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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • GIANNIZZERI A BORDOCAMPO

    di Bruno Bottaro (@br1bottaro)

    Gli ottomani sono tornati.

    Cento anni dopo, per davvero. Da quando la palla rotola sui campi dell’Anatolia non si era mai visto nulla del genere: ne è passata di acqua sotto i ponti, da quel 1923. La riforma di Mustafa Kemal Ataturk, totale e rivoluzionaria. L’impero ottomano diventa di colpo un’eredità del passato, una pagina dimenticata, quasi osteggiata. La Turchia di Ataturk nasce anche attraverso il calcio, con una Federazione fondata proprio nel 1923 e che in meno di quarant’anni porterà all’arrivo del primo campionato nazionale: la Super Lig, rappresentazione di un’era nuova e finalmente lontana dall’ingombrante passato. Decenni di calcio, sport e racconti di ogni genere arrivano da Istanbul e dintorni. Tutto finché in quel di Ankara qualcuno decide di riesumare alcuni ricordi sbiaditi, nel modo più folcloristico e paradossale. Quell’uomo è Melih Gokçek, sindaco della città e braccio destro nella capitale del presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdogan.

    “Dove sei tu, stupida bionda, tu che hai accusato la polizia di aver usato il potere in maniera sproporzionata?”

    La delicatezza non è tra le virtù di Melih Gokçek, controverso leader che ha mantenuto la poltrona per una manciata di voti nel 2014. E che ha risposto in questo modo ad una giornalista, “colpevole” di avergli fatto una domanda scomoda.

    Le mezze misure non esistono, per Gokçek.

    Così la vittoria risicata alle elezioni non poteva che lasciare un enorme strascico nel mondo del calcio. Ankara è una città gigantesca, specchio di una realtà frammentata e ricca di sfumature appena percettibili. Storie pazze, al limite del surreale: come quelle che arrivano dal Gençlerbirligi, progetto di un uomo 80enne ancora ben convinto di poter dire la sua. Il panorama calcistico della capitale turca si completava, fino al 2014, con la ‘nobile decaduta’ Ankaragucu, club amato dalla maggior parte dei tifosi in città che ancora oggi restano a fianco di una società in grande difficoltà: con 20mila presenze in terza divisione, una testimonianza a cui non servono ulteriori commenti.

    In questo scenario Melih Gokçek entra a gamba tesa. Secondo il suo stile, non fa una piega. Gokçek fa e disfa, a suo piacimento.

    La terza forza della città, la società creata dal comune di nome Ankaraspor, ha raccolto un odio pressoché unanime dal cuore della capitale. Così, dopo aver provato a mettere le mani sullo storico Ankaragucu, il super-sindaco si ritrova presidente di una squadra senza futuro nè tifosi. L’Ankaraspor viene smantellato in un giorno, per essere sostituito da un nuovo progetto che raccolga tutti gli ideali del sindaco-presidente.

    “Darò fastidio a chiunque vorrà darmi fastidio!”

    Melih Gokçek è carico come non mai, quando nasce dal nulla l’Osmanlıspor FK, club calcistico che milita in seconda divisione. La notizia coglie di sorpresa quasi tutti, ma lo stadio appena costruito a Yenikent doveva pur essere riempito da qualcuno. L’arena, ribattezzata Osmanlı Stadium, diventa il centro di un nuovo progetto. Un’icona del trash, secondo molti: la parte esteriore dello stadio è stata appena rifatta imitando una fortezza ottomana e il risultato è decisamente rivedibile.

    Rinascita ottomana, all'ex Yenikent ASAS, ora Osmanli Stadium.

    Ottomani all’ex Yenikent ASAS, ora Osmanli Stadium.

    L’idea alla base di tutto è una sola: la rinascita ottomana.

    Si parte dai colori, il viola e l’oro, che campeggiano sulle maglie del club, ornate di sfarzosi ed originali motivi decorativi che richiamano le lussuose stanze del Palazzo Topkapi di Istanbul. Viene in mente il divano, luogo-simbolo della cultura ottomana: lì i principi disputavano interminabili partite a scacchi, discutendo di territori contesi e ballando al ritmo instillato dalle note della Zurna, che ispirava gli uomini anche quando le donne restavano nell’harem. Ballavano eccome, quei Tavsan Oglan, ragazzi coniglio, ingaggiati dalla corte per passare il tempo, qualche secolo prima che le danze orientali femminili diventassero la realtà conosciuta oggi come ‘danza del ventre’. Al ritmo orientale dei cimbali i Koçek rendevano vivaci le serate dei giovani principi, tra quei ricami di oro massiccio che ora si fanno largo sulle divise viola dell’Osmanlıspor.

    Esultanza ottomana.

    Esultanza ottomana.

    I fasti dell’impero vengono ricordati in ogni momento della breve storia del nuovo club.

    Paradossale e assurdo, se progettato un secolo dopo la Prima Guerra Mondiale e Ataturk. Ma è tutto vero, e Melih Gokçek ha intenzione di fare sul serio. Nel progetto entrano tanti soldi: la scalata riesce, la Super Lig diventa realtà in una stagione. Ed è nell’estate 2015 che ha inizio lo show neo-ottomano.

