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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • LAUTARO MARTÍNEZ E I SUOI FRATELLI

    Ojo, el sol de Quito no calienta, quema…

    Il tassista ecuadoriano mi accoglie nel primo giorno della mia trasferta per il Sudamericano Sub-20 2017. Mi consiglia una crema protettiva potente, “non sei abituato, qui il sole non riscalda mica, ti brucia…”. È la prima volta che vengo ai 2800 metri della capitale dell’Ecuador, sono solo 200 metri in più rispetto a Bogotà, dove vado spesso, ma la differenza è davvero grande. O almeno così la percepisco, sarà l’inquinamento della capitale colombiana o altro, certo che laggiù il sole si accusa meno. Il nuovo aeroporto è fuori città. Arrivo, prendo il taxi, mi godo la vegetazione rigogliosa che accompagna l’autostrada, ovviamente nuova, frutto degli investimenti sulle infrastrutture volute dal Presidente Rafael Correa. Dopo un quasi unanime consenso, l’economista è poi finito nel mirino delle critiche. “Ha svenduto il Paese ai cinesi, ci ha vincolati alla loro economia, gli ha appaltato tutte le commesse per i grandi investimenti.”
    Una filippica del tassista, interrotta solo dall’improvvisa curiosità che gli ho stimolato iniziando a parlare del Sudamericano Sub-20, che proprio quel giorno avrei iniziato a frequentare.

    Tre partite al giorno, tutte allo stadio Atahualpa, l’impianto storico della città di Quito. Una emozione vera entrarci. Accedere alla tribuna riservata ai giornalisti significa scarpinare fino al terzo piano e passare per una parte non coperta: non ci ho fatto caso subito, ma quando si è scatenato il primo temporale (verbo non scelto a caso: viene giù a secchiate, la pioggia), ho capito che c’era una vera falla nel percorso di accesso. Prima di arrivare all’ultimo box, quello riservato alla prensa, dove noi di MondoFutbol siamo l’unica testata italiana accreditata, si incontrano quelli pieni zeppi di osservatori e analisti. Queste competizioni sono davvero un crocevia per le società di calcio e quelle che rappresentano i calciatori. Nella prima giornata ho incrociato lo scout dell’Ajax, quello del Manchester City e diverse agenzie di procuratori.

    Ogni giorno, un incontro differente, mille chiacchiere con il solo calcio come tema.

    Davvero un privilegio essere presente all’Hexagonal, il girone finale del torneo, anche perché quell’edizione è stata una miniera di talento. A distanza di un anno, proviamo ad andare a rileggere quei giovani che nel frattempo hanno fatto il salto nel professionismo in Europa.

    Il tassista aveva ovviamente ragione, entrare allo stadio alle 14 significa prendersi il sole che ti brucia, ma stare lì fino a mezzanotte, ti espone all’altro problemino della città: l’escursione termica. La sera non si sta senza felpa pesante. Ecco, invero, l’altro tema dominante con i colleghi della stampa straniera e con tutti gli scout presenti: il clima. Poi solo calcio. Quito è una città abbastanza piccola, per essere un capitale sudamericana. I luoghi di incontro sono più o meno sempre quelli. O vicino allo stadio, dove c’è un ristorante pieno di televisori per vedere le partite del calcio europeo, oppure un po’ più distante, in un quartiere. Io ci aggiungo anche un bar di fianco alla Plaza Grande, dove si gusta un cappuccino fantastico: non ne bevevo da anni, di questa qualità, a Milano. In questi luoghi, più che nelle hall di hotel, ho trovato modo di conversare di fútbol, specie di quello giovanile, oggetto del viaggio di tutti. Il tema dei primi tempi era il basso livello della formazione argentina. Abituati bene da anni (certificano pure i Mondiali vinti), i convocati dell’Albiceleste scaldano poco i cuori, anche dei colleghi argentini, insolitamente poco presenti, al netto della crisi economica che ancora attraversa il Paese.
    Vero, niente più Messi, Agüero, Di María, ma giocatori di livello è impossibile non incontrarne. I nomi sono sostanzialmente tre: Ezequiel Barco, che è però un ’99, quindi è due anni sotto età, Santiago Ascacíbar, che era già titolare dell’Estudiantes, e Lautaro Martínez, il crack della Selección. E qui ci prendiamo una parentesi lunga.

