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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • JOSÉ HERNÁNDEZ E UN MONDIALE DI GIOIE PER IL VENEZUELA

    Sono passate tre settimane dalla finale del Mondiale U20 disputata a Suwon tra Inghilterra e Venezuela. Grazie alla vittoria per 1-0, gli inglesi hanno alzato al cielo la loro prima Coppa del Mondo di categoria e il primo trofeo internazionale dopo 51 anni. Dall’altra parte, per i venezuelani, il secondo posto significa molto di più di una semplice medaglia d’argento. Nonostante la delusione, la sorprendente selezione vinotinto ha scatenato un sentimento di orgoglio nazionale che ha oltrepassato il campo di gioco.

    Perché, oltre a essere stata la miglior partecipazione della storia del Venezuela in un torneo di calcio, ha offerto anche una gioia a un Paese che sta attraversando un’ampia crisi da inizio aprile.

    L’esterno sinistro venezuelano José Rafael Hernández ha condiviso con MondoFutbol l’esperienza vissuta durante la Coppa del Mondo. Il giovane di 19 anni è l’unico calciatore che ha partecipato a due Mondiali con la maglia della Vinotinto, vale a dire quello con l’U17 negli Emirati Arabi Uniti nel 2013 e quest’ultimo in Corea del Sud con l’U20. Jóse, come lo chiamano i compagni di squadra, ha parlato dei momenti chiave del torneo, di come sia stata gestita la situazione relativa a ciò che parallelamente stava succedendo in patria e dell’emozionante accoglienza in Venezuela. Inoltre, il numero 5 vinotinto, che è già a disposizione del Caracas FC per giocare la finale del Torneo Apertura, ha condiviso alcuni aneddoti personali, dando persino alcuni indizi riguardanti il suo futuro e quello dei suoi compagni.

    Quali sono stati i momenti cruciali che hanno permesso alla squadra di arrivare fino alla finale del Mondiale?

    In realtà, inizialmente ci siamo prefissati l’obiettivo di migliorare quanto fatto nel 2009 dalla generazione di Salomón (Rondón, N.d.A.), cioè superare gli ottavi di finale. Credo che quella è stata la partita cruciale, contro il Giappone, che era il campione d’Asia. Lì ci siamo detti ‘Ragazzi, siamo sulla buona strada, possiamo ottenere qualcosa di grande’.”

    Capisco che la partita contro il Giappone è stata decisiva per il gruppo in termini di fiducia, perché avete raggiunto orizzonti mai esplorati, ma che dire dell’Uruguay? È campione del Sudamericano: preferivate evitarlo o, dato che l’avete sconfitto prima del Mondiale, volevate incontrarlo?

    La semifinale l’abbiamo affrontata come una “classica” perché le partite tra Venezuela e Uruguay sono sempre gare molto tese. La sfida per noi è cominciata già nelle 72 ore precedenti, perché entrambe le nazionali erano nello stesso hotel e già c’era una certa tensione prima della partita. Sapevamo che ci sarebbero stati molti scontri in campo. A me è toccato viverla da fuori e non potevo fare niente dalla tribuna. Sapevo che avremmo pareggiato (nei 90 minuti). Poi durante i rigori ero tranquillo perché Rafa (Dudamel, N.d.A.) si è girato verso di noi (in panchina, N.d.A.) e ci ha detto: ‘State tranquilli ché abbiamo il miglior portiere del Mondiale’. Io quando ho visto Wuilker (Faríñez, N.d.A.) parare il rigore e rimanere impassibile ho pensato: ‘Allora el profe aveva ragione’.”

    Durante il torneo c’è stato qualche evento rilevante, accaduto all’interno del gruppo, che potrebbe condividere?

