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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • GABRIEL HEINZE, SULLE ORME DI MARCELO BIELSA

    Ho scelto il Vélez perché mi ha convinto il livello della rosa.

    Gabriel Iván Heinze è il nuovo tecnico del Vélez Sarsfield e questa frase, pronunciata durante la conferenza stampa di presentazione, potrebbe sembrare una dichiarazione di facciata. In realtà, il neo tecnico del club di Liniers ha espresso il suo giudizio con enorme cognizione di causa.

    Ho visto 48 partite del Vélez, so che posso essere d’aiuto.

    Osservazione, analisi, valutazione. Nel caotico mondo del calcio argentino, Heinze, nonostante sia alle prime armi, è già noto per essere un maniaco del dettaglio, un perfezionista che non lascia nulla al caso. Un programmatore che crede nel lavoro. E non poteva essere altrimenti, principalmente per due motivi.
    Il primo è la discendenza. Heinze è infatti erede di una famiglia di tedeschi del Volga, una comunità etnica emigrata in Argentina alla fine dell’Ottocento. Invitati dalla zarina Caterina II (nata nell’allora Prussia) a raggiungere la Russia durante il suo regno, si crearono la fama di grandi lavoratori, ma una volta venuti meno i privilegi concessi loro dalla sovrana (ormai deceduta da circa un secolo), una parte considerevole della comunità tedesca di Russia decise di emigrare in Sudamerica. Molti di loro scelsero l’Argentina e in particolare la provincia di Entre Ríos. È qui, nella cittadina di Crespo, che nasce e cresce Gabriel Heinze, la cui formazione calcistica si sviluppa nel locale Club Atlético Unión. È in questo club che viene adocchiato da uno dei più grandi scopritori di talenti del calcio argentino, il “Maestro” Jorge Griffa.

    Dovrà pur avere qualcosa di speciale questo Gringo, non smette di correre.

    Per Griffa i pilastri fondamentali che devono caratterizzare un buon calciatore sono la tecnica, la velocità, la forza fisica e mentale. Quest’ultima porta Heinze al successo e a costruirsi una lodevole carriera europea, iniziata dopo sole 7 partite da professionista nel Newell’s Old Boys. “Il club stava smantellando ed Eduardo López, il presidente che mi ha venduto, nemmeno mi conosceva”, dirà circa il suo rapido trasferimento nel Vecchio Continente. Valladolid, Sporting Lisbona, Paris Saint-Germain, Manchester United, Real Madrid, Olympique Marsiglia e Roma sono le tappe prestigiose di un uomo che in ogni avventura ha sempre messo “anima, cuore e sacrificio”, come ha sottolineato lui stesso.
    In linea con la fervente passione che domina la vita del Gringo – soprannome che viene assegnato alle persone di discendenza anglosassone -, il suo viaggio non poteva che concludersi nel suo amato Newell’s. Ovviamente da protagonista e uomo chiave della squadra che, allenata dal “Tata” Gerardo Martino, risale la classifica del promedio, conquista il Torneo Final 2013 e arriva a un passo dalla finale di Copa Libertadores dello stesso anno, eliminata in semifinale dall’Atlético Mineiro di Ronaldinho poi laureatosi campione.

    Se sei di Rosario, però, e propendi per la sponda rossonera della città, non puoi non rimanere in qualche modo influenzato dalla figura di Marcelo Bielsa, la seconda “ragione” per cui Heinze è il tecnico che conosciamo oggi.
    Griffa, Bielsa, Martino: il Gringo è passato sotto le mani delle tre personalità più influenti della storia recente del Newell’s Old Boys e non solo, ma è in special modo dal “Loco” Bielsa che trarrà gli insegnamenti principali.
    Heinze, che con Bielsa ha vinto l’oro olimpico del 2004 ad Atene, studia calcio 7-8 ore al giorno e dopo la prima negativa esperienza al Godoy Cruz – che allena senza possedere ancora il patentino – decide di accettare la proposta dell’Argentinos Juniors appena retrocesso e desideroso di tornare prontamente in Primera División. Lascia la famiglia a Rosario e si dedica completamente al suo lavoro. Le critiche iniziali sono pesanti: il Gringo viene deriso e insultato per gli scarsi risultati e la colpa viene attribuita alla società, rea di aver ingaggiato un allenatore privo di esperienza.

