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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • GIAPPONE, UNA CHANCE PER RIALZARSI

    La Corea del Sud ospiterà il Mondiale Under 20. Una manifestazione che da sempre lancia i maggiori talenti del globo: basti pensare che il premio Golden Ball – riservato al miglior giocatore del torneo – è stato assegnato a Prosinečki, Saviola, Pogba, Agüero. Fino ad arrivare ai due diez per eccellenza del calcio argentino: Leo Messi e Diego Armando Maradona.

    Sarà un’edizione sorprendente per tanti aspetti: il ritorno in Asia dopo 14 anni dall’ultima volta, l’assenza per la quinta volta di fila dei campioni uscenti (la Serbia non si è qualificata), ma anche esordi (Vanuatu e Vietnam) ed eccellenti ritorni. In quest’ultima categoria, ci sono ben 13 squadre, dai padroni di casa al tandem Francia-Italia.

    Ma la storia del Giappone merita una menzione per tanti motivi. La nazionale nipponica manca al Mondiale U-20 addirittura dal 2007.

    Nel torneo organizzato in Canada, il Giappone portò a casa il FIFA Fair Play Award, ma uscì agli ottavi (ai rigori per mano della Repubblica Ceca): il gruppo guidato da Yasushi Yoshida poteva contare su futuri nazionali, o comunque giocatori di prima fascia nel campionato locale come Atsuto Uchida, Tomoaki Makino, Masato Morishige, Yosuke Kashiwagi e soprattutto Shinji Kagawa.
    Quei ragazzi facevano parte di una generazione – quella degli ’86 e ’87 – da cui il Giappone si aspettava molto. Oggi alcuni di loro, assieme a Honda, Okazaki e Nagatomo, costituiscono l’ossatura della Nippon Daihyo. Ma nessuno potrà eguagliare la Golden Generation, ovvero quella che ha sfiorato la vittoria del Mondiale U-20 nell’edizione del 1999, disputata in Nigeria.
    All’epoca, Philippe Troussier aveva deciso di prendere in mano l’U-20 per la kermesse iridata pochi mesi prima della deludente prestazione della prima squadra alla Copa América 1999, in cui la nazionale nipponica, invitata eccezionalmente, raccolse appena un punto nella fase a gironi. L’esperienza coi giovani, invece, fu estremamente soddisfacente perché il francese si ritrovò a gestire un materiale di prima qualità: di quei 18 giocatori, 11 hanno oggi almeno una presenza con la nazionale maggiore e alcuni di loro ne hanno fatto la storia. Tra quei ragazzi, c’erano Koji Nakata, Inamoto, Ogasawara, Takahara, guidati dai leader Yasuhito Endo e Shinji Ono.
    Quella squadra ebbe la meglio sull’Inghilterra nel girone, prima di superare Portogallo, Messico e Uruguay sulla strada per la finale, dove i nipponici incontrarono i pari età spagnoli. E non una Spagna qualsiasi, ma quella con Xavi e Marchena in campo e Iker Casillas addirittura in panchina. Finì 4-0 per gli iberici, ma ciò non toglie nulla a quell’avventura.
    Dal 2007, il Giappone ha mancato quattro qualificazioni e, in ogni caso, non ha più ripetuto l’exploit. Ma se la generazione dei ’92, quella di Takashi Usami, Manabu Saito, Yoichiro Kakitani e Ryo Miyaichi, ha deluso e ha mancato la fase finale del Mondiale di categoria, quella attuale ha rispettato i pronostici.

    Il Giappone ha dominato il torneo asiatico U-19: zero gol concessi, quattro vittorie (tutte con almeno tre gol segnati) e due pareggi, con Ritsu Doan eletto miglior giocatore del torneo.

    Ci sono voluti i rigori per battere l’Arabia Saudita, ma il materiale sembra esserci. E il CT Atsushi Uchiyama ha deciso di non cambiare troppo in vista del prossimo appuntamento in Corea del Sud, dove i primi avversari saranno Italia, Sudafrica e Uruguay, sorteggiate nel medesimo girone dei nipponici.

    Nell’annunciare la squadra che andrà a giocarsi il Mondiale U-20, un paio di rinunce hanno stupito (come Kishimoto e Nakamura in attacco). Tutti gli altri confermati: c’è Ritsu Doan, cercato anche dal PSV qualche mese fa.

    Ma gli occhi sono andati tutti su un nome in particolare: Takefusa Kubo.

    Qualcuno avrà visto qualche anno fa un video che ritraeva un giovane calciatore delle giovanili del Barcellona dribblare i suoi avversari senza pietà. Poteva essere un fenomeno del web, in realtà era Kubo a 10 anni.
    Nato a Kawasaki (nella prefettura di Kanagawa), è rimasto quattro anni nella Masia dopo esser stato notato in un torneo giovanile. È partito dall’Alevín C per arrivare all’Infantil A, ma il Barcellona ha violato le regole FIFA sui trasferimenti degli U-18 e non ha potuto più schierarlo: così, Kubo è tornato in Giappone per giocare con il FC Tokyo. Il club ha colto l’enorme richiamo di quest’operazione e ha promosso il ragazzo tra i grandi a soli 15 anni.

    Il 5 novembre 2016, Kubo ha esordito tra i professionisti con la squadra riserve del FC Tokyo in terza divisione. Ma la sua ascesa è diventata inarrestabile in questo 2017: l’ex enfant prodige del Barça ha segnato il suo primo gol da professionista (sempre in terza divisione) e ha persino debuttato con la prima squadra, seppur in una partita di Coppa di Lega. A questi record, si è aggiunta la convocazione – sotto età di ben quattro anni – per il Mondiale U-20, in cui sarà il giocatore più giovane. Il tutto dopo aver già esordito con l’U-20 nipponica, segnando due reti in amichevole.
    Al termine del suo esordio in prima squadra, i fotografi l’hanno circondato. I tifosi del FC Tokyo si sono arrabbiati perché la pressione dei media non ha permesso al ragazzo di ricevere il giusto omaggio dal pubblico. Ma il futuro del Giappone passa da queste enormi aspettative sulle spalle di un talento così precoce, tanto che in patria si azzardano – che strano! – paragoni con Messi per il piede mancino e il passato in Catalogna. Italia, Uruguay e Sudafrica sono avvisate.

    Foto di copertina ©jfa.jp
    Foto di Messi ©FIFA.com
    Foto Giappone U-19 ©GDN/Ahmed Al Fardan

    Foto di Takefusa Kubo ©espn.com

    Gabriele Anello

    Gabriele Anello

    Di passaporto italiano e cuore giapponese, spera in un posto al Mondiale per l'Oceania. Collaboratore di SampNews24 e caporedattore calcio di Crampi Sportivi, gestisce anche i blog Golden Goal: The Blog e #ilpiùgrandespettacolodentroilweekend.

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