    Un mio aneddoto, prima della partita contro il Giappone. Ci toglievano sempre i telefoni a mezzogiorno prima delle partite, però quel giorno ce li lasciarono fino all’ora della merenda, non so per quale motivo. Sono stato informato della morte di mia nonna per una foto che mio fratello aveva pubblicato, proprio prima del match. Io decisi di non dire niente al gruppo. Solo dopo la partita lo rivelai, poi piansi e soffrii, ma dopo la partita. Ho conservato questo dolore per me.”

    Cosa differenzia questa selezione vinotinto U20 da altre nazionali minori del passato?

    Io penso la maturità che ha dimostrato questa squadra. Per quanto anche nell’U17 del 2013 ci fosse molto talento come in questa U20, credo che il livello di maturità sia stato il fattore che ha determinato il percorso di ogni nazionale. Sì, direi la maturità, l’equilibrio e il plus che hanno apportato giocatori come Wuilker (Faríñez, N.d.A.), Yangel Herrera, Peñaranda e Soteldo, giocatori che attualmente già giocano nella nazionale maggiore.”

    Mi racconti un po’ della sua esperienza al fianco di questi giocatori che vengono già impiegati regolarmente in squadre di massima serie in Spagna, Cile e Stati Uniti.

    Loro sono giocatori molto umili. Si sono integrati molto velocemente. Ci hanno fatto sapere che erano semplicemente dei membri del gruppo come tutti noi, che erano venuti per dare il loro contributo, che avevano il nostro stesso desiderio di vincere partite per portare in alto il nome del Venezuela, coscienti di ciò che sta succedendo nel nostro Paese. Per questo si è formata una bella famiglia e abbiamo fatto grandi cose.”

    In Venezuela, la popolazione civile da 80 giorni sta protestando per le strade contro il presidente Nicolás Maduro, principalmente per richiedere il ripristino della democrazia e riforme che contrastino la profonda crisi economica che sta colpendo il paese da diversi anni. Durante queste manifestazioni sono morte più di 70 persone per la repressione delle forze armate del governo. La maggior parte sono giovani di sesso maschile, persino minori di 20 anni. Benché stessero disputando un Mondiale in Corea, dall’altra parte del pianeta, gli altrettanto giovani calciatori della Vinotinto non sono rimasti indifferenti di fronte a questi eventi. Al contrario hanno dimostrato una speciale empatia.

    Come vi rapportavate con gli eventi che accadevano nel Paese mentre disputavate il torneo?

    Beh, noi leggevamo e vedevamo sempre ciò che succedeva nel Paese. A volte ci vergognavamo un po’, provavamo a non pensarci, ma era quasi impossibile non venire a conoscenza di ciò che stava accadendo. Allora ci siamo impegnati per rendere felice il Venezuela almeno nei 90 minuti, era importante.”

    Questa era un’iniziativa personale di alcuni giocatori o era un argomento che trattavate nel gruppo? Per esempio negli spogliatoi insieme allo staff tecnico.

    Sì, abbiamo sempre trattato l’argomento della situazione del Paese, sempre, e credo che una buona dimostrazione fosse parlare ogni giorno delle vittime. Tutto ciò ci ispirava ancora di più per poter tirar fuori il nostro massimo potenziale.”

    Dopo la finale, giocatori e staff tecnico, come avete gestito la sconfitta? Che sensazioni ricorda e quali parole ha ascoltato da parte dei suoi compagni e degli allenatori?

    Io personalmente non ero così giù di morale come alcuni miei compagni. Quando siamo rientrati negli spogliatoi li ho visti un po’ tristi perché qualcuno affermava che avevamo tradito le aspettative del Paese. Io, invece, dicevo loro che non era vero, che non dovevano vederla in questo modo, perché se ripercorri tutto il torneo non abbiamo mai subito un gol su azione. I tre gol incassati sono arrivati uno su rigore e due su calcio da fermo, quindi se valuti l’intera competizione siamo stati la miglior selezione.”

    Potrebbe fare il nome dei leader del gruppo? C’è qualcuno che si è guadagnato la sua ammirazione?