    Lautaro è certamente il miglior giocatore di questa poco organica, molto disordinata in campo, Argentina che poi troverà in qualche modo la qualificazione al Mondiale juniores.

    Martínez non porteño, nasce e cresce a Bahía Blanca, la città che ha visto crescere due geni nei rispettivi sport praticati. Emanuel Ginobili è il miglior argentino della storia con la palla a spicchi in mano, Rodrigo Palacio è uno che i movimenti degli attaccanti li può spiegare anche ai big (in verità, anche quelli della guardia o dell’ala piccola: mai visto un giocatore così appassionato e competente di basket come el Trenza, tanto da frequentare con assiduità, anche le minors della pallacanestro lombarda). Lautaro inizia a giocare nel Liniers, piccolo club del Federal B, la quarta divisione argentina. Un mondo, quello di Bahía Blanca e del Liniers, che ancora oggi frequenta, nonostante viva nella capitale federale, giochi nel Racing Club di Avellaneda e presto, almeno così dicono in tanti, vestirà la maglia dell’Inter.

    L’Argentina vive ancora della vita di club, anche ad alto livello. Figurarsi al Liniers.

    E vivere il club significa frequentarlo come fosse una seconda casa, tanto che spesso diventa la prima e unica casa. Guardate, per certificare l’assunto, Luna de Avellaneda, il film di Juan José Campanella con l’inarrivabile Ricardo Darín. Oggi, a Liniers, ricordano Lautaro come un “grande talento, soprattutto una grande testa”, come dice Carlos Quintero, che da più di quarant’anni dedica la vita ai ragazzi del club. “Un profesional chiquito”, aggiunge, in una intervista recente al quotidiano Olé, in cui più o meno tutte le anime della squadra insistono su questo concetto di “maturità”. “Mai visto saltare un allenamento – ricorda ancora Quintero – e quando non c’era, era comunque qui, al club, metteva un compagno in porta e iniziava a bersagliarlo. Bus, anzi ‘colectivo’, come si dice qui, bicicletta o a piedi: arrivava sempre. Uno che ha sempre adorato giocare a calcio.”

    Insomma, tutti scommettono su di lui. Certamente perché ci credono, e un po’ anche perché glielo devono. Il Chivo, nomignolo del Liniers, riceverà i denari che provengono dai diritti di formazione. Perché Martínez è entrato qui nelle Infantiles, e fino al 2013 ha indossato solo il bianconero (anche due partite in Primera), certe volte con la testa rasata, come si vede in alcune foto di repertorio.
    A 15 anni avrebbe potuto interrompere questo percorso: c’era la possibilità di andare al Boca Juniors. Una segnalazione, un provino, poi la doccia fredda.

    Mi hanno detto che non ero all’altezza, mi mancavano potenza, forza, per loro non ero adatto,

    ha ricordato recentemente l’attaccante in una intervista a Radio Mitre.
    E in effetti, un po’ di peso ancora manca, ma in campo Lautaro sa fare tutto, si muove con intelligenza, sa giocare spalle alla porta, riconosce i tempi dell’inserimento del compagno per metterlo in condizione di ricevere, sa sempre meglio leggere i movimenti della difesa. È un attaccante che ha enorme potenziale. Il Racing lo ha messo sotto contratto, ma si è presto compreso che la sua prossima stazione sarebbe stata l’Europa: l’Inter ha provato ad anticipare la concorrenza, e ha fatto bene. Anche al Sudamericano Sub-20 si erano notate, pur in una squadra con poca linearità, le sue doti di attaccante vero. Meno, molte meno quelle di Barco, che aveva regalato solo un paio di lampi, nella prima fase. Numero 10 sulle spalle, il talento dell’Independiente era apparso stanco, nel finale del torneo. Si sarebbe rifatto alla grande, nella più importante proposta di calcio che il mondo del fútbol abbia visto nel 2017: il Rojo di Ariel Holan, vincitore della Copa Sudamericana. E al Maracanã, contro il Flamengo, nel ritorno della finale, il rigore lo ha tirato proprio Barco, un ’99 che ha zittito il più grande stadio del mondo, come avevano fatti in pochi, nella storia, dopo Ghiggia.

