Testata giornalistica online

Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • LA LEZIONE DI TIM SPARV

    “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”, ha sempre ripetuto José Mourinho. Una filosofia che pian piano sta contagiando sempre più calciatori e addetti ai lavori. Uno spirito incarnato alla perfezione da Tim Sparv, 30enne giocatore del FC Midtjylland e capitano della nazionale finlandese. Differentemente dai suoi colleghi professionisti, Sparv possiede alcune peculiarità che lo rendono un calciatore unico: legge tanto, come è possibile notare sui suoi profili social, soprattutto per rilassare la mente prima delle partite, scrive per il quotidiano finlandese Pohjalainen e ha un suo blog personale dove condivide con i lettori idee e pensieri, calcistici e non. Una necessità, quella di espandere i propri orizzonti, arrivata con il passare degli anni, come lo stesso giocatore ha affermato a MondoFutbol.

    La mia vita ha sempre girato intorno al calcio. Non ho avuto mai bisogno di nient’altro, ma fortunatamente la mia vita è cambiata.

    “Più crescevo e più sentivo che solo il calcio non era abbastanza per me, sentivo la necessità di stimolare la mia mente con qualcos’altro per sviluppare al meglio la mia persona. La chiave, a mio parere, è l’apprendimento continuo. Personalmente mi affascinano molto la psicologia e la leadership, sia nello sport che nella vita di tutti i giorni.”

    Aspetti che ultimamente ha trattato sul suo blog, con un articolo intitolato Good People First – Good Players second, pubblicato alla vigilia della finestra di mercato di gennaio: l’aspetto psicologico e umano prima delle qualità tecnico-tattiche del giocatore. Secondo Sparv, infatti, scout e direttori sportivi, oltre ad analizzare cosa un calciatore può portare sul campo alla loro squadra, dovrebbero analizzare inizialmente cosa quel calciatore umanamente porterebbe con sé all’interno dello spogliatoio. Un “test personale” da effettuare prima di acquistare un nuovo calciatore e che lui stesso ha effettuato prima di trasferirsi al FC Midtjylland, allegando un documento di 24 pagine in cui descriveva la sua personalità e il suo carattere.

    Penso che non prendiamo in considerazione seriamente l’aspetto psicologico nel calcio. Spendiamo molto tempo per allenare gli aspetti tecnico-tattici e fisici ma non altrettanto per allenare la nostra mente.

    “È un aspetto che dobbiamo assolutamente migliorare.” Al Midtjylland, anche per questo motivo, hanno iniziato un programma di “mentorship” – altro tema caro a Tim Sparv – per i ragazzi delle giovanili, col fine di limare gli errori che in molti commettono a quell’età una volta che ottengono soldi e popolarità. Si tratta di un’iniziativa win-win, come definita dallo stesso calciatore, ovvero che offre vantaggi ad entrambe le parti. I giocatori della prima squadra, infatti, perfezionano la loro leadership mentre i giocatori delle giovanili imparano da chi ha vissuto personalmente sulla propria pelle il calcio professionistico, proprio come Sparv.

    Il centrocampista finlandese possiede anche un ottimo curriculum da calciatore. Gli inizi nella sua terra natale per poi passare a soli 16 anni nelle giovanili del Southampton, tappa fondamentale per la formazione del suo carattere. In Inghilterra ha condiviso lo spogliatoio con Gareth Bale, Adam Lallana e Theo Walcott, avvicinandosi per la prima volta ai metodi professionistici e modellando la leadership che lo ha contraddistinto nel corso della sua carriera.

    Nella vita non puoi avere soltanto belle giornate. Quando ho imparato a gestire critiche, infortuni e panchine, sono diventato più forte sotto tutti gli aspetti.

