Testata giornalistica online

Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • FABRICE ONDOA, IL LEONE INDOMABILE CRESCIUTO SULLE ORME DI ETO’O

    Non sono un eroe. La Coppa è di tutta la squadra. È la vittoria di un gruppo, non di un singolo.

    A 21 anni, Fabrice Ondoa è già campione d’Africa. Ha gli occhi lucidi mentre stringe la mano al presidente del Gabon, Ali Bongo Ondimba, prima che il suo capitano Benjamin Moukandjo alzi al cielo la Coppa, prendendosi la luce dei riflettori. Ondoa resta defilato, esibisce un sorriso a trentadue denti e non potrebbe essere altrimenti, per chi ha appena vissuto i 90 minuti più importanti della propria carriera.

    Eppure c’è stato un istante, un’ora e mezza prima, in cui la “mano ferma” del Camerun ha tremato.

    Il destro preciso e potente di Mohamed Elneny lo aveva seccato sul primo palo dove, colpevolmente, il portiere camerunense aveva lasciato uno spiraglio. Per un’oretta l’esito della finale di Libreville non è stato in dubbio, saldamente tra le mani dei Faraoni di Héctor Cúper. Poi, i Leoni Indomabili hanno chiuso un cerchio iniziato molto tempo fa: dalla panchina, Nicolas N’Koulou e Vincent Aboubakar entrano e ispirano il 2-1, la rimonta perfetta, mentre le telecamere scorgono una persona speciale sugli spalti. Braccia al cielo, esulta Samuel Eto’o, e con lui tutto il Camerun.

    Ringrazio i miei idoli che mi danno consigli, come Samuel Eto’o.

    ondoa rinvioNel post-partita Fabrice Ondoa non ha dubbi. Il merito dell’exploit del portiere del Camerun in Coppa d’Africa è dell’ex Leone Indomabile dell’Inter, tuttora attaccante dall’ottimo rendimento all’Antalyaspor, nonché già attivo nella sua terra natia con progetti di formazione calcistica. Nel 2006 Ondoa, a 11 anni, trova rifugio proprio nella scuola fondata da Eto’o, la Fundesport, dopo l’infanzia trascorsa a Ekounou, non certo uno dei rioni più chic di Yaoundé. Si allena insieme al cugino, André Onana, con cui si scambia i guantoni in porta: i primi passi della carriera di “Faro“, come viene chiamato nel quartiere, sono ricostruiti dallo stesso Ondoa in un’intervista rilasciata al sito ufficiale della Liga.

    Quando ero un bambino, dove vivevo non c’erano campi ed era molto difficile pensare che qualsiasi giovane camerunense potesse diventare un calciatore. Era così fino al momento in cui arrivò Eto’o con la sua fondazione per formare e dare appoggio a tutti i ragazzi a cui piaceva il football. Ho iniziato con loro a giocare come portiere e mi sono detto che mi piaceva farlo. Mio padre non voleva che io giocassi a calcio, insisteva perché io studiassi, però grazie alla Fondazione Samuel Eto’o ho potuto fare entrambe le cose, football e studi, formarmi come persona e come giocatore.

    ondoa irun 2009[Fabrice Ondoa a Irún, Spagna, nel 2009: al centro, in divisa viola. Anche in occasione di quel torneo, organizzato dalla Fundesport, vincerà il premio di miglior portiere.]

    Fabrice “Faro” Ondoa si sentirà sempre legato a Samuel Eto’o: tre anni dopo il suo arrivo alla Fundesport, viene segnalato per un provino al Barcellona. La prestigiosa scuola de La Masia lo accoglie e la sua formazione avviene lì, dove decine di talenti del calcio mondiale sono cresciuti.
    Con i blaugrana vince la Youth League nel 2014, insieme al titolo come miglior portiere del torneo. Ma mentre le porte della Nazionale si aprono, anche grazie ai ritiri di icone camerunensi come Charles Itandje e Idriss Carlos Kameni, la tanto attesa chance al Barça non arriva. “Faro” viene scartato, resta in Catalogna al Gimnàstic de Tarragona e viene ripescato qualche mese dopo dal Siviglia, che però lo spedisce nella squadra riserve.
    Dalla sua patria oggi arrivano solo buone parole, ma l’inizio di stagione non dev’essere stato facile per lui. Nel silenzio, Ondoa ha lavorato con umiltà e sacrificio, finché l’assist inatteso gli arriva proprio dal cugino, André Onana, che aveva apparentemente avuto più fortuna di lui. Titolare all’Ajax, non vuole perdere il posto e sceglie di non partire per la Coppa in Gabon.

