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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • LA SERIE A SECONDO WALTER GARGANO

    L’Italia non parteciperà ai Mondiali per la prima volta dopo 60 anni e il movimento calcistico azzurro sta attraversando uno dei periodi più negativi della sua storia. Solo una cosa col tempo non varia, ed è l’appeal che la Serie A esercita all’estero e in particolare sui calciatori stranieri che vi hanno militato. Come dimostra Walter Gargano, fresco vincitore del Torneo Clausura uruguayano con il Peñarol, che ha confermato di seguire ancora il nostro campionato.
    Nella prima parte dell’intervista esclusiva realizzata da MondoFutbol, l’ex centrocampista di Napoli, Inter e Parma racconta le sue impressioni sulla stagione in corso, soffermandosi anche su alcuni dei protagonisti, passati e presenti, della nostra Serie A.

    Hamšík, al quale sei molto legato, è vicino a battere il record di Maradona: secondo te la vicinanza a questo traguardo sta incidendo negativamente su di lui, visto che finora ha segnato un solo gol in stagione?

    No, semplicemente ora gioca in una posizione più arretrata, troppo distante dalla porta. Non sta pensando troppo a questo record.

    Lui pensa esclusivamente alla squadra, non al record personale, altrimenti avrebbe chiesto di battere uno degli ultimi rigori assegnati al Napoli.

    I partenopei sembrano finalmente seri candidati al titolo. Cosa è cambiato rispetto al tuo Napoli?

    Sicuramente il Napoli ora ha qualcosa in più di tutti, è molto forte in tutti i reparti, mentre a noi mancava qualcosa in difesa, ci mancava esperienza. Ora il Napoli, grazie a Sarri, è uno spettacolo, però deve stare attento perché le squadre cominciano a capire che ostacolando Callejón e Insigne la squadra fa fatica.

    La seconda in classifica è un’altra tua ex squadra, l’Inter, che con un paio di acquisti, oltre all’arrivo di Spalletti, ha fatto un grande salto di qualità.

    Sono proprio gli allenatori quelli decisivi per la mentalità di una squadra, quindi probabilmente è stato Spalletti il miglior acquisto dell’Inter. Poi ovviamente conta anche il campo: sugli esterni Perišić e Candreva sono devastanti e Icardi davanti fa la differenza.

    Uno degli acquisti dell’Inter di cui sopra è un centrocampista della nazionale uruguayana, Matías Vecino, protagonista di un’ottima ascesa negli ultimi anni. Cosa pensi di lui?

    Vecino è un grandissimo giocatore che è migliorato notevolmente proprio con Sarri ad Empoli – e qui torniamo all’importanza degli allenatori. L’Inter è stata intelligente ad acquistarlo.

    Ora un’opinione su un altro talento “charrúa” sbarcato da poco in Italia, Rodrigo Bentancur. Secondo te saprà ritagliarsi maggiori spazi in Italia?

    Diciamo che volte dipende anche dall’allenatore, dalla considerazione che ha di te. È difficile trovare spazio in una rosa numerosa e di qualità come quella della Juventus, anche se ogni volta che l’ho visto giocare ha sempre fatto bene.

    In ogni caso, gli consiglierei di cambiare squadra per trovare più spazio e mettersi in mostra.

    Passiamo ai tecnici che, come dici, sono fondamentali nella crescita di una squadra e spesso anche dei singoli calciatori. Se dovessi menzionare un allenatore che ti ha segnato particolarmente quale nome faresti?

    Rafa Benítez, perché quando sono tornato al Napoli per me non è stato facile e ho sofferto tanto, ma lui mi ha aperto la mente. Mi ha insegnato a osservare la situazione da un’altra prospettiva, facendomi concentrare solo sul campo e non sull’ambiente circostante.

    Invece, parlando di Mazzarri, il tecnico che ti ha guidato negli anni migliori al Napoli, perché secondo te non è riuscito a imporsi in una grande squadra come l’Inter? Merita un’altra chance?

    Sono situazioni che capitano, aveva a disposizione un’ottima rosa ma non è riuscito a esprimere ai giocatori i suoi principi. Può succedere. È un tecnico che lavora bene, però per dire se merita o no un’altra chance deve prima dimostrarlo sul campo, portando un’altra squadra a raggiungere obiettivi importanti come fatto in passato.

    Si parla da tanto di Donadoni al Milan. In questo momento, tu che l’hai conosciuto, lo vedresti bene sulla panchina rossonera?

    Di Donadoni al Milan si parlava già quando mi allenava al Napoli e poi di nuovo quando l’ho ritrovato al Parma. È un ottimo allenatore, una persona umile, e considerando l’attuale rosa del Milan credo che farebbe un ottimo lavoro.

    Ripensando alla tua esperienza italiana, c’è qualcosa che cambieresti se potessi tornare indietro? Sei soddisfatto della tua carriera o pensi che ti manchi ancora qualcosa?

    Non mi manca nulla perché nella vita si fanno delle scelte, anche pensando alla famiglia, però sono convinto che potrei giocare ancora in Italia e farmi valere.

    Benissimo, ma alla fine lo Scudetto chi lo vince quest’anno?

    Il Napoli ovviamente!

    Foto ©LaPresse

    Alex Alija Čizmić

    Alex Alija Čizmić

    El Jefecito. Mezzo italiano, mezzo bosniaco, ma da sempre innamorato dell'Argentina. Ama tutte le lingue di questa terra, ne frequenta abbastanza e sogna un mondo in cui tutti venerino la fratellanza e la multiculturalità. Forse, MondoFutbol è il posto giusto.

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