Testata giornalistica online

Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • EREDIVISIE 2017/2018, LA SFIDA DEGLI ALLENATORI

    Ancora vivo.

    Il titolo dell’adrenalinico b-movie anno ‘96 targato Walter Hill appare più che appropriato per descrivere il calcio olandese all’inizio di questa nuova stagione. Che i tempi non siano propriamente felici – né tantomeno fecondi – per il pallone oranje è sotto gli occhi di tutti, eppure la scorsa annata la fiammella è rimasta accesa grazie a Peter Bosz, (ottimo) allenatore noto fino a quel momento solo agli assidui frequentatori della Eredivisie. L’Ajax in finale di Europa League ha significato che c’è vita oltre ai soliti nomi (Hiddink, Van Gaal, Advocaat), oltretutto oramai prossimi all’età pensionabile.

    C’è poca Olanda sulle grandi panchine d’Europa, a testimonianza del periodo buio. Nel sottobosco però qualcosa continua a muoversi, e magari tra qualche tempo Ronald Koeman – e il citato Bosz – si sentiranno meno soli ai livelli medio-alti dei grandi campionati continentali.

    Le panchine della Eredivisie ai blocchi di partenza (si inizia venerdì con Ado Den Haag-Utrecht) propongono diverse tipologie di storie.
    Ci sono le novità, le conferme e le (potenziali) rivelazioni. La prima categoria chiama in causa l’Ajax, dove per fronteggiare il traumatico – in quanto inaspettato – addio di Bosz dopo una sola stagione si è ricorsi ad una soluzione interna con la nomina di Marcel Keizer.
    Un tecnico che condivide con il proprio predecessore una chiara filosofia di gioco (c’è molto Guardiola in entrambi), ma dal quale si differenzia per un curriculum ancora più scarno di quello che poteva vantare Bosz dodici mesi fa.

    Se l’attuale tecnico del Borussia Dortmund vantava esperienze con AGOVV, Heracles, Vitesse e Maccabi Tel Aviv, alle spalle di Keizer c’è un po’ di B olandese e solo una piccola porzione di Eredivisie nel tentativo (fallito) di evitare la retrocessione del Cambuur Leeuwarden nel 2016. I discorsi del personaggio che conosce l’ambiente sono validi fino a un certo punto: quella di Keizer è stata una scelta di sistema frutto di una stagione 16/17 eccellente, nel quale il tecnico ha guidato lo Jong Ajax a uno strepitoso campionato di Eerste Divisie, chiuso con 93 gol segnati e il secondo posto alle spalle del VVV Venlo (ma anche in caso di primato non ci sarebbe stata, da regolamento, alcuna promozione). Un terzo della rosa a disposizione di Keizer ha già lavorato con il tecnico: De Ligt, De Jong, Eiting, Cerny, Kluivert e Van de Beek.

    La grande sfida per l’ex giocatore ajacide, che a differenza di Bosz vanta ottimi rapporti con tutta la struttura operativa del club, sarà fornire continuità tecnica e “filosofica” alla squadra, un compito già riuscitogli a un livello inferiore.

    Il rischio è, come hanno già rimarcato i media, che alle prime incertezze sarà già pronta l’etichetta di allenatore da Telstar o da Emmen, due piccole da lui guidate in passato. Nel febbraio 2016 Giovanni van Bronckhorst aveva un piede e mezzo fuori dal Feyenoord. Contro il Pec Zwolle era arrivata la settima sconfitta consecutiva: troppo, anche per un personaggio apprezzato dall’ambiente come Gio. Ma di ex grandi giocatori rivelatisi modesti tecnici sono piene le fosse, dalle quali però l’attuale tecnico del Feyenoord è risalito sfruttando una risorsa poco utilizzata: l’umiltà. A Van Bronckhorst è stato affiancato un tutor, Dick Advocaat, che non si relazionava con i giocatori ma studiava gli allenamenti e poi riferiva allo staff tecnico le proprie impressioni.

