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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • KONYA, IL FOOTBALL TRA ERDOĞAN, I DERVISCI E BATTIATO

    di Bruno Bottaro (@br1bottaro)

    Italiano | English

    Girare all’infinito.

    Nella città di Konya il millenario duello tra innovazione e tradizione ha forse raggiunto il proprio apice poche settimane fa, nel momento in cui non erano più i dervisci rotanti a paralizzare l’interesse della zona.

    Stavolta toccava al calcio, alla Nazionale, che ha finalmente trovato una cattedrale in cui predicare. Uno stadio nuovo, frutto delle tecniche più innovative di costruzione e in linea con le recenti direttive UEFA: proprio a Konya, dove le storie calcistiche non hanno mai avuto grande rilievo.

    Anzi, religioni e culture hanno gettato le prime pietre in una regione simbolica, quasi al centro dell’attuale Turchia, più di 700 anni fa.

    Lo splendido parco della moschea di Alaeddin caratterizza il centro della città dei dervisci dal 1220, da quando il sultano Alaeddin Keykubad I decise di gratificare l’Anatolia profonda con un’opera maestosa, tuttora considerata un patrimonio senza tempo. Alaeddin era un selgiuchide, testimone di una dinastia che ha tramandato storie, abitudini e costumi. Konya fu il cuore culturale del sultanato selçuk di Rum, che dalla Persia estendeva ambizioni da almeno due secoli; ovvero da quando il primo di tutti, ovviamente, Seljuk, lasciò la famiglia e diede possibilità ai suoi discendenti di creare una realtà dominante nel Medio Oriente.

    Il nastro si riavvolge di colpo, portando lo stesso nome alla ribalta.

     (L’effigie di Alaeddin Keykubad I in una coreografia dei tifosi del Konyaspor)

    Nel momento in cui un altro Selçuk, stavolta il capitano del Galatasaray, si presenta con il pallone dinanzi all’area islandese, il destino sembrava già scritto. Da centinaia di anni, nella tradizione. Così Selçuk Inan prende la rincorsa, guarda la barriera e disegna una traiettoria che manda in delirio i 42mila presenti.
    La festa è lì, alla Konya Torku Arena, dove la Nazionale turca ha trovato una nuova casa. Bandiere rosse sempre pronte a sventolare, una rimonta verso Euro 2016 coronata all’ultimo secondo dall’uomo che porta il nome della dinastia dei selgiuchidi: un clima di festa interrotto soltanto dal lacerante grido delle vittime dell’attentato ad Ankara.

    Straziante, quasi umiliante. Il fischio è spesso l’anticamera stessa dell’odio, nel mondo del calcio turco.

    Quando gli avversari portano palla, nel momento in cui segnano così come quando scendono in campo: seguendo le tradizioni più calde, forse latine, in Süper Lig i tifosi fanno sentire la presenza sugli spalti. Anche troppo, perché nessuno si sarebbe aspettato quegli orribili 60 secondi.

     (Il colpo d’occhio della Konya Torku Arena)

    Un pugno in faccia a chi ha già perso la vita: quando il minuto di silenzio per le vittime di Ankara viene sancito dal fischio dell’arbitro, la Konya Torku Arena esplode in un boato di fischi. Verso chi, ancora non si sa. Probabilmente nei confronti del partito filo-curdo HDP, visto come una minaccia nei confronti del partito AK del presidente Recep Tayyip Erdoğan. Ciò che è certo, è che a Konya la politica ha un indirizzo ben chiaro da un paio di lustri. Un nome ed un cognome: Ahmet Davutoğlu, ex premier promosso da Erdoğan, forte presenza nella terra selgiuchide. Nato proprio a Konya nel 1959, Davutoğlu è uno dei candidati alle prossime elezioni del primo novembre. Esultava sugli spalti durante il 3-0 all’Olanda, una delle partite più importanti degli ultimi mesi. Almeno nella sua città natale, non si prevedono sorprese: tantissimi voti per l’AKP, che a Konya ha ormai stabilito radici difficili da togliere.