    Esagerato? Sì, forse. Ma Barco è giocatore, e il suo percorso nell’Atlanta United della MLS dovrebbe certificarlo, anche perché ad allenarlo, e prima ancora a convincerlo, c’è il “Tata” Martino: una garanzia di serietà e competenza, l’ex tecnico del Barcellona.

    Un anno dopo, Braian Mansilla, altro talento di quell’Argentina Under-20 non ha ancora espresso nemmeno un minimo del suo potenziale. Ma occhio. L’idea che se un giovane non sboccia immediatamente, ovvero trova difficoltà nell’imporsi anche nel suo club, debba in qualche modo far nascere una etichetta, è errata. Molto errata. Il percorso di un professionista è sempre differente, ed è naturale abbia alti e bassi, prima o dopo. Nel nuovo, fiammeggiante Racing di Coudet, il ruolo di seconda punta è di Lautaro, mentre per Mansilla non si trova mai posto. Io avevo visto un buon Sudamericano del centrale Cristian Romero, che però ha giocato solo qualche spezzone al Belgrano, meno ancora ne ha avuto Juan Foyth, certamente più talentuoso e infatti firmato dal Tottenham, dove però non ha quasi mai trovato spazio. Ecco, quanti hanno già abbandonato il Paese natale per spiccare il grande salto? Con l’indispensabile contributo di Aniello Luciano, vulgo “Nello”, siamo andati a vedere dove sono finiti e come si stanno comportando i ragazzi del Sub-20.

    Tre più o meno necessarie premesse.

    1. L’Uruguay, tre milioni di anime: il miracolo del Calcio, ha forse la miglior generazione di sempre, almeno dai tempi del Maracanazo: un parco giocatori favoloso.

    2. Che il Brasile, nonostante la mancata qualificazione al Mondiale U20, avrebbe sfornato il maggior numero di giocatori, avevamo pochi dubbi. E infatti, da Richarlison – ricordo una chiacchierata notturna con Daniele Adani, dopo una partita del giocatore del Watford, in cui si sentenziavano le sue prospettive, e sulle sentenze di Lele ho pochi dubbi – a David Neres (e occhio a Lyanco che ha già mostrato le sue qualità col Torino), il talento verdeoro ha già fatto bella mostra di sé nel Vecchio Continente, e in modo davvero impressionante.

    3. Poi, su Juan Camilo Hernández punto tutto, ad occhi chiusi.

    Di seguito il resto.

