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Testata giornalistica online

Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • LA CINA È VICINA

    La Cina è vicina, come recitava un piccolo gioiellino cinematografico di Marco Bellocchio sul finire degli anni ’60.
    Lo è diventata col tempo, in maniera preponderante se si accosta Pechino all’Europa del calcio, andando fin oltre le correnti dell’Atlantico, lì dove il pallone è divertimento, talento, vita e speranza: il Sudamerica.
    Un cambiamento considerevole della geografia futbolista è già in atto, emerso vistosamente nelle ultime due sessioni di mercato, quando la Chinese Super League si è trasformata nell’Eden per numerosi professionisti, non più diretti a Est per svernare ma per sottoscrivere contratti faraonici e, conseguentemente, accrescere tutto il movimento calcistico locale. Soldi, tanti, che prendono direzioni varie, se non opposte, e sconvolgono il calciomercato e i sogni dei tifosi, soprattutto se caduti colpevolmente in miseria, come quelli di Milano, costretti a rivolgere lo sguardo altrove, magari chiudendo un occhio, per sperare in una squadra migliore, in una città che si appresta ad ospitare la partita delle partite: la finale di Champions League.
    Ma chi sono i colossi “rossi” che vogliono occupare i Navigli a suon di renmimbi? Come e dove nasce questa passione per il rettangolo verde? Si tratta di un fuoco di paglia o di un progetto destinato a progredire e ad imporsi, anche a livello di Nazionali?

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    Ce ne parla Nicholas Gineprini, urbinate classe ’91, collaboratore di Tuttocalcioestero.it, autore di Blog Calcio Cina, grande appassionato di calcio asiatico e soprattutto autore de “Il sogno cinese, storia ed economia del calcio in Cina“, edito da Urbone. Storia ed economia, due aspetti, quest’ultimi, che saranno al centro della nostra chiacchierata.

    Iniziamo dalle notizie degli ultimi giorni: i cinesi puntano Inter e Milan in via ufficiale.

    Mi sembra che, riserve a parte, anche i cugini nerazzurri possano sperare in un futuro migliore…

    Un Suning che punta all’Europa, senza abbandonare la Chinese Super League, col Jiangsu Sainty, allenato da Petrescu e vincitore della Coppa di Cina 2015, battendo in finale lo Shanghai Shenhua, squadra in cui oggi milita l’ex-interista Fredy Guarín.

    Sì, anche se l’ingresso del gruppo nel settore calcistico è piuttosto recente, questione di mesi. In generale la storia dello Jiangsu Sainty è stata povera di titoli. Tendenzialmente si è sempre classificata a metà classifica ma con l’acquisizione della nuova proprietà, con una trattativa da 70 milioni di dollari, gli obiettivi sono cambiati radicalmente. Grandissimi investimenti all’estero, come Ramires del Chelsea e Alex Teixeira dello Shakhtar Donetsk, ma anche in Chinese Super League (il portiere Gu Chao, ad esempio, è stato pagato 7 milioni di euro) e volontà di consolidarsi come realtà calcistica entro i confini nazionali, con l’obiettivo di vincere fin da quest’anno, dopo il mancato accesso alla fase a eliminazione diretta dell’AFC Champions League (i cinesi, inseriti nel gruppo E, sono arrivati alle spalle dello Jeonbuk Hyunday Motors e del FC Tokyo, a distanza di un punto, N.d.R.).

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    Un destino, quello di salutare con largo anticipo la maggiore competizione per club continentale, che è toccato anche al Guangzhou Evergrande, campione in carica. Si potrebbe parlare della fine della dinastia Scolari?

    Beh, sicuramente il risultato mi ha sorpreso notevolmente, dato che, a mio avviso, sulla carta il Guangzhou ha la miglior squadra asiatica.
    Ad inizio stagione mi sbilanciai, sostenendo che per il GZ sarebbe stato più semplice affermarsi in AFC Champions League che in campionato.
    Così, purtroppo per Felipão, non è stato. Si potrebbe, quindi, dire che l’attuale gruppo sia arrivato alla fine di un ciclo, perché non più giovane, vedi il capitano Zheng Zhi, che a 37 anni fatica, pur giocando sempre titolare, a offrire un rendimento accettabile. La difesa, poi, fiore all’occhiello della passata stagione, ha perso molti colpi, soprattutto centralmente, con l’annata storta di Feng Xiaoting. Ma chi ha reso sotto le aspettative è stato soprattutto l’attacco dove il cambio fra Elkeson, autentica leggenda per i tifosi del Guangzhou, e Jackson Martínez non ha dato i frutti sperati. In definitiva, non c’è stato il cambio generazionale che ci si attendeva.

    Resta curioso come, in un mercato folle come quello che abbiamo assistito a Est, ad eliminare i campioni d’Asia sia stato l’Urawa Red Diamonds, rimasto quasi invariato rispetto all’anno precedente e capace di reggere l’urto del FC Seoul in coppa, schierando undici giapponesi. Insomma, il paese del Sol Levante e Cina di nuovo uno di fronte all’altro.
    Se non ricordo male le due Nazioni si contendono anche la palma di “inventori” di questo sport.

