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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • GUOAN E RENHE: LE DUE ANIME DI PECHINO

    A discapito degli ingenti investimenti a cui stiamo assistendo in questi ultimi mesi, girando per le strade di Pechino ho avuto la netta impressione che non si respiri calcio nella capitale. L’indizio più eloquente è stata la presenza di campetti da basket proprio di fianco allo storico Worker Stadium.

    La Cina si conferma il paese delle contraddizioni anche in questo settore: il calcio è stato lo sport più seguito in televisione nel 2015, ma non è praticato dalle masse, tanto che Giappone e Thailandia hanno più giovani giocatori registrati in confronto alla Cina.

    chinaLa Chinese Super League è uno dei campionati con la più alta media di tifosi agli stadi, ma molti di questi non sono pieni nemmeno per metà. Il mio viaggio a Pechino ha confermato il fatto che questa crescita deregolamentata ha per certi versi lasciato indietro il pubblico: nella capitale ho avuto modo di assistere alle partite di Beijing Guoan (in CSL) e del Beijing Renhe (China League One) e le differenze fra le due realtà sono abissali. Il Beijing Guoan, conosciuto anche con il nome di Imperial Guards, può contare su una forte tradizione nel calcio professionistico, che parte dal 1992, quando la squadra è stata acquistata dalla Citic Bank di Shenzhen, anche se la storia del club parte dagli anni ’50 con il nome di North China, sotto la forte influenza dello stato, fino all’inizio della Rivoluzione Culturale.
    Le Imperial Guards hanno una forte identità, la quale è rimasta immutata nel corso degli anni, il che spiega il forte seguito di pubblico.
    Il Beijing Guoan può contare sulla seconda più ampia affluenza media allo stadio (più di 40.000 persone), e su molteplici gruppi ultras che curiosamente portano nomi italiani, il che è molto comune nel contesto cinese: si va dal più neutrale Curva Nord al LFAM (Lotta fino alla morte).

    Il Worker Stadium si situa nel distretto di Chaoyang, la zona più internazionale e alla moda di Pechino.

    Gli spalti si riempiono di un caldo tifo, che parte dai gruppi ultras per estendersi a tutto lo stadio, anche nei momenti di difficoltà o di sconfitta come ho potuto assistere nella partita disputata contro il Chongqing Lifan lo scorso 12 agosto.
    Una marea verde ha supportato con entusiasmo per tutti e 90 i minuti le Imperial Guards, nonostante una stagione estremamente deludente e un titolo che manca addirittura dal 2008.

    massa_verdeSe il pubblico a Chaoyang si raduna in massa per assistere alle partite del Guoan, dalla parte opposta della città, nel distretto di Fengtai, le cose non sono decisamente altrettanto brillanti. In questo caso non parliamo di una zona della città alla moda, Fengtai è situata a sud ovest di Pechino, distretto prevalentemente industriale.

    Qui sorge il Fengtai Stadium, casa del Beijing Renhe, al suo primo anno nella capitale.
    Non si tratta di una società di nuova fondazione, dato che è nata nel 1995, ma il caso di Renhe merita di essere analizzato attentamente per capire come i tifosi sono stati lasciati indietro, e a quali logiche di mercato ed economiche risponde il calcio cinese.

    Il club nasce nel 1995 a Shanghai, con l’appellativo di International. Nel 2005, a seguito dello scandalo combine e per l’impossibilità di mantenere certi investimenti che avevano portato il club a competere per il titolo, i proprietari (Cosco Real Estate) decidono di spostare il club nella confinante provincia di Shaanxi, rinominandolo Xi’an International, per poi vendere la totalità delle azioni alla Baorong Investment.
    I cambiamenti (per l’allora) Inter Xi’an sono all’ordine del giorno, e nel 2010 la Renhe Commercial Holding Company (Real Estate per centri commerciali), inizia a investire nel club diventandone il proprietario di maggioranza.

    img_20160821_192837L’anno successivo, a causa dei rapporti privilegiati della Renhe con la provincia di Guizhou e la promessa del governo locale di poter usufruire dell’impianto olimpico, la proprietà decide di trasferire il club per la seconda volta nella sua storia, lasciando Xi’an, e un pubblico che si stava appassionando, senza squadra per la quale tifare.

    Il nuovo Guizhou Renhe ottiene risultati ottimi, vincendo la CFA Cup nel 2013 e la Supercoppa l’anno successivo a discapito del Guangzhou Evergrande. È solo l’inizio di un’altra fine: nel 2015 il Guizhou inaspettatamente conclude il campionato al penultimo posto e retrocede in China League One.

    Per i tifosi oltre al danno la beffa: la Renhe in seguito ai nuovi progetti di centri commerciali a Pechino decide di portare anche il suo giocattolo nella capitale.

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    Il risultato è abbastanza triste: ad assistere alle partite al Fengtai (stadio da 40.000 posti), a malapena si arriva a 3.000 persone, le quali sugli spalti sono apparse abbastanza distratte, con solo una trentina di tifosi che sostenevano la squadra con un paio di cori, fra il menefreghismo generale. Non esiste un vero tifoso del Renhe, le persone presenti allo stadio tifano principalmente per il Guoan e vivono nel distretto di Fengtai.

    Nella riforma pluriennale sul calcio, il governo vuole cercare di limitare (eventualmente anche cancellare) la possibilità di trasferire i club, in modo che anche le giovani realtà del calcio cinese si possano radicare nel territorio e creare un forte seguito, cosa che il Renhe non è mai riuscito a realizzare in questi folli spostamenti, a differenza del Beijing Guoan.

    Immagini © Nicholas Gineprini / MondoFutbol.com

    Nicholas Gineprini

    Nicholas Gineprini

    Nato a Urbino il 2 maggio del 1991, è laureato in Chimica e Tecnologie farmaceutiche, ma ha già appeso il camice al muro. Si occupa dell'evoluzione e dello sviluppo del calcio cinese: gestisce il Blog Calcio Cina, autore del libro 'Il sogno cinese, storia ed economia del calcio in Cina' e oltre alle varie collaborazioni per riviste o sul web, lavora per high quality china, nell'ambito della cooperazione bilaterale fra Italia e Cina sul calcio.

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