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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • ITALIA, MONDO: KALIDOU KOULIBALY

    La preoccupazione di arrivare in ritardo mi fece arrivare con un anticipo mostruoso.

    È ancora chiusa la sede del Metz?

    In giro per l’Europa, anno di scarsa grazia 2003, avevo un appuntamento per andare a vedere l’Anderlecht (dove avrei scoperto il talento giovanissimo di Vincent Kompany, al suo esordio, nei preliminari di Champions contro il Wisla Cracovia), ma mi ero ripromesso di fare tappa nel nord della Francia. “Metz vive di calcio, vacci”, mi era stato suggerito. Così presi appuntamento con la dirigenza e l’allora presidente per una chiacchierata.
    Giunto in anticipo nella piccola e moderna sede, andai in giro per la città. E ottenni subito la conferma dell’attaccamento della città alla squadra. C’era una fila interminabile e composta ai botteghini, vendevano biglietti per il match in programma nel fine settimana. La squadra era appena tornata in Ligue 1, ma la partecipazione del pubblico non era mancata nemmeno nella seconda divisione.

    La Lorena è terra di calcio, non lo sapeva?

    Così mi mise in imbarazzo la figlia del presidente Carlo Molinari, nel ricevermi nella sede della società, all’ora concordata, quando palesai tutta la mia sorpresa per la grande passione respirata fino a pochi minuti prima, in mezzo ai supporter dei Grenats. Splendida la chiacchierata attorno al Metz, si era protratta per un tempo che io ricordo lunghissimo, uno spasso unico, insieme a gente che il calcio lo mastica per davvero, consesso a cui si erano succeduti, uno dopo l’altro, di fronte a me, giovanissimo appassionato, interventi di differenti dirigenti. Una serie di aneddoti, ricordi, storie, che palesano amore per il gioco.
    Tanti i ragazzi formatisi all’ombra della splendida cattedrale dedicata a Santo Stefano, in cui anche Marc Chagall volle misurare il suo talento. Fresco il ricordo di Robert Pirès, che nel frattempo era diventato un pezzo chiave dell’Arsenal di Arsène Wenger. L’anno dopo, proprio a Metz, sarebbe arrivato Franck Ribéry, ma il direttore sportivo mi sottolineava l’importanza della creazione in casa dei giocatori.

    Cerchiamo di portarli qui giovani, così possiamo costruirceli noi. Qui sappiamo come si fa…

    Terra di confine Metz, cinquanta chilometri dalla frontiera lussemburghese, e quell’apertura mentale che aiuta a vivere, e di conseguenza a capire il calcio. Proprio nel Granducato, un osservatore suggerisce a Molinari un imberbe ragazzo di origine bosniaca, Miralem Pjanić (Tuzla, 1990). Figlio di una famiglia musulmana, nasce proprio durante la sanguinosa guerra slava, viene presto trasportato da papà Fahrudin, giocatore della seconda divisione jugoslava, e mamma Fatima, in Lussemburgo, dopo una breve sosta in Germania.
    Cresce nel Granducato, senza troppi soldi in tasca ma con la compagnia dei fratelli Mirza ed Emina e soprattutto di quell’oggetto sferico con il quale ha subito elevata confidenza. E quel modo unico di calciare punizioni lo ha imparato proprio a Metz, dove nel 2004 è entrato nel settore giovanile. Affinandolo poi a Lione, dove è stato l’erede dell’inarrivabile, almeno nei calci piazzati, Juninho Pernambucano.

    Nell’anno in cui Molinari e il Metz si innamorano di Pjanić, c’è un altro ragazzo che muore dalla voglia di giocare a calcio in granata. Sempre in Lorena, figlio di una coppia di senegalesi giunti fin qui per motivi di lavoro, nasce Kalidou Koulibaly (Saint-Dié-des-Vosges, 1991), e anche lui viene segnalato al Metz, e in quel 2004 è in coda con Miralem Pjanić, di cui è solo un anno più giovane, per prendere tuta e materiale sportivo per la stagione. Miralem è il gioiello di un centro di formazione dove Kalidou, nonostante gli sforzi, non riesce ad affermarsi.

    Kalidou, ci spiace, non sei all’altezza.

    Ragazzo serio e lavoratore, non lo hanno abbattuto le critiche, anche di dubbio gusto, di tanti tifosi e commentatori, al suo primo anno di Napoli, perché la sua forza viene da dentro e da lontano. In quel rifiuto di tanti anni fa. Kalidou torna a Saint-Dié e moltiplica talmente tanto i suoi sforzi per migliorare che è proprio il Metz, un paio di anni dopo, a chiedergli di tornare. Meglio ritornare sulle proprie valutazioni, se ci si rende conto di aver sbagliato.
    Diversi anni prima avevano fatto un errore imperdonabile con Michel Platini, considerandolo inabile per il gioco del calcio (un piccolo soffio al cuore viene diagnosticato al pari di una grave insufficienza cardiaca), e consegnandolo, di fatto, all’altra squadra della Lorena, il Nancy, dove avrebbe iniziato la sua carriera.

    In Francia il più importante torneo giovanile è la Coupe Gambardella, una sorta di campionato Primavera. Molto sentito, specie da quelle piazze dove fanno e hanno cultura di formazione dei giovani calciatori. Metz, decisamente una di queste. Nel 2010 arrivano in finale contro il Sochaux. Nel match si sfidano Koulibaly e Cedric Bakambu, oggi cecchino del Villareal dopo aver fatto benissimo al Bursaspor, in Turchia. Il giovane difensore, che si adatta anche sull’esterno contro il giovane attaccante: un grande spettacolo. A festeggiare sarà Kalidou, al suo primo importante trionfo in carriera, che proprio lì, al termine di quel duello, comincia davvero.
    Prima Metz, stavolta coi grandi, poi in Belgio al Genk, dove gli osservatori di Rafa Benítez lo individuano. È proprio il tecnico spagnolo, che segue sempre con grande attenzione i potenziali prospetti del continente, a portarlo a Napoli, e a imporlo come titolare al fianco di un altro suo poulain, Raúl Albiol, ragazzo che Rafa aveva fatto debuttare, da giovanissimo, nel suo Valencia.

    Koulibaly è oggi uno dei migliori centrali del vecchio Continente, e a Metz, saranno, come al solito, orgogliosi dei loro ragazzi.

    Se vai a Metz, non perdere:

    – La Cattedrale di Santo Stefano, gotico francese ai più alti livelli disponibili.
    – La Quiche Lorraine, la torta salata tipica di queste zone, piatto noto in tutto il mondo.

    Foto di copertina ©senenews.com
    Foto Stade Saint-Symphorien di Metz ©info-stades.fr
    Foto Miralem Pjanić alla Roma ©primanews.org
    Foto Kalidou Koulibaly al Napoli ©dakarbuzz.net

    Carlo Pizzigoni

    Carlo Pizzigoni

    Nato a Pero, periferia milanese. Di solito è in giro a vedere cose, specie di calcio. Coppa d’Africa e Mondiali giovanili, visitati in serie e vissuti sul posto, sono le esperienze professionali che più lo hanno soddisfatto, al netto di #SkyBuffaRacconta (prima Storie Mondiali - diventato poi un libro Sperling&Kupfer -, poi Storie di Campioni) e fino al Mondiale 2014 in Brasile. Collabora con Sky, ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo e per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo. Con Guido Montana ha fondato MondoFutbol.com, con l’obiettivo di farne il punto di riferimento italiano per il calcio internazionale.

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