    Al suo posto, Hugo Broos sceglie il cugino Fabrice.

    È una delle storie principali attorno a questo Camerun Campione d’Africa, che certo non aveva il favore dei pronostici alla vigilia del torneo. Sette titolari, tra cui Onana, hanno snobbato la chiamata dei Leoni Indomabili. È l’occasione perfetta per Ondoa, che diventa addirittura la star del gruppo, quando decide la lotteria dei rigori ai quarti di finale, eliminando una delle favorite per la vittoria finale, il Senegal, e regalando agli appassionati uno dei momenti più tesi dell’intera Coppa, con le lacrime interminabili di Sadio Mané e un intero stadio a cercare di consolarlo.

    Sapevo dove l’avrebbe tirata Sadio Mané,

    afferma con autorità “Faro” a fine partita, svelando di aver appena ricevuto una chiamata che lo ha reso più felice delle altre. Quella di Thomas N’Kono, l’altro suo grande idolo, probabilmente il più grande portiere di sempre del Continente.

    Dopo il match mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Hai reso felice il tuo idolo!

    N’Kono ha dato a Ondoa una nuova consapevolezza, certificata dai recenti soprannomi della stampa francese, da sempre molto creativa e brillante nell’ambito. In pochi giorni il nativo di Yaoundé è diventato “il profeta paradossale” secondo SoFoot, “la mano ferma” secondo AfriqueFoot. Ha ricevuto gli elogi persino di Roger Milla, un altro immenso protagonista del calcio africano del XX secolo. “Faro” si è così ritrovato ad essere il simbolo involontario di una nazione che non credeva nemmeno all’impresa un mese fa, e la parte meravigliosamente assurda di questa storia è che il giovane Fabrice, classe ’95 con un futuro ancora tutto da scrivere, rischia di tornare nell’anonimato della squadra B del Siviglia.

    Forse anche per questo, poco dopo il novantesimo minuto, “Faro” ha nascosto il pallone da tutti. Per qualche secondo si è rannicchiato dietro la porta, come fanno i bambini al parco quando non vogliono tornare a casa. Ondoa non voleva smettere di giocare, non voleva che quel momento finisse.

    Insieme a lui, per una volta, c’era tutto il Camerun, con i suoi idoli, e le porte girevoli di una carriera che potrebbe diventare grande, oppure aver già raggiunto il picco in una torrida notte a Libreville.

     

    Immagine di Ondoa a Irún ©Fundesport
    Immagini di copertina e nel testo ©Getty

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

    C’è un commento.

    • Bruno Bottaro
      Bruno Bottaro
      7 Febbraio 2017, 13:57

      14 gennaio-5 febbraio. A molti queste date non diranno molto, a me invece hanno lasciato un segno, a loro modo. Il sogno è un vedere un giorno quella Coppa dal vivo, conoscere e raccontare davvero quel Continente che ha dato tanto all’umanità e non ha avuto molto in cambio. La Coppa d’Africa delle Nazioni è seconda solo al Mondiale come fascino e storie: quella di Fabrice “Faro” Ondoa, eroe del Camerun, fa parte di quel meraviglioso mondo. Cari Leoni Indomabili, l’appuntamento è tra due anni. A Yaoundé, Camerun, dove in questi giorni si sarà festeggiato parecchio. E dove per “Faro” è iniziato tutto.

    Commenta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Send this to a friend