    Risultato? Nel maggio 2016 il Feyenoord ha vinto la coppa d’Olanda, nel maggio 2017 la Eredivisie e nell’agosto 2017 la Supercoppa. Tre trofei in poco più di un anno ottenuti senza perdere l’aplomb che lo ha sempre contraddistinto, ma anche senza giocare a fare l’amico dei giocatori, anzi, intervenendo con decisione quando serviva (vedi il totem Kuyt lasciato in panchina nell’ultima parte della passata stagione).

    La proposta di Van Bronckhorst è ibrida, parte dalla scuola olandese ma si modella e si adatta al contesto tattico della partita.

    Gio ha costruito il titolo partendo da una difesa di cemento, però lo ha fatto con un terzino-regista (Karsdorp) e il bomber del campionato (Jørgensen). Idee e pragmatismo. La grande sfida sarà l’Europa, banco di prova per eccellenza degli emergenti. Contro i suoi scogli si sono infranti Frank de Boer (lasciando perdere l’Inter, fu un disastro già nell’Ajax) e Phillip Cocu, quest’ultimo passato in un anno e mezzo dall’ottavo di Champions perso ai rigori contro l’Atlético di Madrid all’eliminazione contro il Rijeka nel preliminare di Europa League (nel mezzo, una pessima Champions 16/17).

    È la tattica, e non il modulo, l’elemento di capitale importanza.

    Parole di un genio del calcio quale Vitor Frade, che Van Bronckhorst sembra aver sposato in pieno. Sicuramente in Olanda lo ha fatto Mitchell van der Gaag, allenatore dell’Excelsior che si divide con Erik Ten Hag la palma di tecnico outsider del campionato.

    Se quest’ultimo, ex tecnico delle giovanili del Bayern Monaco ai tempi di Guardiola, ha riportato l’Utrecht in Europa, trasformando il club non solo a livello tattico e organizzativo ma anche gestionale (nuove diete, campi di allenamento curati da professionisti e non più da volontari in pensione), Van der Gaag ha chiuso il suo primo anno di Eredivisie al 12esimo posto con l’Excelsior, miglior piazzamento del terzo club di Rotterdam dal 1985. L’Excelsior, tanto per rendere l’idea del contesto, dal 2000 a oggi ha acquistato un solo giocatore (300mila euro di costo), affidandosi per il resto solo a prestiti e parametri zero.

    Van der Gaag è uno strano e affascinante ibrido calcistico porto-olandese.

    Se le radici affondano nei Paesi Bassi, l’evoluzione della sua carriera lo ha portato in terra lusitana, dove ha vissuto nell’ultimo decennio (la famiglia è ancora a Lisbona, visto che i figli militano nelle giovanili del Benfica), prendendo il patentino di allenatore ma soprattutto recependo gli input di una rivoluzione che, partendo da José Mourinho, ha portato allo sviluppo di una generazione di tecnici di alto livello. La passata stagione il suo Excelsior è stato un laboratorio tattico in cui si sono miscelati schemi e soluzioni, dove Jardim (il punto di riferimento di Van der Gaag) è andato a braccetto con Bielsa e Simeone.

    A fine campionato, quando tutti gli facevano i complimenti, lui ha dichiarato: “vista la mia formazione”, ha detto, “mi vergogno di aver chiuso con 60 reti incassate”.

    Un olandese vecchio stampo non l’avrebbe mai detto.

    Foto Copertina ©Pim Ras
    Foto Marcel Keizer ©Nu.nl
    Foto Giovanni van Bronckhorst ©Nos
    Foto Erik Ten Tag ©Voetbal.com
    Foto Van der Gaag ©Twitter

    Alec Cordolcini

    Alec Cordolcini

    Autentico riferimento italiano per il calcio olandese (imperdibile in libreria il suo "La Rivoluzione dei Tulipani"), amante del Nord Europa (sogna il sole di mezzanotte di Tromsø), è firma autorevole su La Gazzetta dello Sport, il Guerin Sportivo, Rivista Undici.

    Commenta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Send this to a friend

    NEWSLETTER

    Video, reportage e documenti inediti da tutto il mondo. Calcio internazionale, società e cultura.

    Perché “chi sa solo di calcio, non sa nulla di calcio” (José Mourinho)


  • (visualizza la policy)