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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • LORO BORIÇI, PER SEMPRE NELLA STORIA

    Bobek o Boriçi, chi era il migliore in campo?”

    Titolavano i giornali jugoslavi la mattina seguente allo 0-0 tra Albania e Jugoslavia nella Coppa dei Balcani del 1948.

    Un’altra consacrazione, l’ennesima, per Loro Boriçi, messo sullo stesso livello di uno dei titani del fútbol jugoslavo, Stjepan Bobek. Una storia speciale che lo porterà ad essere tra gli sportivi più amati e conosciuti della storia albanese.

    Loro, che poi sarebbe stato italianizzato in Lorenzo, nasce a Scutari in una famiglia numerosa – sei figli in totale – e di forte impronta cattolica. Fin da giovanissimo condivide con il fratello più grande Marku la passione per il calcio; i due passano ore e ore a giocare nel campo del collegio Saveriano (scuola gesuita, tra le prime istituite in Albania), frequentato da entrambi e che ben presto diventerà un vero e proprio palcoscenico per Boriçi. Tanto che da lì a poco sarebbe arrivata la chiamata del Vllaznia, squadra simbolo della città di Scutari. L’esordio arriva in amichevole, visto che il regolamento nazionale vietava agli studenti di partecipare attivamente alle partite ufficiali.

    È il 6 giugno 1937, avversario il Dragoi Pogradec, e Loro Boriçi non ha ancora compiuto 15 anni.

    C’è un problema, però. Quel pomeriggio Boriçi dovrebbe essere a scuola e la famiglia non intende concedergli il permesso di andare a giocare. L’istruzione prima di tutto, come vuole mamma Marija e insegna la formazione gesuita. Sotto l’insistenza del Vllaznia alla fine quel permesso arriva, rendendo così quel caldo pomeriggio di giugno l’inizio di una meravigliosa carriera. Saranno quattro i gol realizzati da Boriçi (tutti nel secondo tempo), uno più bello dell’altro.

    Ogni suo gol arrivava improvvisamente, con tiri forti e indirizzati all’angolino. Lo spettacolo inizia al 15’, con una bomba all’incrocio. Il secondo gol personale arriva al 25’, con un tiro molto forte da sette metri circa. Il terzo arriva poco dopo: Dervishi gira il pallone su Boriçi, il quale lascia partire un tiro preciso e angolato che vale il 4-0 per il Vllaznia. La rete più bella è quella del 5-0. Da 35-40 metri circa, Boriçi sigla la quarta rete personale con uno dei suoi tiri.

    Una testimonianza preziosa quella del suo compagno di squadra Ibrahim Dizdari, raccolta dal giornalista Besnik Dizdari nella sua Storia dei Campionati Albanesi di Calcio, Anni 30.
    Dopo altre amichevoli giocate con il Vllaznia, nel 1941, Boriçi si trasferisce in Italia per proseguire il percorso universitario all’università “La Sapienza”. Qui inizia a studiare giurisprudenza ma senza dimenticarsi mai della sua passione più grande: il calcio. La voglia di giocare è tanta e per questo Boriçi decide di presentarsi negli uffici della Lazio. Riesce ad ottenere un provino, con i “cadetti” biancocelesti (l’allora squadra riserve).
    L’esordio contro il Novara è convincente. Lo staff tecnico laziale rimane impressionato dalla progressione palla al piede e dalle grandissime qualità al tiro – calciava indifferentemente con entrambi i piedi – di questo giovane attaccante albanese.

    File: [5gen41b.jpg] | Sat, 28 Jan 2017 09:28:35 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio www.laziowiki.org

    Viene aggregato alla prima squadra dove diventa compagno di reparto di uno dei colossi del calcio italiano, ovvero Silvio Piola. Vista la concorrenza, Boriçi non gioca molto ma riesce comunque a realizzare 6 reti in 18 presenze in due stagioni. Nel biennio biancoceleste si rende protagonista anche di alcuni derby con i connazionali Riza Lushta (Juventus) e Naim Kryeziu (Roma). Con quest’ultimo si scontra soltanto in un’occasione, nei quarti di finale della Coppa Italia del 1943. Da lì a poco le carriere dei due giocatori prenderanno direzioni completamente differenti; Kryeziu s’imporrà in Italia con le maglie di Roma (vincendo anche uno scudetto) e Napoli, mentre Boriçi tornerà in Albania per diventare un’autentica leggenda.

