA CORTE DI MANCINI

    Ci ha provato in tutti i modi, Ariel Holan, tecnico dell’Independiente, a convincere Emiliano Rigoni a rimanere almeno per un altro anno alla corte del club di Avellaneda.

    Emiliano è ancora lontano dal massimo potenziale,

    ha dichiarato Holan, ma la volontà del ragazzo di misurarsi nel calcio europeo ha prevalso. L’offerta di circa 10 milioni di euro dello Zenit San Pietroburgo ha sedotto lui e i club a cui apparteneva (anche al Belgrano infatti andrà una percentuale della vendita) e i quattro argentini già presenti nella rosa di Roberto Mancini gli faranno sentir meno la mancanza di casa.

    Una patria, l’Argentina, raggiunta da una delle numerose famiglie Rigoni che erano dislocate nel nord Italia (soprattutto tra Veneto e Friuli) e che si sono stabilite a Colonia Caroya, una distesa di campi della provincia di Córdoba, fondata nel 1876 e pensata soprattutto per essere abitata e lavorata da contingenti di immigrati italiani fatti partire appositamente dal Belpaese. In questo piccolo paese, in cui si possono gustare il miglior salame di colonia del mondo (secondo il giudizio degli abitanti locali) e l’unico vero champagne cordobense, Rigoni dà i primi calci al pallone, rigorosamente da attaccante.

    All’età di 7 anni comincia ad allenarsi per imparare a calciare con entrambi i piedi.

    Un miglioramento attuato per volere del suo primo allenatore Osvaldo Solá, una delle figure di riferimento più importanti dell’infanzia di Rigoni insieme al nonno Albino, a cui è dedicato il primo tatuaggio fatto sull’avambraccio sinistro. Saper calciare, molto bene, di destro e di sinistro, come fa Emiliano, è una qualità preziosa, motivo per cui il salto al grande fútbol non tarda ad arrivare. È impossibile, infatti, non rimanere impressionati da un pibe di 12 anni che batte i calci d’angolo indifferentemente con il destro e il sinistro. “Sono un giocatore offensivo” risponde nel 2005 a chi nel Belgrano, che lo aveva prelevato dal Bocha Sport Club di Colonia Caroya, gli chiede in che posizione preferisca giocare.

    La vocazione rimane quella, ma Emi viene spostato sulle fasce, destra o sinistra non ha importanza. L’esordio in prima squadra arriva nel Torneo Inicial 2013, con il Ruso Zielinski in panchina. Il suo apporto in zona offensiva aumenta a dismisura al secondo anno con il Pirata e, dopo un biennio di crescita costante, riceve la chiamata di una big.

    A fondare il pueblo in cui è cresciuto, Colonia Caroya, fu Nicolás Avellaneda, allora presidente argentino, ed è proprio da Avellaneda, sponda Independiente, che nel 2015 arriva l’offerta.

    A richiederlo è Mauricio Pellegrino, attuale tecnico del Southampton, e il rendimento con El Flaco è accettabile. Meglio, molto meglio, però, l’anno successivo con Ariel Holan in panchina: 12 reti e il ruolo di elemento chiave della squadra. Un fulmine (suo soprannome in Argentina) che mette a soqquadro qualunque difesa della Primera División e che corre verso la sua prima avventura europea, con il sogno, un giorno, di poter far parte della rosa del Real Madrid.

    Nel Vecchio Continente Rigoni probabilmente non faticherà molto ad ambientarsi, forte di un atletismo superiore: il passo e il dinamismo, infatti, sono di un altro livello rispetto al Sudamerica. L’unico dubbio riguarda lo spazio che il cordobense saprà ritagliarsi, considerando la regola che nel calcio russo impone ai tecnici di schierare in campo non più di cinque calciatori stranieri (nella rosa dello Zenit sono nove).

    In Russia Rigoni indosserà la maglia numero dieci.

    E sicuramente il mese di agosto 2017 non lo dimenticherà mai, perché al contratto europeo si è aggiunta la convocazione nella Nazionale argentina, con cui non aveva mai militato nelle selezioni minori, e la certezza che Jorge Sampaoli lo terrà d’occhio in vista del Mondiale del prossimo anno.

     

    Foto di copertina ©tn.com.ar
    Foto Emiliano Rigoni Independiente 1 ©diariopopular.com.ar
    Foto Emiliano Rigoni Belgrano ©losandes.com.ar
    Foto Emiliano Rigoni Zenit ©goal.com

     

    Alex Alija Čizmić

    Alex Alija Čizmić

    El Jefecito. Mezzo italiano, mezzo bosniaco, ma da sempre innamorato dell'Argentina. Ama tutte le lingue di questa terra, ne frequenta abbastanza e sogna un mondo in cui tutti venerino la fratellanza e la multiculturalità. Forse, MondoFutbol è il posto giusto.

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