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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • CHRISTIAN STREICH, UN MAESTRO DI CALCIO A FRIBURGO

    Ho grandissimo rispetto per lui, mi piace come lavora e come si confronta con i suoi ragazzi. È un tecnico straordinario.” Gli ultimi complimenti per l’allenatore del Friburgo Christian Streich sono arrivati da Jupp Heynckes, l’uomo a cui secondo i media tedeschi potrebbe succedere sulla panchina del Bayern Monaco, dopo un 4-0 inflitto dai campioni di Germania alla formazione biancorossa.

    Parole dette in conferenza stampa che hanno portato quasi alle lacrime il tecnico 52enne, figlio di un macellaio (come Uli Hoeneß) e cresciuto a Eimeldingen, piccola città nel profondo sud della Germania, a due passi dal confine con Francia e Svizzera. Streich è l’allenatore che da più tempo guida di una squadra di Bundesliga (sei anni e quattro mesi) e ha costruito le sue fortune calcistiche a Friburgo. Lì, in una città aperta e tradizionalmente liberale (dal 1962 governano socialdemocratici o verdi), ha lavorato come apprendista, lì si è diplomato e ha seguito corsi di germanistica, storia ed educazione fisica all’università, ha giocato a calcio come centrocampista e soprattutto ha cominciato ad allenare. Era il 1995 e a Streich, che nella stagione 1989-1990 aveva anche assaggiato da calciatore la Bundesliga con il FC 08 Homburg, venne affidata la formazione U19. L’ha allenata per sedici anni, vincendo tre coppe nazionali di categoria (nel 2006, 2009 e 2011) e nel 2008 il titolo di campione di Germania nella A-Jugend, l’equivalente della nostra Primavera.

    Tanti trofei per un club come il Friburgo, ma soprattutto molti giocatori che da quella squadra hanno fatto il salto nei professionisti.

    Tra i tanti, il portiere dell’Hoffenheim Olivier Baumann e Ömer Toprak, centrale del Borussia Dortmund. L’ho conosciuto a 15 anni – aveva raccontato il difensore a Express nell’aprile 2017 – si è sempre occupato di me, i nostri contatti non si sono mai interrotti”.

    Un insegnante di calcio che ha basato il suo credo anche educativo su spirito di gruppo, considerazione e rispetto. Nel dicembre 2011, dopo essere stato per quattro anni assistente allenatore della prima squadra guidata da Robin Dutt prima e Marcus Sorg poi, gli viene chiesto di prendere le redini della formazione che naviga in cattive acque in Bundesliga. Lui vorrebbe non accettare, per non mancare di rispetto al suo precedessore e amico Sorg. Dirk Dufner, allora direttore sportivo del club, riesce però a convincerlo. È l’inizio di un percorso che, nonostante una retrocessione nel 2014-2015, porta il Friburgo due volte in Europa, mostrando un gioco piacevole e lo conduce a un paio di salvezze senza eccessivi patemi, anche se in ogni sessione di mercato qualche gioiello del club viene ceduto.
    A dare continuità è proprio Streich, capace di valorizzare giovani come il difensore turco Çağlar Söyüncü e rigenerare calciatori, come Nils Petersen, cuore dell’attacco biancorosso dopo stagioni non facili al Werder Brema.
    Quale sia il segreto dell’allenatore lo spiega a MondoFutbol Renè Kubler, caporedattore del Badische Zeitung, il quotidiano locale di Friburgo. Christian è un grande professionista e un super lavoratore – spiega Kubler, che ha conosciuto Streich più di 20 anni fa quando il giornalista giocava nella squadra universitaria -. In più ha un’incredibile capacità di costruire rapporti con i suoi giocatori.

    È una figura di riferimento e in qualche modo paterna.

    La sua attenzione anche a chi gioca di meno e all’ascolto delle loro ragioni permette di creare un positivo clima di lavoro, utile per fare gruppo”.

    Il gruppo viene prima di tutto: il 52enne tedesco trasferisce questo modo di pensare anche nel lavoro con i suoi storici collaboratori, come l’assistente Patrick Bauer, il preparatore atletico Simon Eicker, con lui già nel settore giovanile, e Lars Voßler, sua spalla ai tempi dell’U19. Senza dimenticare il rapporto speciale con il ds Klemens Hartenbach, suo coinquilino negli anni Ottanta e compagno di vacanze in camper.

    E con i risultati e le buone prestazioni, molti, anche lontano da Friburgo, conoscono il personaggio Christian Streich.

    Uno che ama lavorare nella tranquillità del suo studio a pochi passi dallo stadio, si muove e va all’allenamento in bicicletta e per strada si ferma volentieri a bersi un caffè al bar. E tra una sessione di video analisi e l’altra si fuma pure una sigaretta. Streich è anche uno che parla, spesso nel dialetto alemanno usato dalle sue parti, e raramente dicendo cose banali. Calcio tanto, ma anche politica, profughi, responsabilità sociale. L’emittente locale TV Südbaden e poi il Badische Zeitung gli hanno affidato uno spazio apposito, la Streich der Woche, giocando sul fatto che in tedesco Streich voglia anche dire scherzo, mentre le sue conferenze stampa sono ormai un must. È un personaggio di culto – spiega ancora Kubler – perché lui non finge, perché dice quello che pensa nella sua lingua e nel suo dialetto e perché ha la cultura necessaria per occuparsi anche di temi non calcistici”.

    Un uomo fuori dagli schemi e un ottimo allenatore, che nel 2013 è stato nominato tecnico tedesco dell’anno davanti a Klopp e Favre e che nel 2017 ha vinto il premio che Kicker riserva all’uomo dell’anno. Quest’ultimo riconoscimento, arrivato nel dicembre scorso dopo la qualificazione a sorpresa all’Europa League, l’ha commentato alla sua maniera.

    Se mi conoscessero nel privato e lavorassero con me ogni giorno probabilmente non vincerei premi. Faccio sbagli come tutti.

    A Friburgo, dove i tifosi sperano di festeggiare presto una nuova salvezza e di non perdere il loro allenatore, avvicinato dai media al Bayern Monaco, forse non se ne sono accorti.

    Credits

    Foto copertina ed esultanza Christian Streich ©Getty
    Foto Streich e Jupp Heynckes ©Picture alliance/augenklick
    Foto staff e con Olivier Baumann ©Sc Freiburg/Keller

    Roberto Brambilla

    Roberto Brambilla

    Nato a Sesto San Giovanni, quando era ancora la Stalingrado d'Italia, ha diviso le giornate universitarie tra partite di calcio internazionale e ore di tedesco. A distanza di anni ha scoperto che forse gli sono servite entrambe. Sposato alla Bundesliga, la tradisce più o meno regolarmente con il calcio britannico, prova a "cacciare" storie in giro per il mondo che non parlino solo di pallone. Giornalista professionista e autore per MondoFutbol, ha collaborato con il sito di Sky Sport dal 2012 al 2016 e dal 2015 scrive "Avvenire"

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