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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • ITALIA E COREA DEL NORD: HAN È SOLO IL PRIMO

    Il gol messo a segno nei minuti di recupero di Cagliari-Torino da Han Kwang-Song, oltre a garantire l’immortalità statistica e un futuro nel nostro calcio almeno fino al 2022 al giovane bomber nordcoreano, è il primo importante mattoncino di una strategia di sviluppo calcistico ad ampio respiro.
    Era infatti il 2013, quando in ossequio alla direttiva governativa di fare della nazione una “potenza sportiva”, la federazione calcistica di Pyongyang inviò una trentina di ragazzini nordcoreani di varie età in due scuole calcio in Spagna, a Barcellona, e in Italia, a Perugia. Nello stesso anno venne inaugurata la Scuola Internazionale di Calcio a Pyongyang, un istituto che permette ai più giovani talenti della nazione di “seguire gli allenamenti, i corsi di formazione sportiva e garantire il diritto allo studio, oltre che poter assistere e partecipare a corsi ed allenamenti di esperti e tecnici stranieri”.
    Il “Piano”, che passava dalla Scuola di Pyongyang alla Fundaciò Marcet e all’Italian Soccer Management, le due scuole che accolsero i nordcoreani, regalò a Pyongyang da subito importanti risultati: nel 2014 la nazionale under-16 vinse la Coppa d’Asia di categoria. A firmare il successo, nella finalissima contro la Sudcorea, furono i due diamanti più puri: Han Kwang-Song e Choe Song-Hyok.

    Da quel momento, chiuso il rapporto con la scuola catalana, la nazionale venne di fatto traslata completamente a Perugia, con l’obiettivo di preparare il Mondiale under-17, chiuso agli ottavi di finale contro il Mali, poi finalista.

    Un rapporto, quello tra Italia e giovani nordcoreani, che non si concluse nell’anno dei Mondiali, ma proseguì, tanto che oggi sono ben sei i nordcoreani tesserati in Italia. L’ultima novità è di questi giorni con Choe Song-Hyok che ha trovato un accordo con il Perugia, dopo aver chiuso la tribolata e sfortunata esperienza con la Fiorentina.

    Fu proprio Choe, infatti, il primo a vestire una maglia di un club italiano. Trequartista, esterno, rapido nel dribbling, Song-Hyok fu infatti messo sotto contratto dai viola. Pradè e l’allenatore della Primavera Guidi stravedevano per lui. Qualche presenza a fine campionato 2015/16 nella formazione dei giovani fiorentini prima dello svincolo, voluto dal nuovo ds Corvino. Ma nel frattempo un contratto da professionista firmato e non depositato dai viola. Da qui la battaglia legale, che si è conclusa con lo svincolo e l’approdo in Umbria.
    Oltre ad Han, di cui ormai sappiamo tutto, gli altri quattro nordcoreani sotto contratto sono a Macerata, con la squadra Berretti della formazione biancorossa di Lega Pro. Grazie anche all’apporto dei ragazzi di Pyongyang la squadra di mister Turchetti ha giocato un buon Torneo di Viareggio e ha raggiunto i playoff nazionali, nonostante una situazione societaria disastrosa.
    Il più talentuoso dei quattro è Jong Chang-Bom, altro esterno, capace di giostrare da seconda punta o da mezz’ala. Fu protagonista di un provino con il Napoli (assieme al portiere Ri Chol-Song), ma non se ne fece nulla. In difesa a sinistra gioca Choe Jin-Nam, mentre davanti alla difesa c’è il fosforo di Jo Win-Song e sull’ala a sinistra il guizzante Kim Wi-Song. Anche a causa dei problemi societari, difficilmente rimarranno a Macerata e, soprattutto per il primo del lotto, ci saranno numerose richieste.

