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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • EVERTON, IL PROGETTO PER TORNARE TRA I GRANDI

    Il calcio moderno funziona come la scuola. Chi viene rimandato a maggio inizia a sudare, non solo metaforicamente, già in estate.

    Così l’Everton, acciuffata la qualificazione all’Europa League solo grazie al settimo posto, ha iniziato a correre prestissimo, anche rispetto ai calendari d’oltremanica. Già a metà luglio “Goodison Park” si è riempito (35.000 mila spettatori, solo perché una delle tribune è in ristrutturazione) per applaudire al gol di Leighton Baines, con deviazione decisiva, per l’1-0 finale contro gli slovacchi del Ružomberok. Medesimo risultato al ritorno in trasferta e compitino superato. Una doppia vittoria che è stato l’antipasto del successo nel playoff contro l’Hajduk Spalato, valso il pass per la fase a gironi.

    La 26esima Premier League, che per la formazione di Liverpool è cominciata con una vittoria, un pareggio e due sconfitte, è infatti lo spartiacque per un club, quello dei Toffees, da troppi anni privo di successi. Del 1995 l’ultima FA Cup, mentre per una vittoria del campionato bisogna andare indietro al 1987. Con l’avvento di capitali stranieri in Premier, il club del Merseyside si è trovato gradualmente ai margini delle prime posizioni, scalzato dai “nuovi ricchi” del Chelsea e Manchester City e regolarmente un passo indietro anche rispetto ai rivali cittadini del Liverpool. Ai quali, se va bene, si può strappare un derby ogni tanto. Grande con le piccole, ma privo della qualità per insidiare le big, la squadra che è stata prima di David Moyes e poi dell’attuale CT del Belgio Roberto Martínez ha finito regolarmente le ultime stagioni in una sorta di “terra di nessuno” in classifica, giocando, da marzo in poi, più per lo spettacolo che per un obiettivo concreto.

    Aver riportato a casa Rooney quest’estate è stato un segnale: il club vuole uscire dalla mediocrità e puntare in alto.

    Del resto, ragioni sentimentali a parte, lo stesso Wazza, corteggiato da mezza Asia, non avrebbe accettato il trasferimento se non avesse creduto nel progetto.

    Sarei potuto andare da altre parti, ma appena ho capito che Ronald Koeman mi voleva non ci ho pensato su un attimo,

    ha detto Rooney, poco dopo aver firmato il contratto.
    Al miglior goleador di tutti i tempi con la maglia dell’Inghilterra
    è andata, neanche a dirlo, la maglia numero 10, lasciata in eredità da Romelu Lukaku. Il belga, nuovamente un pallino di Mourinho dopo che questi lo aveva brutalmente scaricato all’inizio della sua prima stagione di ritorno ai Blues, si porta con sé non soltanto gli 87 gol (26 soltanto lo scorso anno) segnati in quattro stagioni. La rinuncia a Lukaku significa che l’allenatore olandese ha intenzione di rivoluzionare profondamente il modo di giocare della squadra. Gli arrivi di Davy Klaassen dall’Ajax e Sandro Ramírez, ex canterano del Barcelona e poi Málaga, dovrebbero portare l’Everton a cercare maggiormente fraseggi stretti e rapide ripartenze, in un 3-5-2 che rinuncerebbe al gioco da boa che faceva, bene, Lukaku. L’acquisto record di Gylfi Sigurðsson, fortemente voluto dal tecnico olandese, concede a Koeman la possibilità di cambiare modulo, a favore di un 4-2-3-1 o un 4-3-3. Anche nell’atipico ruolo di esterno in un centrocampo a 5, il talento islandese ha fatto intravedere lampi di genio già nel ritorno del preliminare di Europa League a Spalato.

    A Rooney, al netto dei problemi extracalcistici, il compito di fornire l’ultimo passaggio. E se in forma come nelle prime uscite stagionali, di essere decisivo sotto porta.

