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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • LUCAS PRATTO, L’ACQUISTO PIÙ CARO DELLA STORIA DEL RIVER PLATE

    Lucas Pratto è l’acquisto più caro della storia del River Plate. Marcelo Gallardo lo ha richiesto espressamente per rinforzare il suo attacco e rilanciare la corsa dei Millonarios verso la conquista di nuovi titoli. La dirigenza lo ha accontentato, sborsando circa 11 milioni di dollari. Sì, parliamo dello stesso Pratto che in Italia ha recitato il ruolo di meteora nel Genoa e sul quale Edgardo Bauza aveva puntato per l’attacco della nazionale argentina durante il suo mandato.

    “In Nazionale gioca Pratto perché altri non ci mettono l’anima”, affermava con convinzione a Central Fox Hernán Crespo, 35 gol in 64 partite con la maglia dell’Argentina. Le parole di Valdanito risalgono alla sfida contro la Colombia per le qualificazioni al Mondiale 2018 e racchiudono in una frase il percorso di vita di Lucas Pratto, dall’umile barrio di Altos de San Lorenzo a La Plata fino all’approdo al River.
    Gli scettici criticavano Bauza (vincitore della Copa Libertadores con la LDU di Quito e il San Lorenzo, non uno qualsiasi) e si domandavano increduli cosa ci facesse Pratto al fianco di Messi e al posto di mostri sacri del calcio argentino contemporaneo come Gonzalo Higuaín e Sergio Agüero.
    La risposta risiede nell’espressione utilizzata da Crespo: metterci l’anima”. Pratto lotta, da sempre. È ciò che ha fatto sin da ragazzino, dopo essere stato scartato dall’Estudiantes de La Plata che lo considerava utile solo per la Liga Amateur.

    Credevo di valere di più,

    dichiara a El Gráfico nel 2013 e, smaltita la delusione, raggiunge il fratello Leandro al Defensores de Cambaceres, un club delle serie inferiori argentine con sede a Ensenada. Altos de San Lorenzo-Ensenada, un’ora di viaggio. Ciò stava a significare alcuni chilometri da percorrere a piedi e altri in autobus, ma poco importa perché Pratto si sacrificava, dentro e fuori dal campo”, come ricorda Ariel Pallanza, compagno di Pratto nelle giovanili del Cambaceres intervistato da MondoFutbol:
    “Da ragazzo era un centrocampista offensivo, ma allo stesso tempo in fase di recupero non dava mai nessuna palla per persa. Aveva buona tecnica sì, ma si differenziava dagli altri per il suo atteggiamento. Credo fermamente che il sacrificio sia stato fondamentale per il suo successo.”

    Cresciuto prima del previsto a causa dell’abbandono del padre, Pratto si assume ben presto, insieme al fratello, grandi responsabilità trasformando problemi in soluzioni. Le umili condizioni economiche della famiglia lo costringono a cercare dei lavoretti per arrotondare le entrate (volantinaggio e custode di sale ricevimenti per 50 pesos al mese) e potersi permettere le scarpe a cui tanto era affezionato: Dato che non avevo i soldi per comprarne di marca, mia madre le faceva produrre da un negozio di scarpe del quartiere. Costavano meno: 25 nere, 30 se di altri colori.

    E io per combinarle con i colori del Cambaceres le ordinavo bianche con il simbolo della Nike rosso. Tutto falso ovviamente.

    Con quelle scarpe viene notato da Gabriel Palermo, preparatore atletico e fratello del più celebre Martín, leggenda del Boca Juniors. Gli organizzano un provino: risultato positivo. Lascia Ensenada per Buenos Aires, ma al Cambaceres rimarrà molto legato (tanto che gli dedicheranno una delle tribune dell’Estadio 12 de octubre, che sarà completata con la percentuale del diritto di formazione derivata dal trasferimento al River).
    Pratto convince nella Quinta del Boca Juniors (la Primavera) e a suon di gol si conquista la prima squadra, ma ben presto capisce che, proprio per la presenza di Martín Palermo in campo, non può esserci spazio per lui. Cerca minuti altrove, prima al Tigre, poi addirittura in Norvegia al Lyn Oslo e infine all’Unión di Santa Fe in seconda divisione.

