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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • ELMAR NEVELING RACCONTA JÜRGEN KLOPP

    Un allenatore differente. E un personaggio particolare. Jürgen Klopp è, insieme al CT della Germania Joachim Löw, il tecnico tedesco più conosciuto al mondo. Il manager del Liverpool, due volte campione di Germania con il Borussia Dortmund e finalista nel 2013 in Champions League con i gialloneri, ha segnato il calcio tedesco dell’ultimo decennio. MondoFutbol ha deciso di raccontare la parabola del “Mago parlando con Elmar Neveling, autore di Jürgen Klopp: Echte Liebe, la prima biografia su Klopp pubblicata nel 2011. Una lunga chiacchierata per spiegare chi è, da dove viene e come lavora l’allenatore dei Reds.

    28 febbraio 2001: Jürgen Klopp diventa il nuovo tecnico del Mainz. Chi era prima di diventare un allenatore? Come furono i suoi esordi?

    “Klopp era, come lui stesso si è definito, un giocatore di seconda divisione di medio livello. Il suo passaggio da calciatore a tecnico è avvenuto quasi dalla sera alla mattina. Pochi giorni prima di essere nominato allenatore, era ancora in campo come giocatore del Mainz. La squadra stava lottando per la salvezza e il tecnico fu esonerato. Inaspettatamente i vertici del club scelsero Klopp come nuovo manager, per portare la formazione biancorossa fuori dalla zona retrocessione, anche se Jürgen non aveva il patentino. Nonostante questo, Klopp, il giocatore del Mainz con la migliore conoscenza tattica, riuscì a raggiungere l’obiettivo. Il suo inizio in panchina fu veemente, la squadra vinse sei dei primi sette match e alla fine ottenne la salvezza in 2.Bundesliga. In realtà Klopp doveva essere una soluzione temporanea, alla fine è rimasto al Mainz per sette anni.”

    Fin dai suoi primi anni Klopp è stato definito rivoluzionario, non solo sul campo. Quali sono le caratteristiche di questa rivoluzione tecnica e comunicativa?

    “Rivoluzionaria è l’intensità con cui Jürgen Klopp faceva e fa giocare a calcio. Un calcio che toglie le energie, che richiede ai suoi il massimo sotto il profilo fisico. A Dortmund alcuni degli idoli dei tifosi come Alexander Frei e Mladen Petrić hanno dovuto lasciare il club perché Klopp esige dai suoi attaccanti un intenso lavoro difensivo, dato che per Jürgen le punte sono i primi difensori. Rivoluzionaria è anche la convinzione con cui nel 2008 a Dortmund l’allenatore ha puntato su Neven Subotić e Mats Hummels, in quel momento entrambi 19enni: formavano la coppia centrale più giovane della Bundesliga. ‘Klopp dà ai giocatori rispetto e fiducia’, così Subotić ha spiegato la ricetta del successo.

    Klopp è un magnifico oratore: eloquente, dalla risposta pronta e molto convincente. Non ha bisogno di un testo da leggere, ma parla liberamente con convinzione.

    In più ha una risata contagiosa ed è capace di raccontare aneddoti in maniera divertente. Anche come intrattenitore avrebbe buone possibilità. Ha una particolare sensibilità nel rivolgersi a ogni giocatore. Jürgen non solo ha una grande conoscenza del Gioco, ma la sa trasmettere anche molto bene. Per esempio quando, alla presentazione come manager del Liverpool, ha detto: ‘Sono il Normal One‘. Una bugia, perché Klopp non è assolutamente un tecnico ordinario.”

    Dal punto di vista calcistico, quali sono le origini delle sue idee di calcio?

    “Come ispiratore e grande modello di allenatore Klopp ha sempre indicato Wolfgang Frank, scomparso nel 2013. Frank richiedeva ai suoi giocatori un enorme sforzo sotto il profilo tattico e al Mainz, allora in seconda divisione, introdusse la marcatura a zona e la difesa a quattro, al posto della retroguardia con il libero tipica di quella Bundesliga. Con il suo pressing intensivo e un gioco offensivo veloce, l’ex tecnico del Rot-Weiss-Essen rivoluzionò il gioco dei biancorossi e divenne il modello anche per altri allenatori. E non solo Klopp. Molti ex giocatori di quel Mainz si sono seduti in panchina perché entusiasmati dal lavoro di Frank.”

