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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • ITALIA, MONDO: BOCA

    Brandsen 805.

    È uno degli indirizzi storici del calcio mondiale. Ti allontani da Caminito, segui il percorso consigliato (specie nell’Argentina d’oggidì), e scopri una struttura di un giallo scolorito, qualche filo scoperto di troppo e una marea di gente che si guarda compiaciuta attorno. Perché l’Emirates o l’Allianz Areana saranno pure impianti confortevoli ma la mistica di uno stadio come la Bombonera di Buenos Aires è irripetibile. Templo del fútbol mundial, come dice Diego Armando Maradona, habitué del posto.

    Murales fuori dalla Bombonera: ' sin potreros no hay Maradonas' (foto Pizzigoni)

    Murales fuori dalla Bombonera: ‘Sin potreros no hay Maradonas’ (foto ©Carlo Pizzigoni)

    Disegnato da un architetto triestino trasferitosi negli anni Venti in Argentina, è stato inaugurato nel 1940. Ma rimane di un fascino irraggiungibile. Ti avvicini, attraversi una serie di viette e avverti qualcosa di magico. Non è compiacersi di retorica vuota, quella zona della città è unica, e nonostante sia ormai presa d’assalto da turisti anche senza rispetto, la Boca rimane un quartiere speciale. Non tanto e non solo per quello che si vede, quanto per quello che si sente dentro. È storia di immigrazione, l’immigrazione di tanti Tanos, italiani. Ed è una storia di fútbol, ovviamente. Perché lì sono nate le due più note squadre del Paese, il Boca Juniors, che ancora ha sede nel barrio, e il River Plate, che dopo aver vagabondato per la città, si è stabilito a Núñez.

    Alfredo Di Stéfano, uno della ristretta assise dei più grandi di sempre, è una creatura del River Plate ma suo zio paterno, Dante Santiago Pertini (tanti liguri arrivarono in queste zone, anche parenti del presidente partigiano italiano), è stato vicepresidente dopo che con la maglia azul y oro ha giocato, negli anni Venti, ed è stato protagonista del primo celebre tour europeo di una squadra sudamericana, appunto il Boca, nel 1925. In quell’anno arriverà in Italia, al Torino, il primo straniero sudamericano, Julio Libonatti, dal Newell’s di Rosario (interessante scoprirlo nel libro di Alberto Facchinetti, edizione InContropiede).

    La prassi dei tour europei, che si sarebbe consolidata col tempo, era però più che una vetrina di calciatori, uno strumento fecondo per l’intercambio di idee calcistiche.

    I due mondi del fútbol, facevano fatica a comunicare, ma illuminati del gioco apprendevano da piccoli dettagli esibiti in questi test-match.

    Storici argentini sostengono come, ad esempio, il WM, il cosiddetto Sistema, fosse già in voga nel loro Paese. Tuttavia rimane meno chiara, perdendosi nella nebulosa della esegesi, quale fosse l’effetttiva applicazione. Soprattutto, in termini di marcatura a uomo e di impatto nella costruzione del gioco.

    Si fa risalire a quell’epoca la nascita del 5, del mediocentro, come figura chiave del sistema.

    Quel numero sarà poi storicamente legato a Pipo Rossi, uno dei giocatori chiave della Maquina, la squadra del River Plate che anticipò il futbol moderno con una delantera magica, guidata da Adolfo Pedernera e, appunto, una fase di sostegno che era distruzione del gioco altrui ma anche costruzione.

    Erano sostanzialmente germogliati i primi semi del 5 moderno, poi col tempo rimodulato, ora con maggiori accezioni difensive, ora con maggiore spirito offensivo.

    Rimaneva la funzione chiave, all’interno del gioco.

    Quella maglia, quel numero è diventato un numero che solo la mistica attorno al 10 ha piano piano messo in seconda fila. Almeno fino a che Zinedine Zidane, con una mossa che ne accresce la genialità già infinita, lo ha scelto, una volta atterrato al Real Madrid, stimolando un effetto riproduttivo che ha fatto rinascere, attorno al 5, una allure particolare.

    A Zidane guarda anche un figlio di quella scuola argentina di 5 creativi, Leandro Paredes (San Justo,1994).

    Di proprietà della Roma, inserito nel meccanismo perfetto che sta proponendo l’Empoli di Giampaolo, Paredes è un pezzo chiave. Non è solo la sorpresa della stagione 2015/16, Leandro pare avere tutte le doti per affermarsi ad altissimo livello già nell’immediato futuro.

    Questo ruolo davanti alla difesa, gli calza a pennello

    ha detto dopo la straordinaria gara contro il Bologna, una delle più belle della nostra Serie A, Marco Giampaolo.
    Perché Paredes viene dalla scuola argentina, che è lettura di gioco ma anche disposizione al sacrificio, anche se in molti, in patria, gli imputavano eccessiva mancanza di garra.

    Paredes è entrato meno che decenne al Boca, e certe scuole sono, naturaliter formative. Ti immettono quel tipo di cromosomi, nell’anima prima che nella testa.

    Respiri la mistica della Bombonera, dove Paredes ha giocato, però sostanzialmente da enganche, da uomo dietro le punte, con la fama di Nuovo Riquelme.
    Imprecisa ma giustificata.
    Sull’aspetto creativo del gioco, infatti, mai avuto dubbi, da quando il grande talent scout Ramon Maddoni (uno che fai prima a dire chi non ha scoperto, tra Argentinos Juniors e Boca: anche Riquelme, incontrastato idolo bostero) gli ha messo gli occhi addosso. Una concessione troppo frequente per la rabona gli ha appiccicato una etichetta ingiusta di giocatore circense e troppe critiche.

    Balle.

    Walter Sabatini lo porta in Italia, anticipando le grandi del Mondo e scommettendo su quel talento che non poteva rinchiudersi nel solo ruolo di trequartista. In una candidata alla Scudetto non può trovare, almeno in Italia, spazio e minuti adeguati per fargli prendere totale coscienza delle sue illimitate qualità.

    Nel Chievo di Corini arriva fisicamente giù, e non scatta la scintilla. Deve trovare un ambiente adatto che crede nelle sue qualità.

    A Empoli ha dimostrato che il 5 argentino, sudamericano è ancora d’attualità.
    A Empoli oggi, prestissimo in una grandissima piazza.

    Carlo Pizzigoni

    Carlo Pizzigoni

    Nato a Pero, periferia milanese. Di solito è in giro a vedere cose, specie di calcio. Coppa d’Africa e Mondiali giovanili, visitati in serie e vissuti sul posto, sono le esperienze professionali che più lo hanno soddisfatto, al netto di #SkyBuffaRacconta (prima Storie Mondiali - diventato poi un libro Sperling&Kupfer -, poi Storie di Campioni) e fino al Mondiale 2014 in Brasile. Collabora con Sky, ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo e per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo. Con Guido Montana ha fondato MondoFutbol.com, con l’obiettivo di farne il punto di riferimento italiano per il calcio internazionale.

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