    Ecuador

    Pervis Estupiñán, così come Juan Camilo Hernández (in prestito all’SD Huesca, nella Segunda División spagnola: 11 reti in 23 presenze, prima della frattura del quinto metatarso del piede sinistro), è di proprietà del Watford. La famiglia Pozzo lo ha girato all’Almería, per trovare un maggiore impiego. Purtroppo, anche a causa di qualche acciacco fisico, l’ex LDU Quito non ha trovato molto spazio. Avendo come “rivale” di ruolo l’esperto Nano (passato anche nel Barcellona B e nel Panathinaikos), è stato provato anche esterno sinistro alto. Pare che dopo l’ultima gara di campionato, titolare e in campo per 90′, il tecnico Lucas Alcaraz voglia continuare a dargi fiducia. In Spagna è finito anche Herlin Lino, titolare dell’attacco dell’Alcoyano (nel 2019, 10 presenze e un gol al Villareal B), mentre Bryan Cabezas cercherà fortuna all’Avellino. Ha iniziato la carriera in Grecia e a gennaio l’Atalanta lo ha girato ai Lupi di mister Walter Novellino. Sabato scorso ha esordito al Partenio e fornito l’assist decisivo per il 2-1 al Novara. Un’altra piccola soddisfazione dopo le due reti messe a segno nei turni di qualificazione all’Europa League 2017/18, una delle quali all’Athletic Bilbao, quando indossava il “verde” del Panathinaikos. Da segnalare, anche se non in Europa, il trasferimento di Jordan Sierra nella Liga MX. Il centrocampista, che ha conquistato col Delfín la prima tappa del campionato ecuadoriano, diventandone titolare inamovibile nella seconda, incluse le due partite della finale persa con l’Emelec, si è legato al Tigres, che lo ha mandato immediatamente alla neopromossa Lobos BUAP, in lotta per la permanenza nel massimo campionato messicano.

    Colombia

    Al Lobos BUAP pure Julián Quiñones, titolare nel torneo Apertura e in rete con una certa regolarità (solo Boselli e Hurtado hanno segnato più di lui), mentre nel Clausura ha un po’ rallentato, trovando comprensibili difficoltà nel timbrare il cartellino. Calcia i rigori e ha fatto centro quasi sempre in area piccola, di testa e in acrobazia. Feeling con la porta avversaria che vorrebbe ritrovare Damir Ceter, al Cagliari dall’estate, ma in grado di collezionare un solo gettone finora, per di più con la formazione Primavera. Non se la passano meglio Anderson Arroyo (a gennaio firma con il Liverpool e parcheggio nella squadra B del Maiorca), e Luis García: era già un giocatore del Rayo Vallecano B prima del Sudamericano Sub-20 e lì è rimasto, per un breve tempo in compagnia del connazionale Jorge Segura, ritornato in Colombia ad inizio dell’anno.

    Brasile

    Detto di Lyanco, David Neres e Richarlison, non ci si può dimenticare di Felipe Vizeu, colpo di mercato dell’Udinese per la prossima stagione, e soprattutto di Guilherme Arana. Per il momento Vincenzo Montella non lo ritiene ancora pronto per il suo Siviglia perché, come dichiarato anche da Roberto Carlos in un’intervista all’ABC, il 20enne cresciuto al Corinthians necessita di un periodo di ambientamento. Apprendistato già ampiamente fatto da Lucas Cunha (difensore titolare dello Sporting Braga B, terzultimo in classifica), Allan (preso dal Liverpool e girato all’Apollon Limassol, dove sta giocando con discreta regolarità: 10 presenze su 19 gare), Caio Henrique (quattro apparizioni con l’Atlético Madrid e paventata ipotesi cessione in estate), Rogério (Juventus e successivamente Sassuolo: coi neroverdi una presenza in campionato, una con la Primavera e una in Coppa Italia) e Gabriel (Lille e ora Troyes, 83′ in Ligue 1 nel 2017/18), nel Vecchio Continente già prima del Sudamericano Sub-20. Li hanno raggiunti Dodô (a gennaio, durante la pausa del campionato ucraino, è diventato il nuovo terzino destro dello Shakhtar), Matheus Sávio (all’Estoril da fine gennaio, esordio domenica scorsa), Léo Jabá (ala sinistra nello scacchiere di Mikhail Galaktionov dell’Akhmat Grozny, nella serie A russa: 3 reti all’attivo) e Douglas Luiz (’98 ex Vasco da Gama, che Guardiola ha spedito al Girona).

