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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • HAKAN ÇALHANOĞLU, LA SPERANZA DELLA VALLE DI BAYBURT

    Dalla valle del Çoruh a quella del Po. La storia di Hakan Çalhanoğlu, nuovo giocatore del Milan, comincia da lontano, da un castello, quello di Bayburt, da millenni centro di un altipiano che si estende sopra Trebisonda verso Erzurum, est dell’Anatolia. Gli armeni chiamavano quella stessa città Baydbert, dal nome “Baiberdon” che l’imperatore romano Giustiniano diede al castello. Bizantini, selgiuchidi, akkoyunlu, persiani: cambiano le bandiere, non cambia Bayburt, simbolo di una parte dell’Anatolia che ha sempre sofferto un distacco economico enorme da Istanbul e Smirne, e che solo negli ultimi decenni ha intravisto parvenze di sviluppo.

    Negli anni ’70 l’aria era quasi irrespirabile. Come migliaia di altri padri di famiglia, il signor Çalhanoğlu, letteralmente “figlio di Çalhan”, viene attratto da un annuncio sul giornale. C’è lavoro in “Almanya”, Germania, e la manodopera richiesta è soprattutto quella turca.

    La famiglia Çalhanoğlu si stabilisce in terra teutonica ed è a Mannheim che nascerà Hakan, figlio di Hüseyin. Lontano da Bayburt, che Hakan vede solo in vacanza.

    [Hakan Çalhanoğlu, ospite del Bayburtspor. Il numero 69 è il codice stradale delle targhe immatricolate nella provincia di Bayburt.]

    L’Anatolia per lui rimarrà un’attraente idea, soprattutto nel 2011, quando è a un passo dal trasferimento al Trabzonspor. Il padre Hüseyin è talmente convinto di riportarlo a casa che lo spinge a firmare un contratto con il club del Mar Nero. Sono ore frenetiche, in cui Hakan valuta il futuro della sua carriera e sceglie di restare in Germania al Karlsruhe. A Trebisonda la prendono male, minacciano un processo alla FIFA. La sentenza arriverà anni dopo e costringerà Çalhanoğlu, nel frattempo diventato “10” del Bayer Leverkusen, a fermarsi per quattro mesi.

    Ammettendo l’errore commesso in gioventù, Hakan decide di non gravare sulle casse del Leverkusen e di rinunciare allo stipendio nel periodo vissuto lontano dai campi di gioco.

    Il Bayer, club che aveva raggiunto la Champions League, cala vistosamente di rendimento senza il suo fantasista. L’eccellente rapporto di Hakan con Roger Schmidt, tecnico esonerato dalle “Aspirine” il 5 marzo 2017, lo porta a criticare aspramente la dirigenza per la decisione appena presa.

    Roger Schmidt è il miglior allenatore che io abbia mai avuto. Considero il suo allontanamento una decisione dura che per me non è comprensibile. In quel momento non avevo nulla a che vedere con la lotta per non retrocedere.”

    Parole forti, arrivate da parte di un figlio dell’Anatolia che si è distinto per una serie di gesti singolari. Molti discendenti di “Gastarbeiter” (“ospiti lavoratori”) turchi, cresciuti in Germania, si rivedono in lui. Musulmano convinto, ha visitato la Mecca nel 2015. L’immagine iconica per i religiosi più ferventi della comunità tedesca è però la sua reazione nei confronti dei tifosi dello Schalke 04. Per provocarlo, gli hanno lanciato pezzi di pane con carne di maiale all’interno.

    Da parte sua Hakan ha benedetto il pane con un bacio, avvicinandolo successivamente alla fronte: il suo è un gesto di gratitudine per il cibo, in questo caso una risposta di disarmante pacatezza.

    Altrettanto celebre, almeno in Turchia, è la sua scelta di sostenere il “sì” voluto da Recep Tayyip Erdoğan al referendum costituzionale dello scorso 16 aprile. È lo stesso messaggio veicolato dal connazionale turco-tedesco Gökhan Töre, ragazzo con cui Hakan ha inevitabilmente legato fin dai primi anni in Germania. Un’amicizia profonda, in cui si inserisce anche la figura di Ömer Toprak, da pochi giorni nuovo difensore del Borussia Dortmund. Un legame che ha rischiato di incrinarsi a causa di un post-partita turbolento.

    Sono state scritte tante cose su quanto successo, ma alcune sono inesatte. Innanzitutto, non si tratta soltanto di me”,

    ha riferito Hakan in un’intervista-fiume, servita a chiarire un incidente che portò addirittura Fatih Terim a escludere lui e Toprak dalla Nazionale.