    Una delle testimonianze dell’eredità AKP a Konya è proprio lo stadio.

    Costruito all’interno dei progetti TOKI per rimodernare il paese, è una delle tante nuove cattedrali del calcio turco.
    Il forte sentimento nazionale della zona ha fatto sì che si accendesse di colpo una scintilla, una nuova speranza per una regione che non ha mai detto la sua, in un calcio dominato da Istanbul.
    Le figuracce della Nazionale tra Turk Telekom Arena e Sukru Saraçoğlu hanno portato il pallone lì, dove l’atto stesso di roteare è sacro. Konya non è solo una città di eredità seljuk, è anche (e soprattutto) la culla dell’ordine religioso di Mevlevi, più conosciuto come quello dei dervisci rotanti.

    Parlami dell’esistenza di mondi lontanissimi
    di civiltà sepolte, di continenti alla deriva.
    Parlami dell’amore che si fà in mezzo agli uomini
    di viaggiatori anomali in territori mistici.

    Mondi lontanissimi“, album del 1985: Franco Battiato scrive una pagina inarrivabile della musica italiana. Nel momento in cui esplode il ritornello di “No time, no space” inizia il vorticoso rituale del sema dei dervisci, l’impegnativa cerimonia del roteare che celebra l’ascesa spirituale al divino amore.

    L’accompagnamento musicale, nulla è lasciato al caso: il ney (flauto di canna) è il respiro di Allah, un dettaglio che Battiato riprende minuziosamente nell’arrangiamento di “No time, no space“. Celaleddin Rumi, il mistico sufi che diede inizio all’ordine religioso che cercava la perfezione attraverso musica e danza, è l’uomo che ha scritto la storia di Konya. Ora viene ricordato ogni anno attraverso il festival Mevlâna, che prende spunto dal soprannome di Rumi. Il Konyaspor ha organizzato un’amichevole con l’Udinese per l’occasione: purtroppo il match è stato cancellato, ma l’idea del club è creare una Mevlâna Cup ogni estate, prima dell’inizio della stagione.

    Con quel nome, quasi accostando la rotazione del pallone alla ricerca divina dei dervisci.

    (La danza dei dervisci rotanti)

    Già, il Konyaspor. La municipalità ha provato a promuovere la società locale, tutt’altro che convincente nelle ultime stagioni. Facile andare allo stadio finché c’è Arda Turan, molto meno per un club quasi sempre impegnato nella lotta per non retrocedere. L’apertura del nuovo stadio, arrivata in concomitanza con lo sciagurato esperimento PassoLig – un gigantesco schedario di chiunque voglia andare allo stadio – non ha portato folle oceaniche nel quartiere di Selçuklu (ricorda qualcosa?), dove l’impianto sorge attualmente. Nelle ultime due stagioni, vissute tra le nuove mura sponsorizzate dal colosso alimentare locale Torku.

    Barrette di cioccolato alle macchinette self-service. Forse non esiste nulla di più lontano dal movimento spirituale dei dervisci.

    Eppure, le ambizioni si costruiscono anche così. Il Konyaspor vuole cambiare le gerarchie, e l’idea di obiettivi più alti è sempre più forte: effetto-Nazionale, se vogliamo chiamarlo così. L’entusiasmo in città è ai massimi storici, la società è riuscita ad ingaggiare un sapiente maestro (Aykut Kocaman, l’uomo che portò in semifinale di Europa League il Fenerbahçe nel 2013): il risultato non poteva che essere positivo. Così, al momento, il Konyaspor è al quarto posto nel campionato turco. Dietro soltanto a Beşiktaş, Galatasaray e Fenerbahçe, i colossi del calcio turco.
    Il progetto è interessante: esiste anche una squadra B, l’Anadolu Selçukluspor (di nuovo, ricorda qualcosa?).
    Il Konyaspor si fida del suo 4-2-3-1, imperniato attorno ad un centrocampista abile a trascinare i compagni (lo svedese Samuel Holmen) e ad un trequartista dalle potenzialità inesplorate (il burkinabé Abdou-Razack Traoré).