    Yangel Herrera è sempre stato il nostro grande leader. Non a caso è il capitano della nostra squadra ed è per questo che c’è sempre nei momenti cruciali, quando il gruppo ne ha più bisogno. Credo che non ci sia un leader come lui in questa squadra.”

    Che tipo di leader è?

    È un leader in tutti i sensi, come persona, per come si pone nei confronti di ogni giocatore. Quando deve rimproverare qualcuno, diciamo, lo fa in modo che al giocatore arrivi il messaggio. Se deve confrontarsi con lo staff tecnico, per qualcosa che non va, lo fa senza problemi. È un leader per molte ragioni.”

    Il Venezuela è l’unico paese sudamericano che non si è mai qualificato a un Mondiale con la nazionale maggiore. Per questo motivo, nonostante fosse tornata a casa a mani vuote, la selezione vinotinto U20 è stata accolta come un gruppo di eroi. I ragazzi di Dudamel hanno optato per una festa da condividere con i tifosi allo stadio Olimpico di Caracas, scartando l’ipotesi di un ricevimento protocollare a tinte politiche offerto dal governo.

    Come sono stati il ritorno in Venezuela, l’accoglienza della gente e il ricongiungimento con la sua famiglia?

    Noi leggevamo i commenti sui social, però non ci saremmo mai immaginati un’accoglienza del genere. Dal momento in cui siamo arrivati a Maiquetía e siamo scesi dall’aereo, abbiamo visto una moltitudine di gente che era venuta all’aeroporto per accoglierci, un numero impressionante. Da lì ci siamo spostati allo stadio Olimpico e vedere lo stadio pieno – e io che vivo a Caracas non lo vedevo pieno da anni – cavolo, ci ha fatto pensare: ‘Abbiamo fatto davvero qualcosa di importante’. Poi che col passare dei giorni ti riconoscano per la strada è la dimostrazione che abbiamo raggiunto un ottimo risultato.”

    La festa è durata poco per Hernández, così come per Faríñez, dato che entrambi si sono messi immediatamente a disposizione del Caracas FC per affrontare l’atto finale del Torneo Apertura del fútbol venezuelano. A conclusione dell’intervista, Jóse ha assicurato che dopo quest’altra finale si riunirà con le persone a lui più care per decidere del suo futuro e che, come lui, anche altri compagni della Vinotinto stanno valutando offerte di club importanti, soprattutto europei.

    Vorrei dire a ogni giocatore venezuelano, e ai venezuelani in generale, di essere ambiziosi, perché nessun sogno è impossibile da realizzare. Credo che in futuro riusciremo a laurearci campioni del mondo perché noi abbiamo aperto la strada con questo secondo posto. Arriverà una generazione che conquisterà la medaglia d’oro. Ogni volta che me lo chiedono o che ho la possibilità di parlare con i bambini è la prima cosa che dico, perché ora i venezuelani saranno rispettati maggiormente ovunque andranno. Credo che ora abbiamo raggiunto quel punto in cui i venezuelani verranno valorizzati realmente.”

    Traduzione spagnolo-italiano a cura di Alija Alex Čizmić

    Foto di copertina – accoglienza allo Stadio Olímpico @Twitter @Vinotintosub20
    Foto José Hernández e selezione Venezuela ©FVF

    Foto selezione Venezuela e Dudamel ©Federico Parra

    Gustavo Pizzi

    Gustavo Pizzi

    Nato a Caracas, Venezuela. Uno dei miei primi ricordi è un gran gol di Roberto Baggio. In verità fu mio padre a spiegarmi che era Roberto Baggio e che aveva fatto un golazo. Da quel momento il calcio è stato curiosità, passione e professione. Credo nel potere d'integrazione di questo Gioco e ho provato a diffondere questi valori come giornalista in Tv, radio e sulle carta stampata. Prima di morire voglio esultare a un gol della Vinotinto a un Mondiale.

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