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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • KADIKÖY, LA REPUBBLICA DEL FENERBAHÇE CHE SFIDA IL GALATASARAY

    Esistono pochi luoghi al mondo dove il legame tra una squadra di calcio e il territorio che la rappresenta si fondono come a Kadıköy, quartiere della Istanbul asiatica.
    È lì che si giocherà, alle 17 italiane di sabato 17 marzo 2018, il secondo Derby Intercontinentale della stagione turca 2017/2018. Asia contro Europa, Fenerbahçe contro Galatasaray.
    Una partita ormai leggendaria, su cui s’è scritto tanto e tanto ancora si scriverà. Quest’anno, per quanto riguarda il campo, non sembra esserci storia: il Galatasaray si gioca il titolo contro la non-più-rivelazione Başakşehir e i campioni di Turchia del Beşiktaş. Il Fenerbahçe, che ha iniziato la stagione con un’eliminazione umiliante dall’Europa League in Macedonia ad agosto, è in ritardo, a -6 dagli arci-rivali.

    Ha soltanto un’opportunità per dare un senso a quest’annata: vincere il Derby Intercontinentale.

    Ai roboanti acquisti delle concorrenti per il titolo turco, il Fenerbahçe non ha però risposto con altrettanta forza. L’addio di Robin van Persie, rimpiazzato da Vincent Janssen e Roberto Soldado, ha senza dubbio diminuito l’appeal e le aspettative del club. I nuovi trascinatori della squadra allenata da Aykut Kocaman sono l’ex Zenit Giuliano e l’ex Lione Mathieu Valbuena. Forse troppo poco, per poter davvero ambire al titolo. Ma in Turchia, spesso, non sono soltanto gli uomini in campo a fare la differenza.
    “La loro paura è molto più grande della nostra.” Cem, Serdar e İnanç, tifosi del Fenerbahçe incontrati a Istanbul in occasione dell’ultimo derby, si sentono una parte fondamentale nella stagione della loro squadra. Ci ospitano a casa loro, a Tarabya, per raccontarci con orgoglio il loro legame con il club. “È per mio padre, per mio zio, loro me l’hanno trasmesso”, ricorda İnanç, che racconta così l’origine della sua passione per il Fener. Un destino comune a tanti tifosi dei Sarı Kanarya, i Canarini Gialli di Istanbul. “È un’eredità che porto con me, e tuttora il mio posto allo stadio è vicino a quello di mio padre.

    “La differenza che abbiamo noi, del Fenerbahçe, è che il nostro stadio è ancora nel bel mezzo delle nostre vite”, ribatte Cem, “Kadıköy è la Repubblica del Fenerbahçe.”
    Non un fattore da sottovalutare per chi, invece, si ritrova dall’altra parte della barricata. Il Galatasaray ha perso la sua vecchia casa, l'”Ali Sami Yen”, per trasferirsi sulla collina di Seyrantepe, in periferia, lontanissimo dal cuore del suo tifo che risiede a Nevizade Sokak. “Kadıköy è il territorio del Fenerbahçe, ma io lo porto con me anche se ora vivo in Europa, a Tarabya”, gli risponde İnanç. “Un’ottima decisione del club è stata quella di non cambiare mai il luogo dello stadio.”

    La conseguenza di questa scelta è sotto gli occhi di tutti: allo stadio “Şükrü Saracoğlu”, in Asia, il Galatasaray non vince da ormai 18 anni.

    La magia di raggiungere in battello un altro continente a ogni trasferta ha contribuito a costruire quell’aura mistica che ancora gravita attorno al Fenerbahçe. E i suoi tifosi, che hanno questa statistica dalla loro parte, si rendono conto dell’importanza che ha l’ambiente del “Şükrü Saracoğlu” su chi scende in campo.

