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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • MARACANÃ, STORIA DI UN ABBANDONO

    Domenica 7 maggio al 96° minuto una volata in contropiede di Rodinei, uno dei protagonisti meno attesi, ha completato la rimonta del Flamengo contro il Fluminense regalando così la finale del Campionato Carioca 2017 ai Rubronegros. Tutto a 22 anni di distanza dall’ultimo Clássico das Multidões che aveva deciso il campionato statale di Rio de Janeiro, quella volta a favore del Tricolor das Laranjeiras.
    Nel 2017 come allora, il teatro del confronto è stato il magnifico Maracanã – luogo della partita più importante della storia del fútbol – intitolato proprio al giornalista brasiliano Mario Filho che ebbe l’illuminazione di rinominare il derby carioca di cui sopra con un più ermetico Fla-Flu.

    E mentre lunedì il peruviano Paolo Guerrero, il goleador del 34° titolo statale del Flamengo, riceveva il premio come miglior giocatore del campionato e il 19enne Wendel del Fluminense quello di rivelazione del torneo, la mente tornava alla sera precedente, alla meravigliosa cornice di pubblico di un Maracanã rispolverato solo recentemente in occasione di semifinali e finali del Campionato Carioca. Lo stadio che ospita le due compagini di Rio, dopo le Olimpiadi 2016, è progressivamente caduto in uno stato di abbandono. Mancato utilizzo, seggiolini divelti, manto erboso rovinato, furti all’interno dell’impianto che non hanno fatto sconti: a gennaio, infatti, è scomparso anche il busto dedicato proprio a Mario Filho.

    “O Maraca” si trova attualmente al centro di un’intricata gestione amministrativa.

    Nessuno vuole assumersi la responsabilità di mantenerlo: il consorzio Maracanã S/A, al quale nel 2013 era stata assegnata l’amministrazione dello stadio per 35 anni, ha rifiutato la restituzione dello stesso da parte del Comitato Olimpico brasiliano, che aveva acquistato l’impianto esclusivamente per il periodo dei Giochi Olimpici dello scorso anno, perché la struttura non era più in condizioni ottimali; inoltre, i tentennamenti del governo dello Stato di Rio de Janeiro, indeciso se indire una nuova asta o meno, hanno fatto addirittura desistere dall’acquisto l’unica società realmente interessata, il gruppo francese Lagardère. Come un anziano di cui la famiglia non vuole più occuparsi, perché inutile e ingombrante, il Maracanã sembra essere rimasto solo.

    Ma quale sarà il futuro dello stadio più famoso del mondo?

    Di certo, la volontà espressa già da tempo da uno dei “figli” dell’impianto, il Flamengo, di spostarsi altrove al fine di costruire uno stadio di proprietà – si parla spesso della zona della Gávea, storica sede del club precedente al trasferimento nel Maracanã che fu – rende il futuro dell’impianto ancora più incerto. E la spesa esorbitante che comporta l’affitto dell’Estadio Jornalista Mario Filho per ogni singola partita – emblematica la difficoltà del Fluminense, l’altro “inquilino” del Maracanã, nel reperire fondi per coprire le spese della partita di Copa do Brasil contro il Goiás, a cui hanno assistito “solo” 20 mila persone circa – non spinge evidentemente le due società a proseguire il loro rapporto con il cosiddetto “Templo do Fútebol”.

    Come dimostrano i sold out registrati dal Flamengo nelle tre partite del girone dell’attuale edizione della Copa Libertadores e i 68.165 spettatori del Fla-Flu di domenica scorsa e nonostante la miliardaria ricostruzione messa a punto per il Mondiale 2014, oramai l’impianto che nel 1969 ospitò il millesimo gol di Pelé è considerato solo per le partite che contano.

    Per il resto dei giorni rimane colpevolmente isolato, custode delle memorie calcistiche nazionali brasiliane e dell’intero mondo del futebol che non andrebbe dimenticato.

    Foto copertina ©tropical.fm.br
    Foto Paolo Guerrero ©Goal.com
    Foto seggiolini ©noticiasaominuto.com

    Alex Alija Čizmić

    Alex Alija Čizmić

    El Jefecito. Mezzo italiano, mezzo bosniaco, ma da sempre innamorato dell'Argentina. Ama tutte le lingue di questa terra, ne frequenta abbastanza e sogna un mondo in cui tutti venerino la fratellanza e la multiculturalità. Forse, MondoFutbol è il posto giusto.

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