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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • IL RUGGITO DE EL TIGRE

    Con un impianto come quello di Glendale, climatizzato e con un terreno di gioco retrattile, e le accortezze dello staff tecnico peruviano (temperatura controllata in hotel e sul bus che ha portato la squadra dallo stesso allo stadio), l’arsura dell’Arizona non può essere una scusante accettabile.
    Il Perù si è sciolto all’improvviso dopo un avvio sorprendente che aveva messo alle corde l’Ecuador, sceso in campo con il consueto 4-4-2 e il ritorno, non proprio a furor di popolo, di Alexander Domínguez fra i pali (in molti avrebbero voluto la conferma del numero uno dell’Emelec, “El Rifle” Dreer, che aveva convinto nella gara d’esordio contro il Brasile).

    Per mezz’ora, infatti, La Blanquirroja ha dominato, non sempre in maniera ordinata, l’incontro, lasciando l’iniziativa ai rivali, ancora una volta in difficoltà nella costruzione della manovra, chiudendo la fetta centrale del campo con i reparti corti e le puntuali letture in chiusura di Tapia, per poi ripartire a ventaglio sugli esterni, soprattutto a sinistra, dove il triangolo Trauco (terzino), Flores (esterno alto) e Cueva (interno con libertà d’azione) ha piegato Paredes e costruito una parte del doppio vantaggio iniziale.

    L’altra parte, com’era prevedibile, è plasmata da Guerrero, una spina nel fianco per Mina e Achilier, quest’ultimo espulso nel recupero, irruenti e spesso in ritardo sui movimenti e sulle sponde dell’ex centravanti del Bayern Monaco.

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    Forza e doti di leadership, quelle del Depredador, non trasmissibili al resto dell’undici di Gareca, incapace di reggere il ritorno dell’Ecuador sul finire del primo tempo, impetuoso e prolungato anche nella ripresa, ben oltre il rapido pareggio trovato sull’asse MonteroBolaños. Inesperienza e deconcentrazione hanno indebolito le gambe dei peruviani, costretti a rinculare e proteggere con i denti il risultato.

    Una situazione che l’allenatore argentino non è riuscito a correggere con i cambi (l’ingresso di Polo, oggetto misterioso all’Inter, per sostenere Revoredo sulla destra si è dimostrato poca roba, anche per il “risveglio” di Montero) e uno stile di gioco che non aveva varianti valide al “pressing basso, contropiede e inserimento centrale”, eseguito alla perfezione soprattutto in occasione del bellissimo gol in apertura, impreziosito dalla ruleta con tunnel del funambolo Cueva.

    Senza più l’apporto prezioso di Vílchez e Flores, costretti a ricorrere alla riserva delle proprie energie, al Perù non è rimasto che accontentarsi del punto, fra gli spunti estemporanei del neo-entrato Raúl Ruidíaz e le critiche del pubblico presente all’University of Phoenix Stadium, risposte fra le rime da El Tigre Gareca, in un rapporto fra le parti che non è mai decollato.

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    Un ruggito, condito con qualche improperio, che ha avuto il vantaggio indiretto di togliere un po’ di pressione al gruppo, con cui il tecnico formatosi fra Colombia e Argentina si è complimentato a fine gara, e di tenere lontani gli inevitabili cattivi pensieri. Del resto, di fronte al ritrovato Brasile, non ci sarà posto per i calcoli: bisogna vincere per spezzare la “mala racha” (due vittorie negli ultimi 14 incroci con l’Ecuador e bis nel girone di Copa América che manca dal 1999).

    E di maledizioni ne sa qualcosa anche il collega de La Tri, Gustavo Quinteros, deluso per l’approccio avuto dalla squadra e per l’iniziale difficoltà nel recuperare palla e gestire il palleggio, ma al quale basterà superare Haiti con più di un gol di scarto per ritornare ai quarti dopo diciannove anni. Sembra un’eternità ma più facile che trovare un’oasi nel deserto come lo stadio di Glendale.

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    Aniello Luciano

    Aniello Luciano

    L'uomo in più di MondoFutbol. Pronto a intercettare l'ultimo streaming e a segnalare il prossimo craque. Ha già mostrato il suo talento sul blog Interista Sempre e su Transfermarkt. Trova pure il tempo per fare scouting tra i circuiti musicali indipendenti.

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