    Paraguay

    Julio Villalba è al Borussia Mönchengladbach ma un serio infortunio muscolare lo terrà forzatamente lontano dai campi. Nella finestra di mercato invernale Rodi Ferreira ha scelto il Leixões SC in Ledman Liga Pro, la B portoghese, mentre Blas Riveros ha scelto di restare al Basilea, a cui è legato dal 2016. Major League Soccer per Josué Colman. Di recente ha dichiarato di aver scelto gli USA e l’Orlando City perché in crescita come squadra e movimento calcistico e ottimo trampolino di lancio per l’Europa, dove amerebbe giocare in futuro. Sia Mathías Villasanti che Saúl Salcedo, invece, hanno scelto l’Argentina. Il primo al Temperley (fino a dicembre ha espresso le proprie qualità con costanza, nel 2018 solo una volta da titolare), il secondo all’Huracán, dove sta facendo molto bene: tutte le gare da titolare, mai sostituito e di recente è stato il migliore in campo contro il River Plate. È in prestito ma potrebbe restare (possibile la presenza di una clausola nel contratto che trasforma il trasferimento in definitivo dopo un tot di presenze), continuando a essere un pupillo dei tifosi.

    Cile

    Gli unici ad aver lasciato il Paese sono Francisco Sierralta, Jeisson Vargas e Víctor Dávila. Il primo si sta facendo le ossa al Parma, con il beneplacito dell’Udinese, e Rueda ha confermato come sia uno dei ragazzi su cui vuol costruire la Roja del futuro, interessato soprattutto dalla sua statura, non una costante nell’attuale parco difensori della Nazionale cilena. Vargas sarà uno dei rinforzi del Montreal Impact per la MLS 2018, che inizia il prossimo 3 marzo. Per Rémi Garde un buon elemento per dare un po’ di respiro a Ignacio Piatti e agli avanti della società canadese. Per Dávila, invece, neo-centrocampista del Club Necaxa il passaggio ad un altro club è stato leggermente più complicato. Nonostante le critiche del presidente del Huapacito, il trequartista di Iquique sta giocando da falso nueve, ispirato, come lui stesso sostiene, dalle movenze del suo idolo Alexis Sánchez.

    Venezuela

    Yeferson Soteldo, altro giocatore determinante nel Sudamericano Sub-20, poi confermatosi ad alto livello anche nel miglior Mondiale Under 20 della storia della Vinotinto, non si è spostato dal campionato cileno ma è passato a un club storico come l’Universidad. Nelle prime 3 gare del campionato è sempre stato in campo, anche se la sua pretemporada era stata accompagnata dalle critiche per qualche chilo di troppo. Le qualità sono rimaste le stesse, mostrate anche nell’ultima partita disputata dove è andato anche in gol. Peccato si sia infortunato in allenamento: le sue condizioni sono da valutare. Wuilker Faríñez e Ronaldo Lucena giocano in Colombia. Sul portiere sono in tanti a scommettere su un futuro roseo, noi per primi, nonostante non sia molto alto. Titolare del Millonarios, qualche giorno fa è stato il migliore nella sfida con l’Atletico Nacional (dove gioca Lucena), parando un rigore e facendo un grande intervento in tuffo basso su un diagonale velenoso. Ronaldo Chacón dal Caracas FC è passato in prestito al Senica, in Slovacchia, e si è subito inserito nel gruppo a disposizione di Ton Caanen, tecnico olandese dall’esperienza pluriennale. Antonio Romero, dopo una parentesi al Sigma Olomuc, ha fatto ritorno in Venezuela. Nahuel Ferraresi ha giocato, molto poco, al Torque, la squadra controllata dallo stesso gruppo del ManCity e che per la prima volta è stata promossa nella A uruguaiana. C’è però anche il suo contributo nel primo e unico punto racimolato nella massima divisione nazionale. La penisola iberica è diventata la terra di William Velásquez (Valladolid B, ma sempre con il Watford deus ex machina), Joshua Mejías (accettabile il suo contributo alla causa del Cartagena) e Ronaldo Peña (nell’undici iniziale contro il Porto prima di perdere progressivamente fiducia e spazio nella Moreirense). Norvegia e Stabæk per Ronald Hernández: Eliteserien ferma ma 9 presenze su 11 gare (una era squalificato) e 2 assist, nel 2017, nella lega più importante della NFF. Sergio Córdova gioca nell’Augsburg in Germania. Una sola volta da titolare, poi ha faticato ad ambientarsi, ma ha avuto anche un serio infortunio (rottura del legamento collaterale della caviglia). Ultimo ma non ultimo Yangel Herrera, un giocatore dal futuro molto interessante. Al New York City FC ha sostanzialmente preso il posto di Pirlo. Vedremo come andrà nella seconda stagione in MLS. Quest’anno avrà come avversario anche il connazionale José Hernandez, nuovo acquisto dell’Atlanta United.

