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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • L’ETERNO SOGNO MONDIALE DELL’AUCKLAND CITY FC

    Il Mondiale per Club è forse la competizione che più racchiude lo spirito universale del calcio, convogliando storie e persone lontane in un unico luogo. Lo è ancora di più del Mondiale per nazionali, perché nel caso della Coppa del Mondo per club l’OFC (ovvero la confederazione oceanica) ha diritto a un posto nel torneo.

    E da sette anni questa rappresentanza viene da un solo luogo.

    Auckland non è solo una città che spunta spesso quando si parla di qualità della vita, essendo inserita tra le migliori al mondo, ma è anche casa dell’Auckland City FC, che si prepara a vivere il Mondiale per Club per la nona volta in assoluto, la settima di fila, appunto. L’OFC Champions League è diventata il loro terreno di conquista, il biglietto per qualcosa di più grande.

    Per capire meglio questa realtà, ne abbiamo parlato con chi è arrivato ad Auckland da lontano e per motivi differenti. Due storie diverse: uno è argentino, l’altro è messicano (di origini italiane). Uno è parte delle colonne storiche, l’altro si è unito al club in tempi più recenti; uno è un classe ’88, l’altro un ’93. Entrambi però giocano da attaccanti e ad Auckland hanno trovato il paradiso.
    Emiliano Tade è arrivato in Nuova Zelanda per fare un’esperienza di vita: “Volevo viaggiare, imparare l’inglese… È stata più un’avventura che altro.

    Non c’è mai stato un piano per giocare a calcio, anzi, giocare è stato un modo per svagarsi dal lavoro di tutti i giorni,

    ha detto a MondoFutbol. “Poi le cose sono lentamente diventate più serie, ho cominciato a sentirmi un calciatore. Ovviamente è rimasta una seconda priorità nella mia vita, perché il lavoro era quella principale, ma c’era sempre la curiosità di viaggiare. È per questo che mi sono avvicinato al calcio.”
    Per Fabrizio Tavano, invece, è stato diverso, perché è arrivato dal Messico in Nuova Zelanda a soli 12 anni: “I miei genitori e fratelli hanno vissuto qui sin da quando ci siamo trasferiti per la prima volta, quindi è sempre bello tornare a giocare qui per l’Auckland City e spendere del tempo con loro.” I legami di Tavano con l’Italia non sono soltanto dovuti ai nonni, ma anche alle sue esperienze con le maglie di Vicenza, Pisa e Carpi: “È stata una fantastica esperienza giocare in tre diversi club: stare in Italia mi ha fatto migliorare parecchio come giocatore. Se arrivasse un’opportunità italiana? La prenderei in considerazione, ma per ora sono concentrato al 100% sull’Auckland City.”

    Se Tavano ha avuto anche altre esperienze professionali (ha anche giocato un Torneo di Viareggio con il Santos Laguna nel 2013), Tade si è invece legato professionalmente all’Auckland City: “Sono qui da sette anni e mezzo, ma ho sempre un gran rapporto con l’Argentina. Ci sono affezionato perché è dove sono nato, dove sono cresciuto, dove vive la mia famiglia, perciò la considero una parte della mia personalità. Mi piace imparare nuove cose, linguaggi, incontrare nuove persone e conoscere nuove culture. L’Argentina è diventata la mia casa lontano da casa. È un posto sul quale posso sempre contare e in cui cerco di tornare quanto possibile: è come se la mia zona di tranquillità stesse diventando più grande, vivendo in paesi diversi.”
    Ora c’è il Mondiale per Club, una realtà importante per una società come l’Auckland City, che di fatto è semi-professionistica. Ciononostante, Tavano ci racconta come la preparazione sia più che adeguata, anche grazie al catalano Ramon Tribulietx, manager del club dal 2010 e artefice della striscia di vittorie consecutive nella competizione continentale:

    Con lui è tutto molto diverso: è un allenatore fantastico, sa come funziona l’ambiente professionale, quindi ci alleniamo ogni giorno come i professionisti.

    Negli Emirati, Tade potrebbe battere un record, diventando il giocatore con più partite disputate nella storia del Mondiale per Club. Tuttavia, l’attaccante a volte non riesce a credere di essere proprio lui l’uomo delle statistiche: “Non le guardo: quando qualcuno mi parla di record raggiungibili o dei gol segnati per il club, penso che non si parli di me.

    È una grande soddisfazione, ma credo che sia un sogno.

    Ho sempre il bisogno di guardare tutto da un’altra prospettiva. È intenso, ma al tempo stesso non riesco a misurarlo. Lo vedo come un qualcosa di qualcun altro e non mio.!

    Nonostante il dominio in OFC Champions League, per Tavano le prospettive dell’Auckland City nel torneo che includerà anche Real Madrid e Grêmio sono chiare: “Il nostro obiettivo è vincere il primo match, anche perché è l’unico che per ora disputeremo al Mondiale per Club, per cui è il più importante.” In fondo, come ricorda il suo collega d’attacco, non è facile immergersi in questa realtà:

    È difficile giocare in Nuova Zelanda, dove l’atmosfera, la lega e l’ambiente sono totalmente differenti, e poi improvvisamente ritrovarsi in questa bolla della FIFA, dove tutto è più grande e veloce.

    E poi c’è quel precedente del 2014, quando l’Auckland City non solo superò il consueto primo turno, ma arrivò terzo, a un passo dalla finale: “È stato fantastico: siamo stati vicini a giocarci la finale contro il Real Madrid – racconta Tavano – non ci sono parole per descrivere un’emozione del genere.” Tade va ancora più in profondità: “Ricordo il salto dalla vittoria nel secondo match alla semifinale, perché abbiamo giocato contro il San Lorenzo, che è uno dei club più importanti in Argentina e sono cresciuto guardandoli. Metterli sotto pressione, segnare il pareggio… È stato incredibile.”
    C’è anche un’altra questione, spesso poco toccata: la concezione della FIFA Club World Cup. Cosa significa questa competizione dall’altra parte del mondo? “Questo sarà il mio terzo Mondiale per club, spiega Tavano.

    È sempre stato fantastico giocare in questo torneo, avere la chance di sfidare i migliori club al mondo di ogni continente.

    L’argentino ha forse dato la sintesi ultima del pensiero Auckland-centrico, che vede tutto questo come un sogno: “Per il resto del mondo, poter competere a questi livelli è un dono.

    All’inizio io pensavo a questo torneo come un dono della vita: giocare a questi livelli, dove milioni di persone ti guardano. Adesso lo vedo come un dono del calcio, un modo per vedere dove siamo arrivati.

    Per me, il torneo è uno dei migliori del mondo e deve esserlo: già il fatto che si assegni un titolo di campioni del mondo significa che si tratti più di un piccolo torneo.”

     

    Credits
    Foto di copertina e Auckland City-San Lorenzo ©Getty
    Foto di Fabrizio Tavano ©ACFC TV
    Altre foto©LaPresse

    Gabriele Anello

    Gabriele Anello

    Di passaporto italiano e cuore giapponese, spera in un posto al Mondiale per l'Oceania. Collaboratore di SampNews24 e caporedattore calcio di Crampi Sportivi, gestisce anche i blog Golden Goal: The Blog e #ilpiùgrandespettacolodentroilweekend.

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