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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • FABRIZIO CAMMARATA, UN ITALIANO IN CECENIA

    Non solo Conte, Verratti e Zaza: nel mondo del calcio gli emigrati italiani sono praticamente ovunque. Anche a Grozny, distante quasi 4000 km dal nostro Paese, tra il Mar Nero ed il Mar Caspio, ai piedi delle vette del Caucaso. Lì, dal 2017, quattro nostri connazionali sono andati a fare esperienza con le giovanili del Terek. O meglio dell’Achmat, visto che da pochi mesi il primo ministro ceceno nonché presidente del club Ramzan Kadyrov ha deciso di cambiare il nome alla squadra che milita nella massima serie russa in onore del padre, morto nel 2004 in seguito ad un attentato dinamitardo mentre si trovava sulle tribune dello stadio della capitale. Tra i quattro italiani a Grozny c’è l’ex attaccante di Verona e Cagliari Fabrizio Cammarata, allenatore della formazione Under 17 del club del Caucaso, che si racconta a MondoFutbol.com.

    Fabrizio, parlaci un po’ della tua esperienza.

    Il campionato è ricominciato ma sto pensando di non ritornare, visto che il mio obiettivo è quello di allenare una prima squadra. È stata un’esperienza davvero favolosa che mi ha permesso di creare un profilo internazionale. Ci siamo ritrovati a contatto con una cultura completamente diversa (nello staff con Cammarata ci sono anche il responsabile del settore giovanile Ivano Della Morte, l’allenatore dei portieri Domenico Doardo e il giovane Alessandro Di Bartolo, nda), in primis perché, a differenza del resto della Russia, sono in maggioranza musulmani. Sono davvero molto contento perché sono cresciuti molto loro e nello stesso tempo anche noi.

    Una struttura in evoluzione guidata dal presidente Ramzan Kadyrov, noto anche per il suo dispotismo e le sue importanti amicizie. Quali sono state le tue impressioni? E che rapporto hai avuto con il patron?

    Sotto il punto di vista della comunicazione sono ancora parecchio indietro, così come il livello del settore giovanile rispetto ai nostri standard.

    Ma sono davvero malati di calcio, ci hanno accolti benissimo e aiutati in tutto. Sono rimasti entusiasti del nostro lavoro.

    Lo sai, gli allenatori italiani sono da sempre “i più preparati”… Quello che posso dire sul presidente, Ramzan, è che è conosciuto da tutti con l’appellativo di ‘Lord’, ed è un appassionato come ce ne sono pochi in giro.

    Parlami un po’ della tua vita a Grozny e del campionato dei tuoi Under 17: sei reduce dalla lunghissima trasferta di Khabarovsk?

    È davvero difficile da spiegare come funziona il settore giovanile, visto che siamo stati impegnati principalmente nel campionato regionale del Caucaso (abbiamo giocato, ad esempio, contro Anzhi e Krasnodar). Non abbiamo sfidato i coetanei delle grandi squadre come Zenit e Spartak, che si incontrerebbero solo in una fase successiva a livello nazionale, quindi la trasferta dall’altra parte del mondo ce la siamo risparmiata volentieri. La giornata tipo la trascorrevo sempre sui campi da gioco, e nei giorni liberi era comunque difficile spostarsi e preferivo staccare la spina e riposarmi.

    In Russia i riflettori sono tutti su Mancini e Carrera. Hai avuto occasione di incontrarli?

    Beh, ovvio, allenano in massima serie e le attenzioni, giustamente, sono tutte per loro. Purtroppo non sono riuscito ad incrociarli: con Massimo (Carrera), quando è venuto fin qui con lo Spartak, non siamo riusciti a vederci per un nulla.

    A giugno in Russia inizieranno anche i Mondiali. Anche se Grozny non farà parte delle città ospitanti, che aria si respirava nei mesi passati?

    È ancora presto per dirlo. Probabilmente qualche Nazionale sceglierà Grozny per allenarsi. Il centro sportivo del nostro settore giovanile è davvero di prim’ordine: 4 campi (3 sintetici e uno in erba naturale), una piscina, una foresteria per i ragazzi. Spero comunque di andare a vedere qualche incontro.

    Un paio di mesi fa sei stato ospite di Prandelli a Dubai: è stato più un incontro di amicizia o di lavoro?

    Assolutamente di piacere. Col mister ho un rapporto bellissimo che va avanti da tanti anni (i due si conobbero a Verona a cavallo degli anni 2000, ndr). In tutta sincerità, l’improvvisa notizia dell’esonero dall’Al Nasr ha colto di sorpresa anche me.

    Nel tuo curriculum spicca la lunga esperienza a Pescara. Hai fatto molto bene con la Primavera battendo per ben due volte i futuri campioni della Roma e hai visto crescere tanti talenti, da Torreira a Del Sole…

    Il Pescara di oggi è una squadra veramente forte, può ambire ai play-off e alla promozione. Hanno fatto qualche passo falso, ma la Serie B è una bella competizione perché ti da sempre l’occasione di recuperare. Io sono partito dagli Esordienti, per poi continuare con gli Allievi fino alla Primavera.

    I due talenti che hai nominato sono senz’altro i più importanti, anche se ce ne sono tantissimi che giocano ancora in Lega Pro. Su Del Sole ti dico che è molto bravo, deve fare ancora esperienza, se solo la Juve gli desse la possibilità di allenarsi con loro…

    Guardando i tuoi ex compagni in molti sono diventati allenatori: da Corini a Brocchi, da Diego López a Ficcadenti passando per Aglietti, Zola, Gautieri e Grassadonia. Chi apprezzi particolarmente?

    Stanno facendo bene tutti, chi più chi meno, li seguo con piacere e forse dico Diego López perché da quando è arrivato al Cagliari la prima volta ha fatto qualcosa in più degli altri in massima serie.

     

    Credits
    Foto Fabrizio Cammarata con il Cagliari e Roberto Mancini ©LaPresse
    Foto Prandelli ©Bartoletti

    Massimiliano Macaluso

    Massimiliano Macaluso

    Siciliano di Caltanissetta, vive a Milano da un pezzo. Nonostante una laurea in giurisprudenza, ha deciso di concentrarsi sulle sua grandi passioni: le storie di calcio più insolite, gli stadi, i giovani talenti ed il tennis.

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