    Tornando a Cagliari è in prova un altro talentuoso esterno, capace di fare la mezz’ala: il numero “7” Pak Yong-Gwan. Capozucca, il ds isolano, non vuole perdere di vista il mercato asiatico e non è escluso che nella prossima stagione siano ben due i nordcoreani a tinte rossoblù.
    Nel frattempo Jørn Andersen, il norvegese attuale tecnico dei Chollima (un altro mattoncino del “Piano” di cui vi parlavamo), dalla sua stanza dell’Hotel Yanggakdo gongola in attesa di testare i nuovi fenomeni in nazionale, con Han a fare da compagno d’attacco all’altro “europeo” della truppa, quel Pak Kwang-Ryong, ormai da sei anni certezza nei campionati svizzeri (Basilea, Vaduz, Biel e Losanna le sue tappe, con una quarantina di reti, quattro trofei e due promozioni nel palmarès elvetico).
    Ma attenzione che è in arrivo, sempre all’ISM di Perugia, il più promettente della nuova generazione. È un classe 2000, si chiama Kim Pom-Hyok. Chi ha avuto modo di osservarlo ai campionati asiatici Under-16 di un anno fa aveva davanti agli occhi un giocatore totale: nell’arco di una gara, di fatto, era capace di fare il leader difensivo, il regista e, in caso di necessità, il goleador. In più di un’occasione il mister Yun Jong-Su (ex allenatore della nazionale maggiore, oltre che leggenda del calcio nordcoreano a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, quando sulla panchina della nazionale c’era un certo Pak Du-Ik), infatti l’ha schierato da attaccante, con risultati apprezzabili: doppietta contro lo Yemen e rete decisiva contro l’Oman. Kim ha guidato i suoi fino alla semifinale persa ai rigori contro l’Iran, ma soprattutto alla qualificazione ai Mondiali che si giocheranno in India ad ottobre.

    Nel 1990 i primi tre pionieri nordcoreani (Kim Yong-Min, Ri Chang-Ha e Yong Kwang-Min) varcarono i confini nazionali per giocare qualche scampolo di gara nell’ultimo campionato sovietico con la maglia dei kazaki del Kairat di Alma Ata. Da allora una cinquantina di giocatori nordcoreani ha giocato all’estero (non consideriamo chi, come ad esempio Jong Tae-Se o An Yong-Hak, ha scelto la cittadinanza nordcoreana ma è nativo del Giappone).
    Prevalentemente campionati asiatici, con la Cina a dominare nella speciale classifica, ed esperienze sporadiche tra Cambogia, Thailandia e Mongolia. I primi a sbarcare in Europa furono Choe Myong-Ho e Ri Kwan-Myong al Krilya Sovetov, in Russia. Da allora ne sono arrivati altri dodici: Hong Yong-Jo, il capitano della nazionale mondiale del 2010, tra Serbia (Bezanija) e Russia (Rostov); Jong Il-Ju, tra Serbia (Napredak Krusevac) e Danimarca (FC Vestjǽlland); Ri Kwang-Il, An Il Bom e Myong Cha-Hyon, tutti e tre nel Radnički Kragujevac; Hong Kum-Song e Ri Myong-Jun in Lituania al Dinaburg, poi Daugava, con Myong-Jun poi messo sotto contratto anche dai danesi del Vestjǽlland e protagonista pure in Thailandia (unico nordcoreano ad aver giocato in tre paesi differenti); infine la “colonia svizzera” con Kim Kuk-Jin (Concordia e Wil), Pak Chol-Ryong (Concordia), Cha Jong-Hyok (Wil) Rim Chol-Min (Wil e Brühl) e il già citato Pak Kwang-Ryong. Fatta eccezione per quest’ultimo, che vanta pure due presenze in Champions League, tutti palcoscenici di medio-basso livello.

    Ora il cambiamento di paradigma con una visione che da molti è interpretata come un’importante apertura al mondo esterno: la “Korean connection”, con il capofila Han, punta a livelli più alti, partendo proprio dal nostro calcio.

    Foto copertina ©Getty Images
    Foto Choe Song-Hyok ©FirenzeViola.it
    Foto calciatori coreani Maceratese ©Marco Bagozzi
    Foto Kim Pom-Hyok ©OmanObserver

    Marco Bagozzi

    Marco Bagozzi

    Marco Bagozzi (Trieste, 1983), scrive di calcio e sport per passione. Ha pubblicato quattro volumi sulla storia dello sport in Corea del Nord, in Mongolia e sulla vittoria dello Steaua Bucarest nella Coppa dei Campioni 1985-86, intrecciando storia, politica e attività sportive. È responsabile della pagina sportiva del giornale online L'Opinione Pubblica. Tifa Triestina.

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