    Ed è stato realmente così. Dopo alcune stagioni sfortunate nel triennio 2006-2009, tra infortuni e scarso impiego con le maglie di Southampton, Halmstad e VPS, Tim Sparv riparte dal Groningen e lo fa alla grande. A suon di ottime prestazioni diventa un pilastro del club olandese oltre che della sua nazionale, di cui era stato capitano di tutte le selezioni giovanili, dall’U16 all’U21. Con quest’ultima, nel 2009, aveva disputato anche l’Europeo di categoria, uno dei momenti della sua carriera a cui Sparv è più legato. Tre ottime annate in Olanda per poi passare in Germania, al Greuther Fürth (2. Bundesliga), dove il finlandese si afferma a livello europeo. Nell’estate successiva, quella del 2014, il passaggio al FC Midtjylland che proprio in quegli anni stava iniziando il  percorso che l’avrebbe portato, in un modo piuttosto particolare, ad affermarsi come una big in Danimarca.

    Il club danese, infatti, stava seguendo il modello Moneyball, titolo del libro di Michael Lewis – da cui è stato tratto l’omonimo film del 2012 diretto da Bennett Miller – che narrava l’annata del 2002 degli Oakland Athletics e del loro general manager Billy Beane, che cambiarono per sempre la storia del baseball costruendo una squadra basandosi soltanto sulle statistiche. Tim Sparv, in quanto centrocampista centrale di rottura, fu scelto dal FC Midtjylland per la sua percentuale di tackle e di contrasti aerei vinti. Una no-stats All Star, come soprannominato dal suo stesso presidente Rasmus Ankersen.

    Ovvero un fuoriclasse del Gioco, se non prendiamo in considerazione gol e assist.

    Per il club danese e per lo stesso giocatore, le statistiche mano a mano acquisiranno un ruolo sempre più importante nel calcio poiché rappresentano un aspetto che può essere utilizzato in qualsiasi ambito, dalla tattica all’acquisto di un calciatore.
    Con il FC Midtjylland si è tolto grandi soddisfazioni: la vittoria del campionato, la qualificazione in Europa League e il sedicesimo di finale contro il Manchester United. Momenti che vivranno con lui per molto tempo. Come l’essere capitano della Finlandia, la sua terra con cui ha un legame di amore infinito nonostante la carriera da professionista l’abbia portato a girare l’Europa.
    “Rappresentare la mia nazione è l’onore più grande per me. Siamo molto patriottici e amiamo giocare per la Finlandia. Il rapporto con i nostri tifosi è forte e vedere la loro passione durante le partite è qualcosa di semplicemente straordinario. Ci seguono ovunque, anche nelle trasferte lunghissime come in Albania (dove la Finlandia ha giocato contro il Kosovo, ndr), per questo vincere per loro e festeggiare con loro ci inorgoglisce. Anche se è una partita di minore importanza.”

    Nonostante abbia ancora tanti anni di carriera davanti a sé, Sparv ha già le idee chiare sul suo futuro. “Programmare il proprio futuro non è mai un errore. Io continuerò sicuramente a scrivere e a leggere. Terminerò il mio percorso di studi che ho ripreso qualche anno fa e cercherò di rimanere nel mondo del calcio”.

    Mi piacerebbe tanto allenare i giovani, per aiutarli a sviluppare al meglio la loro personalità calcistica e umana.

    Nulla di nuovo, se ti chiami Tim Sparv. Magari tra qualche anno lo vedremo pubblicare un libro, altra sua grandissima passione, ispirato a una delle opere di Malcolm Gladwell, l’autore che legge con più trasporto. Non ci sarebbe da sorprendersi per uno che a 30 anni non vuole smettere di imparare. D’altronde, come diceva il suo idolo Nelson Mandela, “non c’è niente di appassionante nel puntare in basso, nell’accontentarsi di una vita che è meno di quella che saresti capace di vivere”.

     

    Credits
    Foto di copertina e nel testo ©LaPresse

    Enxhi Fero

    Enxhi Fero

    Enxhi Fero: classe 1994, football, basket e tanti sogni nel cassetto. Tutto il calcio albanese su MondoFutbol. Gjithçka nga futbolli shqiptar.

    Commenta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Send this to a friend