    Questa è la realtà bianco-verde della regione dei sufi.

    E ora chissà se il cammino del Konyaspor si concluderà proprio come il rituale dei dervisci, con un ampio inchino; oppure se il viaggio dei Lampi Verdi continuerà, sognando almeno di vedere la città selgiuchide sulle cartine del calcio europeo.

    KONYA – ENGLISH

    To rotate endlessly.

    In Konya‘s town the millennial duel between tradition and innovation maybe reached its top a few weeks ago, in the moment in which the whirling dervishes were no more the paralyzing interest of the area.

    This time it was up to football, to the National Team, that finally found a cathedral for its sermons. A new stadium, son of the most innovative techniques of constructions and perfectly in line with the most recent UEFA guidelines: right in Konya, where football stories did not really have a great significance.

    Actually, religions and cultures put the first stones in a symbolic region, almost at the centre of nowadays’ Turkey, more than 700 years ago.

    The majestic Alaeddin mosque park marks out the central area of the dervishes town since 1220, when the Sultan Alaeddin Keykubad I decided to compensate the deepest part of Anatolia with a majestic work, still considered an endless patrimony. Alaeddin was a seljuk, witness of a dinasty that transmitted stories, habits and traditions. Konya was the cultural heart of the seljuk Sultanate of Rum, that from Persia extended ambitions since two centuries; well, when the first of all, obviously, Seljuk, left his family and gave the possibility to his heirs to create a ruling community in the Middle East.

    Quickly rewinding the tape, we find the same name under the spotlights.

     (Alaeddin Keykubad I‘s portrait in a Konyaspor supporters’ choreography)

    When another Selçuk, this times Galatasaray‘s captain, arranges the ball near Iceland’s area, the destiny seems to already have written the story. Since thousand years, in the tradition. So Selçuk Inan takes a run-up to the free-kick, watches the men’s wall in front of him and invents a perfect lobbed shot that gives a huge joy to the 42K people on the stands.
    The party is there, at the Konya Torku Arena, where the Turkish National Team found a new home. Red flags always ready to wave in the air, a Euro 2016 comeback completed in the last second by the man who brings the seljuk name: a party mood interrupted just by the tearing yell of the Ankara attack victims.

    Heartbreaking, almost humiliating. The act of whistling is often the first step towards hatred, in the Turkish football world.

    When the opponents on the pitch keep the ball, when they score as well as when they get on the pitch: following the warmest latina traditions, Süper Lig supporters make everyone feel their presence on the stands. Even too much, because nobody expected these awful 60 seconds of booing.

     (Il colpo d’occhio della Konya Torku Arena)

    A fist on the face of people who lost their lives: when the minute of silence for Ankara victims starts, the Konya Torku Arena explodes in a whistle roar. Towards who? We do not know yet. Probably towards HDP, the pro-Kurdish party, seen as a threat towards the AK Party of the President Recep Tayyip Erdoğan. What we do know is that Konya has a clear political adress since about ten years. A name and a surname: Ahmet Davutoğlu, former Prime Minister promoted by Erdoğan, strong presence in the seljuk land. Born exactly in Konya in 1959, Davutoğlu is one of the candidates to the next elections (1st November). He was celebrating on the stands during the 3-0 vs Netherlands, one of the most important football matches of the last months. At least in his birth-country, not many surprises are predicted: a lot of votes for the AKP, that in Konya has a stronghold.

    One of the best legacy acts of AKP in Konya is the stadium.