    La campagna acquisti porta ad Ankara Pierre Webò, che dalle esperienze turco-spagnole porta un bagaglio d’esperienza non indifferente. Ma è sulla trequarti che il nuovo allenatore Mustafa Resit Akçay ha intenzione di costruire il futuro degli Ottomani: dall’Udinese arriva Gabriel Torje, ex ‘Messi di Romania‘ che ha già mostrato ottime qualità nel prestito al Konyaspor la scorsa stagione. Il vero colpo però è un altro e porta il nome di Papa Alioune Ndiaye, detto Badou: 24enne, l’Osmanlıspor lo pesca tra i fiordi norvegesi per 300mila euro. Qualche chilometro a sud di Tromso, nel profondo nord: dal FK Bodo/Glimt arriva il nuovo numero 10 degli Ottomani viola-oro.

    'Badou' Ndiaye insieme a Tonia Tisdell, suo compagno nell'Osmanlispor.

    ‘Badou’ Ndiaye insieme a Tonia Tisdell, suo compagno nell’Osmanlispor.

    Il tridente è pronto ad esplodere e lo fa subito, alla Turk Telekom Arena del Galatasaray.

    1-2 il risultato, con tanto di rete spettacolare di Torje da 30 metri a sorprendere Muslera. La macchina si è messa in moto: in casa lo show è assicurato ed assume vette inesplorate il 26 settembre 2015, data che potrebbe rimanere a lungo nella memoria di Melih Gokçek.

    Giannizzeri a bordocampo.

    Trombe e tamburi, melodie folcloristiche suonate prima e durante la partita. Ad Ankara ci sarebbe il Trabzonspor, ma lo spettacolo è tutto a pochi metri dal terreno di gioco dell’Osmanlı Stadium. Una parata in costumi ottomani accompagna ogni uscita casalinga del club viola-oro; una colonna sonora singolare e spiazzante dell’avvio pimpante della squadra.

    Giannizzeri a bordocampo.

    Giannizzeri a bordocampo.

    Torna a suonare la Zurna.

    E pure sul campo i nuovi ottomani si divertono. Torje s’inventa una punizione perfetta, 1-0. Poi tocca all’estro di ‘Badou’ Ndiaye, che negli spazi aperti diventa semplicemente imprendibile.

    Gabriel Torje, gol al Trabzonspor.

    Gabriel Torje, gol al Trabzonspor.

    Rifiniture precise, ricami di alta scuola, spazio alla fantasia sulla trequarti: il calcio di Akçay, che fu scartato proprio dal Trabzonspor un paio di anni fa, è fatto così.
    Mustafa Resit Akçay (a destra), con Shota Arveladze. Passato e presente del Trabzonspor.

    Mustafa Resit Akçay (a destra), con Shota Arveladze. Passato e presente del Trabzonspor.

    L’espulsione di un rabbioso Musa Cagiran non cambia nulla: l’Osmanlıspor anche nella ripresa, in dieci uomini, domina il gioco. L’azione del 2-0 è accademia allo stato puro. Il neo-entrato Deliktas (che ha sostituito benissimo un Webò infortunatosi dopo mezzora) avvia Ndiaye, lesto a notare un taglio di Torje. Il romeno s’inventa un passaggio filtrante che taglia in due la difesa del Trabzonspor, mentre Kilicaslan, in teoria ala destra, ha perfettamente scambiato posizione con lui: sbuca da sinistra, dietro a tutti, e deposita il più comodo dei tap-in.

    Tutto quasi di prima, da levare il fiato.

    Ed è solo l’inizio, perché nell’azione successiva Torje innesca in velocità Deliktas, che non è spaventato dall’uscita di Onur Kivrak; anzi, lo supera con un delizioso pallonetto di sinistro. 3-0, in inferiorità numerica, contro la terza forza in classifica. Una prova di forza impressionante, alleviata solo dal gol della bandiera firmato Marko Marin.

    Triplice fischio.

    L’Osmanlıspor trionfa, 3-1. I tamburi dei giannizzeri sono lo sfondo ad una melodia diversa, controversa ma a suo modo vincente. Così quando le telecamere di LigTV colgono un ottomano in tribuna, vestito di tutto punto, concentrato nella risposta forse ad un messaggio di Whatsapp, penso di aver trovato un senso a questa distopia post-moderna apparentemente senza capo né coda.

    Ottomani in campo.

    Ottomani in campo.

    Un’altra storia pazza che arriva da Ankara, là dove i palazzi ultramoderni fanno da sfondo ad una fortezza antica, affascinante eredità di un passato che non vuole andarsene.

    E che viene splendidamente contaminato, come ad Amasya, dove la statua di un principe ottomano che si fa un selfie è diventata l’icona controversa di un paese intero.

    Selfie?

    Selfie?

    Tra passato e futuro, in un continuo viavai tra innovazione e tradizione. Solo il pallone scorre quando a volte il tempo sembra restare lì, fermo, anche per cent’anni. Dal divan a Gabriel Torje, i giannizzeri ci sono ancora.
    Seguendo i virtuosismi di zurna e cimbali, con il ritmo dei gol di ‘Badou’ Ndiaye.

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

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