    Alla fine Heinze metterà a tacere chiunque, trasformando le critiche in elogi.

    In una conferenza del 14 maggio 2017, a Perugia, Bielsa disse: “Preferisco ottenere zero punti cercandone tre che conquistarne uno senza possibilità di ottenerne tre”. Heinze, per cui Bielsa “è il migliore del mondo”, ha fatto suo questo principio e dopo anni di decadenza, culminati con la caduta nella seconda divisione, ha apportato una rivoluzione alla Paternal, in pieno stile bielsista.
    Il suo Argentinos Juniors vincerà la Primera B Nacional e otterrà la promozione con 4 giornate di anticipo, il miglior attacco e la miglior difesa, in un campionato storicamente difficile, in cui anche il River Plate in passato ha fatto fatica a emergere.
    Il tutto coniugando vittorie e bel gioco, mostrando un calcio piacevole e offensivo, a tratti dominante. Tanto che Eduardo Ramenzoni, giornalista di Tyc Sports esperto delle serie minori, ammette: “In alcune partite l’Argentinos ha sconfitto l’avversario come se fosse un allenamento”. Pressione alta, verticalizzazioni e intensità, senza la quale secondo il Gringo non si può scendere in campo. Inoltre, Heinze ha posto la sua attenzione anche sui migliori prospetti del “Semillero del Mundo”, uno dei vivai più floridi d’Argentina: Esteban Rolón, ora al Málaga, e Alexis Mac Allister, classe 1998, ne hanno beneficiato a dismisura.

    Allo stadio “Diego Armando Maradona” (non uno stadio qualsiasi) erano anni che non ammiravano un tecnico capace di influire in maniera così profonda sullo stile di gioco della squadra. Probabilmente era dai tempi di Ángel Labruna e Roberto Saporiti, i principali artefici dell’Argentinos vincente degli anni ‘80 – il primo pose le basi, il secondo le raccolse e le sviluppò portando la squadra al trionfo.
    Grazie a questa straordinaria stagione, Heinze è diventato il nome di spicco tra gli allenatori argentini emergenti ed è stato individuato dalla nuova dirigenza del Vélez come l’uomo ideale per risollevare le sorti del Fortín, sempre più invischiato nella lotta per non retrocedere. Con una rosa giovane e piena di qualità a disposizione e il ritorno dell’idolo Mauro Zárate l’obiettivo salvezza sarà forse più facile da raggiungere, per qualcuno. Non per Heinze. Il Gringo non si separa mai dal suo computer portatile e dalle sue pendrive, per informarsi e analizzare, ma ciò che più colpisce gli addetti ai lavori è la riluttanza a negoziare la propria idea. In una parola, coerenza.
    Vi ricorda qualcuno? A Carlos Tévez, grande amico di Heinze, sì. A tal punto che l’Apache ha dichiarato convinto:

    Heinze sarà il nuovo Bielsa. Lo dico perché conosco l’uomo e il professionista.

    Il Vélez Sarsfield e il fútbol se lo augurano.

     

    Credits
    Foto di copertina e nel testo ©tn.com.ar
    Foto conferenza Vélez Sarsfield ©12noticias.tv

    Alex Alija Čizmić

    Alex Alija Čizmić

    El Jefecito. Mezzo italiano, mezzo bosniaco, ma da sempre innamorato dell'Argentina. Ama tutte le lingue di questa terra, ne frequenta abbastanza e sogna un mondo in cui tutti venerino la fratellanza e la multiculturalità. Forse, MondoFutbol è il posto giusto.

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