    Proprio in quell’anno decide di abbandonare gli studi universitari e di tornare in patria: gli effetti della seconda guerra mondiale sono giunti anche in Albania. In quel momento difficile, Loro vuole soltanto stare vicino alla propria famiglia.

    Torna al Vllaznia, dove vince due campionati nel 1945 e nel 1946. E nell’autunno del ’46 raggiunge il più grande traguardo della sua carriera calcistica. Guida da capitano, infatti, la Nazionale albanese alla vittoria della Coppa dei Balcani contro Jugoslavia, Romania e Bulgaria. Viene eletto miglior giocatore del torneo, di cui è anche il capocannoniere insieme a Teciti, Reuter e Sandic.

     viti 1946

    Con la leva militare obbligatoria, Boriçi lascia il Vllaznia e si trasferisce al Partizani Tirana, la squadra dell’esercito. Due scudetti, una coppa d’Albania e quattro titoli di capocannoniere sono il bottino finale della sua avventura come giocatore.
    Ben presto intraprende la carriera di allenatore, sulle panchine di Partizani e Albania. Un allenatore – a quanto si diceva – molto preparato, amato dai giocatori, e con un rituale molto particolare per quell’epoca.

    Ogni sera prima delle partite faceva il giro di tutte le camere per tranquillizzarci. Era diventato una sorta di rituale per noi, non riuscivamo ad addormentarci fino a quando lui non passava in camera,

    Ricordava Panajot Pano, altra leggenda del fútbol albanese.

    I successi e i traguardi importanti arrivano anche dalla panchina. Tre scudetti (62-63, 63-64, 70-71), quattro Coppe d’Albania (’64, ’66, ’68, ’70) e la ciliegina sulla torta della Coppa dei Balcani per club del 1970, dopo aver sconfitto il Beroe in finale. Va vicinissimo a conquistare anche un altro prestigioso trofeo dell’epoca, ovvero la Coppa delle Repubbliche Socialiste sfumata soltanto in finale contro il CSKA di Mosca. Risultati prestigiosi arrivano anche sulla panchina dell’Albania, dove prima vince la Coppa dei Balcani con l’Under 21 per poi riuscire nell’impresa di fermare la Germania sullo 0-0 con la Nazionale maggiore, in una partita dominata dall’inizio alla fine dall’Albania grazie soprattutto alle giocate di Pano.

    Quel pareggio non permetterà all’allora Repubblica Federale Tedesca di qualificarsi alla fase finale del campionato europeo che si sarebbe svolta in Italia.

    Nel 1972 inizia per Boriçi un altro importante capitolo della sua carriera da allenatore. Dati i buonissimi rapporti diplomatici tra Cina e Albania, si trasferisce proprio nella “Perla d’Oriente” dove diventerà anche allenatore della Nazionale. In molti sostengono che grazie alla sua conoscenza e preparazione tattica, l’ABC del calcio cinese sia proprio un frutto del suo lavoro. Coloro che lavoravano al suo fianco rimanevano impressionati dalla dedizione e dal tempo dedicato a perfezionare ogni dettaglio dentro e fuori dal campo.

    A 62 anni una grave malattia – non identificata ma molto probabilmente dovuta alle ingenti quantità di sigarette fumate ogni giorno – lo porta via. Qualche anno più tardi, nel 1990, il comune di Scutari decide di intitolargli lo stadio (recentemente ristrutturato e dove ad ottobre scenderà in campo anche l’Italia di Giampiero Ventura). A lui, pioniere di una grande tradizione calcistica scutariana (i più recenti Bekim Balaj, Armando Vajushi ed Elseid Hysaj), la città di Scutari e l’intero mondo dello sport albanese devono tanto. Veramente tanto. 

    Stadio Loro Borici

    Foto di copertina © durreslajm.com
    Foto articolo del debutto di Boriçi © Laziowiki.org
    Foto Nazionale albanese in Coppa dei Balcani (1946) © durreslajm.com
    Foto Stadio Loro Boriçi © Sergej Passau\Wikipedia.org

    Enxhi Fero

    Enxhi Fero

    Enxhi Fero: classe 1994, football, basket e tanti sogni nel cassetto. Tutto il calcio albanese su MondoFutbol. Gjithçka nga futbolli shqiptar.

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