    Constructed in one of the TOKI projects to modernize the country, it’s one of the new cathedrals of Turkish football.
    The strong ‘national feeling’ in the area made a perfect alchemy, a new hope for a region that did not say its word yet, in a football world ruled almost always by Istanbul.
    The National Team failures between Turk Telekom Arena and Sukru Saraçoğlu brought the ball there, where the act itself of rotating is a holy thing. Konya is not just a town of seljuk legacy, is also (and especially) the Mevlevi religious order’s cradle. The Mevlevi organization believers are more known as the whirling dervishes.

    No time, no space
    another race of vibrations
    the sea of the simulation
    keep your feelings in memories
    I love you especially tonight

    Mondi lontanissimi“, album published in 1985: Franco Battiato writes one of the best pages ever for Italian music. During the chorus of “No time, no space” the sema rithual of the dervishes begins. A demanding ceremony, consisting of rotating endlessly, phylosophically a spiritual rise towards divine love.

    Nothing is done casually, in Battiato’s music: the ney (flaute) is Allah’s breath, a detail that Battiato reprends minutiously in “No time, no space“‘s arrangement. Celaleddin Rumi, the sufi mystic that set the beginning to the religious order looking for perfection through music and dance, is the man that wrote Konya’s history. Now every year in his memory the Mevlâna festival is celebrated from his surname. Konyaspor tried to organize a friendly match with Udinese last summer: unfortunately the match got cancelled, but the idea of the club is to create a Mevlâna Cup every summer, before the official beginning of the season.

    With that name, almost approaching the ball’s rotation to the divine research of the whirling dervishes.

    (The whirling dervishes’ dance)

    Yes, Konyaspor.  The municipality tried to promote the local club, not really a staggering reality in the last seasons. It’s easy to get to the stadium if Arda Turan is there, less easy if the club is almost always set to the relegation zone fight. The new stadium opening, arrived during the PassoLig experimental period – a gigantic failure, a card index of everyone would like to go to a stadium in the country – did not bring wide crowds in the Selçuklu district (does this name remind you anything?), where the stadium is located. In the last two seasons, lived within the new Arena sponsored by the local food industrial giant Torku.

    Chocolate bars at self-service machines. Maybe there’s nothing farthest from the spiritual movement of the whirling dervishes.

    By the way, ambitions grow up also this way. Konyaspor want to change the historical hierarchies, and the idea of higher aims is stronger: the National Team effect, if we want to call it this way. Enthusiasm in the town is at the highest levels ever, the club managed to sign a wise ‘maestro’ (Aykut Kocaman, the man who brought Fenerbahçe to Europa League semi-finals in 2013): the result could not have been negative. At the moment, Konyaspor are at the fourth place in the league just behind Beşiktaş, Galatasaray e Fenerbahçe, Turkish football traditional giants.
    The project is interesting: Konyaspor have also a B-team, Anadolu Selçukluspor (again: does it remind you something?).
    Konyaspor trusts their 4-2-3-1, set around a dynamic midfielder (the Swedish Samuel Holmen) and an unexplored potential offensive midfielder  (Abdou-Razack Traoré).

    At the moment, this is the football reality of the sufi region.

    And now we will see if Konyaspor’s road to the top will be like the dervishes’ ritual, with a ample bow; or if the Green Flashes‘ travel will continue, dreaming at least to see the seljuk town on European football’s road-maps one day.

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

    Ci sono 2 commenti.

    • Avatar
      Tancio90
      22 Ottobre 2015, 11:20

      Articolo gustosissimo, complimenti!

      • Guido Montana
        Guido Montana
        22 Ottobre 2015, 13:30

        Grazie mille! Su MondoFutbol Bruno Bottaro regala sempre approfondimenti molto interessanti sul calcio turco e tutto ciò che gli ruota attorno: società, politica e cultura. Prossimamente, avremo delle novità che arricchiranno ulteriormente il lavoro dei nostri reporter, Bruno compreso. Presto, molto presto!

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