    Con la partenza direzione WBA dell’intramontabile Gareth Barry (uno da oltre 600 presenze in Premier League, secondo solo a Ryan Giggs), le novità per l’Everton saranno anche in mezzo al campo. A supportare l’attacco, in una mediana a 2 o 3 giocatori che vedrà diverse rotazioni, ci penseranno il senegalese Idrissa Gueye, insostituibile per Koeman, l’ex gioellino del Southampton Morgan Schneiderlin, anche lui “scaricato” da Mourinho, il bosniaco Muhamed Bešić (grande potenziale, continuamente tormentato da infortuni) e Tom Davies. Quest’ultimo, promosso da Martínez in prima squadra a 17 anni, ha giocato regolarmente già l’anno scorso (25 presenze, 2 gol), tanto da meritarsi il riposo dagli impegni internazionali delle nazionali giovanili, questa estate.

    Tra i meriti dell’attuale tecnico, la scorsa stagione c’è stato quello di dare spazio a parecchi giovani. Rambo infatti ha lanciato il centrale Holgate (18 presenze, impiegato però da terzino destro), Ademola Lookman (8 partite, un gol) e Dominic Calvert-Lewin (11 partite, un gol), tutti freschi vincitori del Mondiale Under 20, grazie ad un gol in finale proprio di Calvert-Lewin, assieme al compagno di club Kenny tra i migliori giocatori della competizione. Oltre all’esperienza di Ashley Williams, Baines e Phil Jagielka, l’ex allenatore del Southampton potrà contare su Cuco Martina, un suo fedelissimo, acquistato a parametro zero, e su un serbatoio di talento dal quale attingere, con l’ala Kevin Mirallas primo sostituto, anche se in rotta di collisione con il club per la mancata cessione all’Olympiakos. E il tecnico di Zaandam  attende il ritorno di giocatori chiave come Yannick Bolasie e Seamus Coleman, che è di diritto tra i terzini più completi a livello europeo. Senza dimenticare due giovani, ma già con ottime esperienze alle spalle, come Jordan Pickford, le cui quotazioni per un possibile posto da titolare a Russia 2018 sono in continua ascesa, e Michael Keane, centrale scuola Manchester United, che ha già debuttato con la nazionale maggiore.

    Un mercato altisonante, ma non scellerato, nonostante la mancata cessione di Ross Barkley.

    Il saldo nelle casse di “Goodison Park”, infatti, sarebbe potuto essere ampiamente positivo alla fine del mercato, considerando che tutto lasciava presagire la cessione di Ross Barkley al Chelsea. Il talento puro, nato a Liverpool e approdato ai Toffees a soli 11 anni, ha deciso di andarsene, ma al momento di effettuare le visite mediche con il club di Antonio Conte si è tirato indietro. Lo stesso giocatore ha spiegato sul suo profilo Twitter di voler prendere una decisione con calma, una volta superato l’infortunio che lo terrà ai box fino a novembre. Dietro al suo rifiuto, però, sembra che ci sia una promessa di Mauricio Pochettino, tecnico molto stimato dal centrocampista. Se ne riparlerà a gennaio: la probabile cessione del classe ’93 aiuterà il club a fare cassa finanziando il progetto da 300 milioni di sterline per il nuovo stadio, che dovrebbe sorgere sulle rive del fiume Mersey ed essere pronto ad ospitare i Giochi del Commonwealth, nel 2022. Il resto degli introiti dovrà per forza arrivare grazie ai risultati sul campo.

    Partendo dall’Europa League, dove l’Everton incontrerà l’Atalanta nel Gruppo E, in cui ci sono anche Lione e Apollon Limassol. Obiettivo difficile ma non impossibile, anche per chi ha iniziato a fare sul serio prima degli altri.

    Foto di copertina e nell’articolo ©LaPresse

    Daniele Fisichella

    Daniele Fisichella

    Da Catania fino al Regno Unito, con una piccola sosta in Spagna. Giornalista dal 2004, amo la radio e ho anche insegnato questo mestiere bellissimo a persone di varie lingue e culture. Davanti al suono ipnotico del pallone che rimbalza, non resisto.

    C’è un commento.

    • Hammer of Thor
      16 agosto 2017, 23:21

      Anche la semifinale di FA Cup dovette essere rigiocata dopo il pareggio per 2-2, in un match che sara ricordato per sempre nelle menti dei tifosi dell’Everton per il goal annullato a Bryan Hamilton.

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