    Hanno assistito in casa a vittorie roboanti e apparentemente inspiegabili (indimenticabile un 6-0 nel 2002, vissuto con la squadra nettamente sfavorita alla vigilia), così da convincersi di avere un ruolo preciso in tutto questo. Per questo, la giornata del derby ha una serie di rituali che vengono ripetuti con maniacale attenzione.
    Colazione (abbondante) ovvero kahvaltı locale, ritrovo alle “sei strade”, al centro del quartiere*; grigliata al parco Yoğurtçu a pochi passi dalle statue a grandezza naturale delle due icone del club, il “professore” (ordynarius) turco di origini greche Lefter Küçükandonyadis e il brasiliano Alex de Souza. Poi attraversamento del canale, direzione stadio, in una moltitudine di fumogeni, cori e canti che si prolungano fino al fischio d’inizio.

    È un rito che impiega un’intera giornata e si propaga, come un’onda, in tutto il vicinato di Kadıköy.

    Un quartiere atipico, in cui ogni centimetro ricorda qualche icona intellettuale del luogo, come il musicista Barış Manço o il poeta comunista Nazım Hikmet, a cui è dedicato un centro culturale e i cui versi si possono leggere, a sprazzi, su diversi graffiti sparsi per l’area. L’anima profonda di quest’area, laica e tendenzialmente di sinistra, emerge con forza in giornate come quella del derby, dai mercati rionali alla via della moda, Bağdat Caddesi.
    “Soltanto Beşiktaş, a Istanbul, può vantare un legame così forte tra squadra e territorio”, conferma Cem. Lui, come tanti tifosi del Fener, ricorda con piacere il recente successo nell’Eurolega di basket (tra i protagonisti l’italiano Gigi Datome) e aggiunge che si aspetta un simile salto di qualità anche nel più seguito sport nazionale, il futbol. “Ogni anno cambiamo spesso direzione – ricorda Serdar – abbiamo bisogno di una dirigenza nuova, aria fresca e di qualcuno che abbia un occhio al business, oltre ai risultati.”

    In quest’ottica, la più importante partita del Fenerbahçe si giocherà nei prossimi mesi.

    Le elezioni per il prossimo presidente dei Canarini Gialli vedranno in corsa il “dinosauro” Aziz Yıldırım, in carica da più di vent’anni, e l’imprenditore di successo Ali Koç, uno degli uomini più ricchi di Turchia nonché padrone della galassia industriale della Beko. Molti giornalisti locali ci hanno confermato la visione dei tifosi: questo passaggio di consegne potrebbe davvero portare il Fenerbahçe verso la dimensione che merita, in Turchia e all’estero.

    I più belli dei nostri giorni, non li abbiamo ancora vissuti.

    scriveva Nazım Hikmet nel 1942. A Kadıköy, il quartiere più europeo d’Asia, luogo che vive di passione per il calcio, lo pensano ancora oggi.

     

    Se vai a Kadıköy, non perdere…

    Il mercato. A soli 20 minuti in barca dalle località più turistiche della Istanbul europea, si trova forse il più fornito e conveniente bazar della città. Da non perdere anche il vicino caratteristico mercato del pesce.
    Mangiare da Ciya Sofrası. Uno dei luoghi-simbolo della Istanbul asiatica, un paradiso della cucina turca (non turistico, altamente consigliato).
    Bere un thé (anzi, çay), al tramonto, nella vicina Üsküdar, di fronte alla Torre di Leandro/della Fanciulla. Esperienza indescrivibile.
    *Vedere la statua del toro alle “sei strade”, vero centro di Kadıköy. Fu donata dall’esercito tedesco all’Impero Ottomano in occasione della Prima Guerra Mondiale ed è stata oggetto di diverse polemiche, spesso a sfondo calcistico. Nel 2012 un gruppo di tifosi del Galatasaray dipinse il toro di giallo-rosso, causando enormi polemiche: fu ritenuto un vero affronto da parte dei supporter del Fenerbahçe, che vedono nel toro un vero e proprio simbolo di Kadıköy. A causa di una straordinaria coincidenza, in occasione dell’ultima visita di MondoFutbol a Istanbul un bambino, tifoso del Galatasaray, prese il toro per le corna. [vedi photogallery, sotto]

    Credits
    Immagini ©Bruno Bottaro/MondoFutbol ed Erdinç Saribatir/Sport.Cards
    Si ringrazia Gökçen Eke

    PHOTOGALLERY

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

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