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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • LO ZENIT E LA NUOVA SFIDA DI ROBERTO MANCINI

    La Streif fa impressione, anche senza neve. Una picchiata impressionante. Un salto nel vuoto. Dal piccolo impianto sportivo della città austriaca di Kitzbühel, Roberto Mancini non può vedere la più celebre pista della discesa libera del Circo bianco. Ha organizzato una gita, insieme al suo staff (il vero trascinatore è stato però Angelo Gregucci, il suo vice), per osservare al meglio questo tempio dello sci mondiale. Sarà una stagione da vivere come una discesa libera, la sua prima allo Zenit, che inizia domani con una trasferta ai limiti dell’inverosimile (occhio alla nostra prossima newsletter, Gabriele Anello vi racconta tutto del FC SKA-Khabarovsk).

    Il Mancio ha lasciato il cancelletto di partenza. Spesso doppia seduta giornaliera, ché c’è da rimettere a posto anche lo spirito di una squadra uscita senza certezze dall’ultima stagione.

    L’anno di Lucescu doveva rappresentare un nuovo inizio, per lo Zenit.

    Ma il feeling tra il tecnico rumeno e la dirigenza russa non è mai nato, e dopo l’uscita di scena in Europa League (rimonta nella gara di ritorno ultimata, poi gol qualificazione dell’Anderlecht nei minuti finali), si è rotto definitivamente il progetto. Che è stato ridisegnato attorno a Mancini: l’ex 10 della Sampdoria era da tempo corteggiato in Russia, lo è stato per la panchina della Nazionale e poi dal CSKA. Progetto certo ambizioso, ma che è lontano da una chiara definizione. Normale, certo. Ma non facile per un tecnico che deve mettere in campo oggi una squadra che continuerà a modificarsi durante tutto il periodo di mercato. Giocatori ne mancano, ma sono arrivati due ragazzi sudamericani che palesano la filosofia della nuova squadra di Mancini.

    Leandro Paredes e Sebastián Driussi certificano che l’investimento dell’ex tecnico dell’Inter è all’insegna della qualità.

    La sua idea era di aggiungere anche Rodrigo Caio, obiettivo che aveva anche quando allenava a Milano, per costruire una fase di uscita da dietro davvero notevole. Il difensore del San Paolo è probabile non arrivi a causa di un accordo non trovato sul metodo di pagamento. Mancano ancora un esterno d’attacco, preferibilmente di piede sinistro, e un altro centrocampista: entrambi verranno cercati in Sudamerica, ma arriveranno con la squadra già costruita, non sarà facile inserirli in corsa e con un calendario che prevede alla seconda il Rubin Kazan e alla quarta lo Spartak Mosca campione in carica.

    La proprietà, la Gazprom, il colosso mondiale dell’energia, non ha altri obiettivi che il primo posto in Russia.

    Oltre che una buona Europa League (lo Zenit entrerà in corsa dal terzo turno preliminare), così come il presidente, Sergey Fursenko, che è salito in Austria per rimanere qualche giorno con la squadra. Smesse giacca e cravatta ha subito indossato la tuta della squadra, con cui ha condiviso ogni momento. Il giorno dopo la prima vera amichevole, vinta 2-1 contro l’Austria Vienna, Fursenko si è presentato al centro di allenamento con una polo che aveva ricamato all’altezza del cuore la scritta “Buenos Ayres”. Appassionato d’Argentina, gli abbiamo chiesto.

    It’s for Paredes, great player,

    ci ha subito informato dei suoi gusti calcistici, puntando i due indici alla tempia. E Paredes di intelligenza calcistica ne possiede dosi massicce, e da subito quel filtrante che vola via a una spanna da terra, a trovare l’uomo tra le linee, ha fatto innamorare tutti.

    Nell’amichevole ha brillato anche la qualità di un altro appena arrivato in maglia Zenit, Aleksandr Erokhin, ex Rostov, un André Gomes minore, che dovrebbe affiancare Paredes in mezzo al campo che potrebbe essere a 2 in un 4-2-3-1 o a 3 in un 4-3-3, dove sarebbe molto più a suo agio. Il suo passaporto aiuta nella scelta Mancini, che dovrà, per regolamento, sempre schierare almeno cinque giocatori russi in campo. Oltre al portiere, è probabile che siano indigeni entrambi i terzini Smol’nikov e il vecchio Zhirkov, classe di ferro 1983 (a cui Mancini, presente sempre in campo a faticare coi suoi ragazzi, si è messo in testa di insegnargli quei movimenti di piede per rimanere sempre legato alla linea: non è mai troppo tardi per imparare). Dietro rimangono chance da centrale, chiunque arrivi, uno o due titolari (c’è già Luís Neto, rientrato in gruppo subito dopo aver giocato la Confederations Cup: il corpo tecnico ha apprezzato il gesto) per Domenico Criscito, spendibile anche a sinistra, e Branislav Ivanović che ha esperienza da vendere. Viene da una brutta stagione ma se rimane concentrato, rimane un lusso per il livello del torneo russo, almeno.

    Davanti la grande scommessa è di riaccendere il super talento di Aleksandr Kokorin. In allenamento regala sprazzi da fenomeno, deve trovare il modo per avere più continuità in campo e, davanti alla porta, segnare: inaccettabile che uno come lui abbia un record di gol così misero.

    L’attesa è grande anche per Shatov e Dzyuba, che possono e devono dare molto di più, sotto osservazione anche Poloz, lui pure ex Rostov. Avere quella voglia di mettere tutto in campo che contraddistingue sempre il brasiliano Giuliano, che potrebbe essere l’uomo in più, davanti. Potrebbe ritagliarsi un ruolo anche il montenegrino Đorđević, ex Samp, un 9 di movimento che davanti alla porta diventa un 9 vero.

    Devi fare gol!

    Si sentono le urla del Mancio in allenamento. Adesso si comincia, per davvero. Giù per la Streif. Senza paura e con qualità.

    Carlo Pizzigoni

    Carlo Pizzigoni

    Nato a Pero, periferia milanese. Di solito è in giro a vedere cose, specie di calcio. Coppa d’Africa e Mondiali giovanili, visitati in serie e vissuti sul posto, sono le esperienze professionali che più lo hanno soddisfatto, al netto di #SkyBuffaRacconta (prima Storie Mondiali - diventato poi un libro Sperling&Kupfer -, poi Storie di Campioni) e fino al Mondiale 2014 in Brasile. Collabora con Sky, ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo e per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo. Con Guido Montana ha fondato MondoFutbol.com, con l’obiettivo di farne il punto di riferimento italiano per il calcio internazionale.

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