    L’evento ha coinvolto Gökhan Töre e un amico di Ömer Toprak, io non c’entravo nulla. Ero solo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Eravamo all’hotel, non al nightclub, e abbiamo bevuto un po’. Dopo, Gökhan ha scoperto che l’amico di Ömer era con noi. Non so cosa sia successo, ma penso che quell’amico di Ömer avesse avuto una storia con la ex di Gökhan. […] Aprii la porta. Gökhan mi ignorò e andò dritto dall’altro ragazzo. Successivamente, un’altra persona entrò nella stanza. Non l’avevo mai visto prima. Il vero problema iniziò qui. Quel tizio tirò fuori una pistola che nascondeva sotto la giacca, camminò verso Ömer e gli disse: “Fermo o gli sparo”. Voleva che io e Ömer stessimo calmi, così che Gökhan potesse risolvere il suo problema. A quel punto, Gökhan e l’amico di Ömer vennero alle mani. Il tizio con la pistola non fece più nulla. Io ero nell’angolo della stanza, e mi disse di non muovermi e che altrimenti mi avrebbe sparato.”

    Questo incidente, di cui la stampa è venuta a conoscenza soltanto un anno dopo il post-partita di Olanda-Turchia, è stato svelato in prima persona dal padre di Hakan, Hüseyin, ben prima che l’intervista di Hakan alla ZDF chiarisse definitivamente i fatti. I rapporti con Töre si sono ricomposti, ma a risentirne è stata la Nazionale, che ha rischiato di non qualificarsi a Euro 2016.

    Il fantasma di un gruppo diviso e poco compatto non ha lasciato il ritiro di Riva (località equivalente alla nostra Coverciano). Oggi, con l’esclusione di Arda Turan, gli stessi incubi tornano sulla Milli Takım. E la responsabilità è tutta sulle spalle di Çalhanoğlu.

    La sua è una Turchia diversa, di matrice europea. L’intero attacco della Mezzaluna, oggi, è formato da ragazzi turchi formati in Europa: Emre Mor, danese, Cenk Tosun, tedesco, e Hakan Çalhanoğlu da Mannheim.

    Questo dato, oltre a sollevare qualche perplessità sulle strutture di formazione giovanile in Anatolia, dà una fotografia chiara dell’importanza del gruppo dei “tedeschi” nella squadra che oggi rappresenta il Paese.
    La scelta della Nazionale, quella, non è mai stata in dubbio per Hakan. Nonostante il suo idolo fosse Mesut Özil, trequartista che ha trovato grandi fortune con la Mannschaft tedesca, la maglia della Milli Takım ha sempre avuto un fascino speciale per lui. Le giovanili con la Germania hanno rappresentato soltanto un rito di passaggio (peraltro condiviso con il partner in Nazionale, Cenk Tosun). Al Paese in cui è cresciuto, Hakan, deve molto.
    Nei giorni del suo trasferimento al Milan il ragazzo di Mannheim ha visitato il Karlsruhe, il club con cui ha mosso i primi passi nel professionismo. Al KSC, Hakan, ci era arrivato nel 2009, a 15 anni, dopo otto stagioni nelle giovanili del Waldhof Mannheim, società della sua città in cui si era formato tra gli altri anche Sepp Herberger, il CT del “Miracolo di Berna”. Lì, a pochi chilometri dal confine con la Francia, dove per un periodo ha condiviso un appartamento con il compagno di squadra Pascal Groß, Çalhanoğlu ha firmato il primo contratto tra i grandi nel marzo 2012 e ha avuto nella stagione successiva anche la possibilità di disputare, in prestito dall’Amburgo, una stagione da titolare sotto la guida di Markus Kauczinski. Un anno meraviglioso per il centrocampista di origine turca, condito da 17 gol e dalla promozione in Zweite Bundesliga.
    Il resto lo ha fatto Bayburt, la città che Çalhanoğlu ha visto nelle estati in vacanza, quella da cui il fratello, anche lui calciatore, passa di frequente. Muhammed gioca per il Gümüşhanespor, squadra di terza divisione che ha un pittoresco stadio tra le montagne dell’Anatolia. Hakan, che ha anche una passione per i cavalli, è stato visto spesso su quegli altipiani durante le settimane libere.

    A distanza di anni Bayburt resta una terra controversa, è il distretto con la percentuale più alta di “sì” al recente referendum turco (77% – dall’altra parte della barricata c’è Karşıyaka, Smirne, con l’83% di “no”). Alcune famiglie sono persino tornate dalla Germania, perché attorno al fiume Çoruh si può ora immaginare un futuro. A grandi linee, è lo stesso copione del film di Yasemin SamdereliAlmanya – La mia famiglia va in Germania“, in fondo una complessa vicenda che riguarda migliaia di famiglie.

    Hakan tra Karlsruhe, Amburgo e Leverkusen ha già mostrato il suo valore, guadagnandosi l’etichetta di “FreistoßGott” (“Dio delle punizioni”) talento unico nonché 23enne che ha già vissuto e superato momenti delicati. Un vero figlio di Bayburt, uno che regala speranza come quegli annunci sul giornale negli anni ’70.

    #MFTracks:
    Il singolo “Rhythm Istanbul” del rapper KankA ospita in video i fratelli Çalhanoğlu, Hakan e Muhammed. Girato tra Mannheim e Istanbul, è una delle tante rappresentazioni di come Hakan sia diventato una star universalmente riconosciuta dalla comunità turca in Germania e nella madrepatria.

    Foto di copertina e nell’articolo ©LaPresse
    Foto di Hakan a Bayburt ©Anadolu Ajansi

    Ha collaborato Roberto Brambilla

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

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