    Mainz, Dortmund, Liverpool. Nella sua carriera Klopp è diventato idolo di tifosi e giocatori. Qual è il segreto di questa alchimia speciale?

    “Non c’è un segreto. Succede il contrario.

    Klopp non finge, ma dice apertamente ciò che pensa. È vero. Lui ha qualcosa che difficilmente si può imparare: carisma e aura.

    È un Menschenfänger, uno che cattura le persone, uno che crede a quello che dice. I giocatori lo seguono. ‘Ognuno corre per lui e dà il massimo sul campo per non deluderlo’, ha spiegato Subotić. Pepijn Lijnders, un assistente di Klopp, ha raccontato un altro aspetto del lavoro del tecnico tedesco al quotidiano olandese De Volkskrant: ‘Jürgen crea un ambiente familiare. Diciamo sempre: 30% tattica, 70% team building.’

    Nei suoi 16 anni in panchina come allenatore, Klopp ha sempre lavorato con gli stessi collaboratori. Chi sono? E quale importanza hanno nei trionfi dell’allenatore tedesco?

    “Ci sono due assistenti con cui Klopp collabora da anni: il bosniaco Željko Buvač, soprannominato “la mente” e il video analyst Peter Krawietz, chiamato “l’occhio”. Buvač è il genio della tattica, stimato enormemente da Klopp per le sue conoscenze tecniche e da cui il manager spesso ha detto anche pubblicamente di aver molto da imparare. Buvač evita di stare sotto i riflettori, preferisce lavorare in tranquillità con i giocatori. Klopp ha definito più volte Buvač come il suo ‘miglior acquisto’.
    I due avevano giocato insieme al Mainz. Nel 2001 il neoallenatore si ricordò del suo ex compagno e lo scelse come suo vice. Già quando erano calciatori avevano pensato di allenare insieme. Detto, fatto. E intanto era nata un’amicizia e un rapporto di grande fiducia. Anche Krawietz ha un grande merito nei successi di Klopp, è lui l’uomo che si occupa di analizzare gli avversari. Peter, che è anche il testimone di nozze del tecnico, è una persona di cui Klopp si fida. Come Buvač conosce l’allenatore dai tempi del Mainz, quando si occupava dell’area scouting.”

    Qual è il leitmotiv della carriera di Klopp?

    “Restare fedeli a se stessi, pensare positivo: ‘Quando faccio qualcosa, lo faccio nella maniera giusta, con la massima identificazione.’

    Nel tuo libro “Echte Liebe” ci sono molti aneddoti. Secondo te quale tra i tanti spiega meglio chi è Jürgen Klopp?

    “È difficile dire quale lo descriva meglio. Ma c’è una storia risalente ai primi mesi a Dortmund che descrive quanto vittoria e sconfitta nel calcio siano vicini. Era il suo primo derby contro lo Schalke 04, un match forse a quel tempo più sentito che adesso, perché il BVB era un club di mezza classifica, prima che Klopp lo riportasse al vertice. Il Borussia era sotto 3-0 in casa e lo Schalke ebbe l’occasione per segnare la quarta rete.

    Il match sarebbe stato deciso e Klopp raccontò più tardi che in quel momento pensò a sua moglie, ‘sperando che sapesse dov’erano le valigie perché forse ci saremmo dovuti trasferire ancora!’.

    Tuttavia la squadra cominciò una grande rimonta che, poco prima della fine, portò al 3-3, con lo stadio che si scatenò. Klopp ha spiegato tempo dopo che quel momento fu importante per la continuazione della sua avventura al Borussia.”

    Foto Copertina e con tifosi del Mainz ©LaPresse
    Jürgen Klopp giocatore ©TheRedmenTV
    Jürgen Klopp e i suoi collaboratori ©HousingTheKop

    Roberto Brambilla

    Roberto Brambilla

    Nato a Sesto San Giovanni, quando era ancora la Stalingrado d'Italia, ha diviso le giornate universitarie tra partite di calcio internazionale e ore di tedesco. A distanza di anni ha scoperto che forse gli sono servite entrambe. Sposato alla Bundesliga, la tradisce più o meno regolarmente con il calcio britannico, prova a "cacciare" storie in giro per il mondo che non parlino solo di pallone. Giornalista professionista e autore per MondoFutbol, ha collaborato con il sito di Sky Sport dal 2012 al 2016 e dal 2015 scrive "Avvenire"

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