    Perù

    L’unico a giocare lontano dalla terra natia è Roberto Reyna. Il Maiorca, dove aveva giocato molto poco, a fine gennaio lo ha girato al Toledo, sempre nella seconda divisione spagnola.

    Uruguay

    Il destino di Rodrigo Bentancur lo conosciamo bene, così come quello di Marcelo Saracchi e Nicolás De La Cruz, entrambi al River Plate di Gallardo, con l’ultimo che piano piano sta scalando le gerarchie, nonostante il momento negativo dei Millonarios. Pur non convincendo totalmente, così come Caio Henrique, anche Nicolás Schiappacasse non si è mosso da Madrid, raggiunto in Spagna da Santiago Bueno (al Peralada, terzo livello spagnolo, via Barcellona), Mathí­as Olivera (solo 11′ in campionato col Getafe, piccolo avanposto charrúa della Liga) e Santiago Mele, che, dopo aver cambiato due squadre in Turchia, si è accasato a Lleida, la città natale di Sergej Milinković-Savić. Rodrigo Amaral è al Racing, ha i soliti problemi di peso e non vede mai il campo (che talento…) e Joaquín Ardaiz fa il bello e il cattivo tempo all’Anversa (o Antwerp), seguito dalle big italiane e inglesi, secondo la stampa belga. In JPL ha messo a segno 3 reti ma, come ha ammesso il suo allenatore, è un ragazzo con cui è difficile lavorare. A gennaio, sentite le sirene della Serie A e della Premier League, non si è presentato agli allenamenti, prima di fare dietrofont.

    Ci siamo limitati a presentare giocatori venuti in Europa, con qualche obbligatoria eccezione, ma molti sono anche quelli da tenere d’occhio in patria (penso, ad esempio, a Lucas Paquetà, che aveva trovato già spazio nell’ultima parte del Brasileirão, nel Flamengo). Pochi giorni fa, su un ascensore una collega mi ha chiesto come potessi avere sempre quel colorito, che non mi è più sparito, dopo il mese in Ecuador. Le ho risposto come l’amico tassista, e ho aggiunto che io, che noi di MondoFutbol, il Sudamerica ce l’abbiamo dentro. Scalda il cuore, il talento, i talenti del Sub-20. Sempre. La mettiamo in conto qualche bruciatura.

    Ha collaborato Aniello Luciano

     

    Credits

    Foto Lautaro Martínez, Ezequiel Barco, Juan Camilo Hernández, Guilherme Arana e Yeferson Soteldo ©EFE
    Foto accredito stampa di Carlo Pizzigoni ©MondoFutbol
    Foto poster del Sudamericano Sub-20 ©CONMEBOL
    Foto Rodrigo Bentancur ©LaPresse

    Carlo Pizzigoni

    Carlo Pizzigoni

    Nato a Pero, periferia milanese. Di solito è in giro a vedere cose, specie di calcio. Coppa d’Africa e Mondiali giovanili, visitati in serie e vissuti sul posto, sono le esperienze professionali che più lo hanno soddisfatto, al netto di #SkyBuffaRacconta (prima Storie Mondiali - diventato poi un libro Sperling&Kupfer -, poi Storie di Campioni) e fino al Mondiale 2014 in Brasile. Collabora con Sky, ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo e per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo. Con Guido Montana ha fondato MondoFutbol.com, con l’obiettivo di farne il punto di riferimento italiano per il calcio internazionale.

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