    La divisione fra calcio nipponico e cinese, almeno oggigiorno, si fa più netta quando si tocca l’aspetto economico, molto marcato in Chinese Super League, anche a discapito di tradizioni e filosofie millenarie ma sepolte nel tempo.
    Lo sviluppo del calcio cinese è piuttosto evidente ma dietro alle campagne di mercato faraoniche si nasconde un’attenzione particolare, probabilmente insospettabile per gli occidentali, verso i settori giovanili.

    Ad ogni modo lo spettro dei fondi di investimento, dati gli intensi rapporti con il Brasile, aleggia anche da queste parti.

    I fondi di investimento oramai sono dappertutto e, pertanto, vi è un nesso fra tutti i giovani giocatori sudamericani e la Cina e, in minor parte il Giappone, la Corea del Sud e le leghe arabe.
    I principali fondi di investimento sono due: la Europe Sports Group di Eduardo Uram e Israel Rolim Do Carmo e la Kirin Soccer di Joseph Lee.
    Il primo ha sede legale nel Lussemburgo e detiene il cartellino e i diritti economici della maggior parte dei calciatori sudamericani che sono transitati dal campionato cinese. Affinché ciò sia possibile Eduardo Uram (foto sotto) è diventato proprietario di un piccolo club brasiliano, il
    Tombense Futebol Clube, che milita in Serie C e funge da “parcheggio”. La Kirin Soccer, invece, è il filtro attraverso il quale passano i giocatori diretti in Cina. Joseph Lee è un cinese che negli anni ’80 si è trasferito in Brasile, diventando successivamente agente FIFA.
    In ultima battuta, alla suddetta coppia, si è aggiunto anche Jorge Mendes, che ha firmato un contratto con la China Media Capital, un fondo di varie imprese cinesi, proprietaria di una percentuale della Gestifute, e ha diretto il trasferimento di Jackson Martínez dall’Atlético Madrid al Guangzhou.

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    C’è pure chi ha fatto il viaggio al contrario come Chen Zizhao.

    Oggi milita nel Guangzhou R&F, la seconda squadra di Canton, con un’operazione mediata dalla Kirin Soccer. Nel 2012 giocò due partite con la maglia del Corinthians, senza lasciare il segno.
    Sottolinea questo scambio intenso anche lo Shandong Luneng, una delle squadre più blasonate della Chinese Super League, che ha addirittura aperto una propria academy a San Paolo, dove i tecnici brasiliani allenano le nuove leve del campionato cinese.

    A proposito di giovani cinesi, chi sono per te coloro i quali hanno le carte in regola per conquistare l’ovest del pallone?

    Hai citato giustamente la Nazionale, i cui risultati non sono per nulla esaltanti. Servirebbe un cambiamento strutturale e radicale.

    Insomma, tanti buoni propositi che possono migliorare il rendimento della The Great Wall.

    Sicuramente far peggio di così è difficile, soprattutto a livello giovanile, dato che recentemente l’Under 23 è stata eliminata al primo turno della Coppa d’Asia rimediando tre sconfitte contro Iran, Siria e Qatar.
    Ci vorrà molto tempo prima di vedere la Cina fra le prime Nazionali al mondo. Il Governo cinese nel suo ultimo piano di rinnovamento calcistico ha fissato due date: il 2030 per diventare leader del continente e il 2050 per conquistare il resto del pianeta. Siamo ancora all’anno zero, anche se sono stati ingaggiati grandi tecnici come Tom Byer, un pioniere per il calcio giapponese.
    Dalle sue scuole calcio sono usciti grandissimi talenti come Honda e Kagawa.

    Chiuderei con una domanda secca: chi vincerà il campionato in Cina?

    C’è una bella lotta. Io sono convinto che il Guangzhou Evergrande, nonostante la crisi di inizio stagione, rimanga la favorita numero uno.
    Fra le contendenti vedo molto bene le due nuove super potenze, l’Hebei China Fortune, che è una neopromossa ma ha fra le sue fila Gervinho e Lavezzi e un tecnico preparato come Tie Li, e il Jiangsu Sainty di Alex Teixeira e Ramires.
    Fra le grandi è già fuori dai giochi il Beijing Guoan.
    Un risultato che è costato il posto a Zaccheroni, rimpiazzato da Feng Xie.
    Un campionato avvincente e che è, a mio avviso, qualitativamente superiore alla Major League Soccer americana.

    Aniello Luciano

    Aniello Luciano

    L'uomo in più di MondoFutbol. Pronto a intercettare l'ultimo streaming e a segnalare il prossimo craque. Ha già mostrato il suo talento sul blog Interista Sempre e su Transfermarkt. Trova pure il tempo per fare scouting tra i circuiti musicali indipendenti.

    C’è un commento.

    • Alex Alija Čizmić
      Alex Alija Čizmić
      25 maggio 2016, 14:13

      Ogni giorno che passa, ci avviciniamo alla deriva del calcio, perlomeno alla concezione di calcio incubata nel romanticismo del mio pensiero. Siamo – già da molto tempo, è chiaro – in balia del denaro, che è sempre più fine e non mezzo. A me questo sviluppo dello sport più bello del mondo non va a genio e mi dispiace. Però, onestamente, posso capire che il calcio è un fenomeno sociale imponente e ormai è business e lavoro per molti personaggi che circondano i campi di gioco, o che forse un campo di gioco non sanno nemmeno che forma ha.

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