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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • MALTA: INTERVISTA A PIETRO GHEDIN

    di Gianluca Lia (@gianlia96)

    Geograficamente vicini, calcisticamente lontani.

    La relazione fra Italia e Malta si potrebbe sintetizzare in questo modo, a pochi giorni dalla sfida dell’Artemio Franchi, quando le due nazionali in questione si troveranno di fronte per dare vita alle qualificazioni per Euro 2016.
    I precedenti sono tutti a favore degli Azzurri, vincitori di tutti e sette gli scontri diretti finora disputati, anche se con qualche fatica di troppo a volte, vedi l’1-0 dello scorso ottobre. Una sfida da 3 punti assicurati per Antonio Conte, una serata importante, invece, per dare ulteriore visibilità alla Nazionale maltese allenata da una vecchia conoscenza della serie A: Pietro Ghedin.
    L’Italia, del resto, si trova al secondo posto con 12 punti, due dietro alla Croazia capolista, mentre i Knights of St John occupano l’ultima piazza con un punto, tre gradini sotto l’Azerbaijan, avversario dei maltesi il prossimo 6 settembre a Ta’ Qali. Nonostante le limitazioni calcistiche con i quali la Federcalcio maltese lotta quotidianamente, negli ultimi anni Malta è diventata un punto di riferimento per alcuni giocatori italiani che lasciano lo Stivale per proseguire le proprie carriere sulla vicina isola, anche a livello di settore giovanile.


    Percorso inverso, invece, per i talenti locali che optano per l’Italia come base di lancio. Fra gli ultimi Conor Borg, passato per le giovanili del Chievo Verona e questa estate finito nell’elenco dei convocati della primavera dell’ AS Roma nel tour canadese, durante il quale ha trovato anche la via della rete.
    Altro caso quello di Juan Carlos Corbolan, compagno di Borg nell’U17, che nella passata stagione ha vestito la maglia della Primavera della Virtus Lanciano. Nei mesi estivi anche Jake Grech e Matthew Guillaumier hanno avuto modo di fare una breve esperienza nella Primavera dello Spezia, mentre il difensore centrale di Birkirkara e della nazionale maltese Zach Muscat è stato in prova con la prima squadra del Pisa.

    Questo a dimostrazione del buon lavoro svolto dalla MFA (Malta Football Association) nel tentativo di migliorare il movimento calcistico del Paese. Un lavoro che ha radici lontane.

    Il trentenne portiere Andrew Hogg, ora in forza ai greci del Kalloni FC, e il difensore centrale Andrei Agius (foto sotto), che gioca con i campioni in carica del campionato maltese, l’Hibernians FC, sono stati fra i precursorsi. Il secondo, ad esempio, ha giocato più in Italia che a Malta, vestendo in sette anni di Belpaese le maglie dell’Atletico Catania, Messina, Martina, Igea Virtus, Cassino e Melfi, prima di rientrare in patria nell’agosto del 2011.
    Una toccata e fuga, visto che il suo ritorno in Italia è stato immediato, cooptato dal Latina, con il quale ha poi disputato 35 gare e conquistato la storica promozione in Serie B. L’anno successivo è passato alla Torres per poi trasferirsi, in prestito, all’Aprilia. Ora, a 29 anni, Andrei Agius sta vivendo un periodo di forma strepitosa e spera di trasmettere tutta la sua esperienza ai nuovi innesti nella nazionale guidata dal CT Ghedin.

    Ecco, Ghedin.

    Una lunga carriera da calciatore, con Fiorentina e Lazio come picchi, e poi la decisione di intraprendere il percorso di tecnico. Ha iniziato con l’Under 18 italiana per poi sedere al fianco di Azeglio Vicini ad Italia ’90 e a quello di Cesare Maldini durante le Olimpiadi di Barcellona del 1992 e di Atlanta del 1996, in qualità di allenatore dei portieri. Ai Mondiali del 1998 e del 2002 e agli Europei del 2000 e del 2004 ha avuto l’occasione di essere l’allenatore in seconda di Cesare Maldini (di nuovo), Dino Zoff e Giovanni Trapattoni (due volte), ma prima ancora di fare queste esperienze, Ghedin è stato tecnico della nazionale Under 21 maltese (un anno) per poi diventare il CT della Nazionale maggiore nel biennio 1993-1995. Nel 2012 altro incrocio fra il veneto di Scorzè e i biancorossi, a suggello di un legame fortissimo con l’isola del Mediterranno.

    Come si dice in italiano, a volte ritornano.

    Noi di MondoFutbol abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo prima della partenza per l’Italia, in vista della partita di giovedì sera.

    Buongiorno Pietro. La sfida con l’Italia è vicina e di sicuro starai già pensando a come preparare i tuoi ragazzi. Però, prima di parlare della gara e della nazionale maltese, mi piacerebbe che ti presentassi ai nostri lettori, raccontandoci la tua passione per il calcio.

    Come ogni ragazzo il calcio è stato sempre la mia grande passione. Sono cresciuto a pane e pallone. Ho avuto una buona carriera da giocatore e quando ho appeso gli scarpini al chiodo non potevo staccarmi da questo amato sport e ho iniziato a studiare per diventare un tecnico, rompendo il ghiaccio con la nuova professione con le giovanili della Lazio. Il passaggio in FIGC è avvenuto due anni più tardi. Un’esperienza assai formativa.

    Under 18 azzurra e poi Under 21 maltese. Un percorso inusuale.