    Ma è in Cile, all’Universidad Católica allenata da Juan Antonio Pizzi, che fa il salto di qualità: giunto come pedina di scambio per Gary Medel, conquista il campionato cileno (l’ultimo per Los Cruzados prima del ritorno trionfante di Nicolás Castillo) e si guadagna una seconda opportunità nel Vecchio Continente. In Italia, come detto, è una comparsa. Sono solo 3 le reti in 17 presenze con il Genoa.

    Rodrigo Palacio mi diceva di avere pazienza e attendere il mio momento ma io non volevo aspettare. Ero giovane e desideravo giocare,

    dirà del suo passaggio nel Belpaese, dove viene ricordato soprattutto per la sua postura e le movenze poco coordinate che gli valgono un secondo soprannome, il Cammello, in aggiunta a El Oso (l’Orso) con cui è conosciuto in patria.
    Pratto non demorde e continua a credere di valere di più. Lo contatta il Vélez Sarsfield, più precisamente Christian Bassedas, attuale tecnico dell’Olimpo e ai tempi dirigente del club di Liniers che a MondoFutbol dichiara: “Pratto al Vélez si è dimostrato un giocatore straordinario. È diventato completo, a modo suo: potente, rapido e capace di servire l’ultimo passaggio, è un lottatore che sa proteggere alla grande il pallone nonché un gran goleador. È in grado di giostrare su tutto il fronte d’attacco e quando gli si richiede uno sforzo extra è sempre presente.

    Per il Vélez è un idolo, uno di quei giocatori per cui si prova nostalgia.

    Gli fa eco Ricardo Gareca, CT del Perù e allenatore del Vélez più vincente di sempre, scelto proprio da Bassedas: “Pratto garantisce grande spirito di sacrificio, anche in fase difensiva. È intelligente e capisce molto bene il gioco, assicura gol e assist, ma è soprattutto un gran professionista, dalla personalità forte.” Agli ordini di Gareca, un passato da ottimo attaccante, Pratto migliora a vista d’occhio.

    Lo notano dal Brasile, dove vince poco in quattro stagioni tra Atlético Mineiro e San Paolo (solo due campionati statali con il Galo) ma si mette in mostra tanto da convincere Edgardo Bauza, che era alla ricerca di un’alternativa ai demoralizzati Higuaín e Agüero, a puntare su di lui.
    Non dimostra di essere inadeguato al ruolo, in cinque partite segna due volte e non demerita, ma l’arrivo di Sampaoli gli chiude, forse in maniera definitiva, le porte del Mondiale, nonostante sia stato nella lista di mercato del CT dell’Argentina quando questi allenava il Siviglia. Arresa? Manco a dirlo.

    Anche se finora non ho mai parlato con Sampaoli, io continuo a crederci,

    dichiara Pratto che, per questa ragione e soprattutto per avvicinarsi alla figlia Pía, ha deciso di accettare l’invito di Gallardo, uno a cui in Sudamerica non si può dire di no.
    Con Darío Benedetto (su cui aveva puntato Sampaoli) out per infortunio, è Pratto l’attaccante di spicco della Primera División, un campionato che il CT segue molto da vicino.

     

    Credits
    Foto di copertina ©lanacion.com.ar
    Foto Pratto Argentina ©eluniverso.com
    Foto Pratto Cambaceres ©Revistatribunaroja.blogspot.com
    Foto Pratto Boca Juniors ©argentina.as.com
    Foto Pratto Vélez Sarsfield ©minutouno.com

    Alex Alija Čizmić

    Alex Alija Čizmić

    El Jefecito. Mezzo italiano, mezzo bosniaco, ma da sempre innamorato dell'Argentina. Ama tutte le lingue di questa terra, ne frequenta abbastanza e sogna un mondo in cui tutti venerino la fratellanza e la multiculturalità. Forse, MondoFutbol è il posto giusto.

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