    La collaborazione fra la FIGC e la MFA mi ha permesso di guidare la nazionale Under 21. Dovevo rimanere per pochi mesi ma ho portato a termine l’intera annata. È stato piacere, anche perchè considero Malta la mia seconda casa.

    Dal 1992 (quando Ghedin e’ stato scelto come tecnico dell’Under 21 Maltese, nda) ad oggi, hai visto qualche miglioramento a livello giovanile?

    Certo. L’MFA sta facendo un grande lavoro anche perchè i giovani si stanno allenando di più con noi e questo ci permette di creare un senso di gruppo e di appartenenza che ci aiuterà a migliorare il nostro livello di gioco.

    Passiamo alla nazionale maggiore, anno 1993, la tua prima volta. Che sensazioni hai avuto?

    Credo che sia stato un orgoglio, un’esperienza che mi ha aiutato molto anche perché a quei tempi ero ancora alle prime armi.

    Quanto incide il lavoro svolto nelle selezioni giovanili?

    Il lavoro che si fa a livello giovanile si vede di conseguenza anche nella nazionale Under 21, il passo che precede la Nazionale maggiore. I nostri ragazzi giocano circa 40 partite internazionali all’anno: un bagaglio importante per la loro crescita. Poi entrano in gioco anche l’abilità, che sono un dono di Dio.

    Michael Mifsud
    Sappiamo già che oggi Malta non può competere con le grandi d’Europa ma dal tuo punto di vista, essendo di scuola italiana, pensi che la base di un buon successo sia partire dalla difesa?

    Guarda, fino ad un anno e mezzo fa la nostra nazionale si radunava spesso ma ormai ci incontriamo soltanto ogni due mesi e manca quel senso di appartenenza, di “famiglia”. Per questo motivo non possiamo lasciare spazio agli esperimenti. Cerchiamo innanzitutto concretezza perchè non è facile avere tanti giocatori convocabili o per rimpiazzare gli infortunati. Puntare sulla tattica, però, ci permette di avere un vantaggio. Dobbiamo quindi imparare a gestire le situazioni di gioco.

    Nella gara casalinga contro la Bulgaria la squadra ha fatto molto bene nonostante la sconfitta per 0-1. Rivedremo quell’attaccamento alla maglia e quel tipo di gara?

    Il mio problema principale è la comunicazione con i club per avere maggiori informazioni sui nostri giocatori, in maniera particolare sulle loro condizioni fisiche e mentali. Al momento abbiamo 4 giocatori importanti indisponibili e per me è dura rimpiazziarli. Non siamo l’Italia anche per questo.

    Una domanda che si pone il pubblico maltese: quando il capitano Micheal Mifsud smetterà, chi sarà il suo sostituto?

    Al momento abbiamo Alfred Effiong che sta facendo molto bene. Ormai Mifsud (foto 3) ha 34 anni e dobbiamo rinverdire la rosa. Purtroppo ci manca un giovane di talento su cui puntare. Abbiamo Jean Paul Farrugia, che ha fatto progressi con l’Hibernians, o Terence Vella, al quale è mancato il minutaggio per fare il salto di qualità. Un peccato che al momento stia faticando a segnare perchè è un ragazzo volenteroso, che da tutto in campo e durante l’allenamento. Comunque, Mifsud rimarrà nella storia di questa nazionale. Segnare 39 gol con la maglia di Malta non è da tutti.

    Un’osservazione personale. Cosa manca a Malta in generale? Magari un terzino che fa tutta la fascia, un bomber…

    Il mio sogno sarebbe quello di avere dei giocatori di fascia che attacchino e difendano. Purtroppo devo adattarmi con quello che ho. Escludendo Daniel Bogdanovic, finiscono le scelte. Abbiamo anche Andrew Cohen che è un grande giocatore, solo si disimpegna meglio da mezza punta e non ha le caratteristiche per correre su e giù lungo tutta la banda laterale.

    Ritorniamo di nuovo sui giovani. Con la nuova regola dei 7 stranieri in campo adottata dall’MFA per la BOV Premier League (la Serie A maltese, nda) i nostri giovani troveranno ancor meno spazio o sarà per loro uno stimolo in più? Inoltre, quali consigli daresti ai giovani maltesi?

    Io sarei molto felice se andassero all’estero perchè si impara tanto. Impari a vivere da solo, impari nuove culture e nuovi metodi, impari cosa significa fare sacrifici. Vedere giocatori maltesi che vanno all’estero e poi ritornano in Patria mi star male perchè cosi non si migliora. Non puoi ritornare a casa alla prima difficoltà. È lì che devi avere la forza per continuare ad inseguire il tuo sogno.

    A Malta ci sono tanti giocatori italiani, ti senti un po’ a casa?

    Ho tanto rispetto per gli italiani che vengono qui per giocare. Non è facile. Devi essere consapevole che dovrai lottare e meritarti la maglia da titolare. Inoltre, arrivare in un altro Paese ha sempre i suoi rischi, richiede un certo tipo di responsabilità. Devi essere forte e non mollare mai.

    Che si tratti di giovani talenti o di vecchia guardia, il CT Pietro Ghedin chiede soltanto una cosa: sentire il brivido di indossare la maglia della propria Nazione.

    Solo così si possono ottenere degli ottimi risultati.

    Gianluca Lia

    Gianluca Lia

    Studia giornalismo all’Università di Malta e collabora con la federazione calcistica dell'Isola. È la voce maltese di MondoFutbol.

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